Domenica 8 febbraio, all'inizio della via cittadina a dedicata alla Memoria dei martiri delle foibe, si è avuta la cerimonia di deposizione della corona di alloro, primo momento che Fidenza dedica alla ricorrenza del Giorno del Ricordo.
La manifestazione ha finalmente ricomposto in un unica cerimonia quella pluralità di momenti che, negli anni precedenti, quasi a significare un modo di porsi di parte verso quella tragedia che si voleva ricordare.
Va rimarcata quindi la presenza accanto al Sindaco Davide Malvisi, al Presidente del Consiglio Comunale Rita Sartori e al Vicesindaco Maria Pia Bariggi, la presenza dell'Assessore Marco Tedeschi, dei consiglieri comunali Davide Rastelli e Daniele Aiello, delle Forze dell'Ordine, delle associazioni d'arma di bersaglieri, alpini ed aereonautica, dell'Ass. Nazionale Combattenti e Reduci, dell'Associazione Nazionale Carabinieri Sezione di Fidenza, delle associazioni del volontariato Croce Rossa e della Protezione Civile, del Comitato 10 Febbraio con i loro labari o bandiere.
Dopo l'esecuzione dell'Inno d'Italia che ha accompagnato la deposizione della corona di alloro, il Sindaco Davide Malvisi ha introdotto così la sua allocuzione:
Oggi ci ritroviamo qui, in via delle Foibe, per il Giorno del Ricordo. Lo facciamo con rispetto e con raccoglimento, deponendo una corona in una strada che abbiamo voluto dedicare alle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata. Non è un gesto formale: è una scelta precisa di memoria, di responsabilità e di consapevolezza.Il Giorno del Ricordo ci chiama a guardare una pagina dolorosa della nostra storia nazionale. Una pagina che per troppo tempo è rimasta ai margini del racconto pubblico, segnata dal silenzio, dalla rimozione o dalla semplificazione. Le foibe e l'esodo forzato di centinaia di migliaia di italiani dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia non sono un capitolo minore della storia del Novecento: sono una ferita profonda, che ha colpito persone, famiglie, comunità intere.
e, concludendo, ha aggiunto:
Come sindaco, sento forte la responsabilità di trasmettere questo messaggio soprattutto ai più giovani. A loro dobbiamo offrire una memoria onesta, non ideologica. Una memoria che non semplifica, che non divide in buoni e cattivi, ma che insegna a riconoscere le conseguenze dell'odio e dell'indifferenza. Ricordare serve a questo: a evitare che ciò che è accaduto possa ripetersi. Oggi, con questo gesto semplice ma carico di significato, rinnoviamo l'impegno della nostra comunità a non dimenticare. Lo facciamo nel nome delle vittime, nel rispetto dei loro familiari, e nella convinzione che una società più consapevole della propria storia sia una società più giusta.Che questo luogo e questo momento ci ricordino, ogni giorno, il valore della dignità umana, della pace e della responsabilità collettiva.
Breve, a seguire, l'intervento del Vicesindaco, Maria Pia Bariggi, che ha ricordato gli altri momenti cittadini dedicati al "Giorno del Ricordo".
Atrettanto brevi i successivi interventi del consigliere comunale Davide Aiello e del referente locale del Comitato 10 Febbraio, Domenico Muollo.
A. Ponzi


Momenti imprescindibili. A mio avviso, sarebbe stata importante anche la presenza di una delegazione di studenti.
RispondiEliminaQuest’anno, per la prima volta, a Fidenza la commemorazione dei Martiri delle Foibe si è svolta in modo unitario. Un elemento tutt’altro che marginale, soprattutto alla luce di quanto avvenuto negli anni passati, quando lo stesso momento di memoria era scandito da una sorta di “staffetta” tra l’Amministrazione comunale e il Comitato 10 Febbraio, ciascuno con una propria deposizione di corona.
RispondiEliminaLa riunificazione di questo momento solenne è stata sottolineata dagli interventi che si sono susseguiti nel corso della cerimonia. Domenico Muollo, nel suo contributo, ha ricordato la tragedia degli italiani costretti ad abbandonare le proprie case e la propria terra, affrontando l’incertezza dell’esilio. Persone che si sentivano italiane, parlavano italiano, portavano nomi italiani e che, per non rinnegare la propria identità, furono obbligate a fuggire con pochissimi averi. Restare avrebbe significato cambiare nome, lingua e giurare fedeltà a un’altra bandiera: un prezzo che, nella storia, l’orgoglio italiano non ha mai accettato di pagare.
È stato poi ricordato il dramma dei treni carichi di esuli che percorrevano le rotaie italiane. Come ha evidenziato Muollo, in molte stazioni quel passaggio suscitava proteste, perché quegli uomini e quelle donne venivano visti come “vinti”. In realtà erano italiani che cercavano solo di preservare la propria identità. A Parma, a differenza di quanto accadde altrove, quel treno ebbe la possibilità di fermarsi: la popolazione parmigiana dell’epoca offrì aiuto concreto, rifocillando bambini e madri stremate dalla fame.
La conclusione degli interventi, rivolta al presente e al futuro, ha richiamato con forza il valore della patria, un valore che non ha prezzo e che nessuno può usurpare o cancellare. Da qui l’invito a trasmettere questa memoria anche nelle scuole, affinché tragedie come quella delle Foibe restino un monito permanente: le guerre non portano mai a una vera riappacificazione, perché dopo ogni scontro le ferite non possono mai dirsi davvero rimarginate.