martedì 19 maggio 2026

La Beata Vergine col Bambino per il "Parocho" di S. Margherita D. Zucchi




    Pittore di “storia tanto sacra che profana”, Carlo Angelo Ambrogio Dal Verme (Borgo San Donnino 1748-1815) si distingue tra i pittori del Settecento fidentino, per lo stile sobrio e misurato e una convinta partecipazione al soggetto religioso. La sua feconda attività - pale d’altare, ritratti, disegni e anche impegnative decorazioni murali - conferma il legame con la tradizione parmense rappresentata da Antonio Bresciani (1720-1777) di cui fu allievo all’Accademia di Parma.[1]

    All’elenco delle opere redatto da Angela Leandri (che ricorda l’amicizia con l'abate Pietro Zani e l’alunnato presso il seminario diocesano fino al conseguimento dello stato clericale), penso si possa aggiungere questo grazioso ovale (cm. 80x60) raffigurante la Madonna col Bambino, fortunosamente ritrovato negli anni 70’ dall’indimenticato parroco di Cabriolo di Fidenza don Otello Terzoni ed entrato successivamente a far parte delle collezioni del palazzo vescovile.

     Il piccolo dipinto (40 x 60 cm.) presenta caratteristiche analoghe a quelle di opere certe, come la Madonna dei Consorziali (o della Misericordia) dipinta nel 1778 per la cimasa dell’ancona dell’altare della omonima cappella in Duomo a Fidenza e la Madonna con i santi Domenico di Guzman e Vincenzo Ferreri del 1790, nella chiesa di San Biagio di Castelnuovo Fogliani di Alseno (Pc).

L’attribuzione al Dal Verme può trovare conferma decisiva nel diario dei lavori dell’artista “Libro di lavori fatti e di spese occorse" che attesta l’avvenuto pagamento per un’ovale dipinto nel 1823 per la chiesa di santa Margherita di Fidenza: 1823 - Per una Beata Vergine col Bambino ovale per il Parocho di S.Margherita D.Zucchi L.150 [2]

Nella stessa antica parrocchiale, vale forse la pena di ricordare, sono presenti opere di altri pittori del Settecento fidentino come: Antonio Formaiaroli e Grisante Casana.[3]

    Quanto all’iconografia del grazioso dipinto bisogna riconoscere che non si tratta di un’immagine convenzionale da venerare passivamente.

Lo sguardo della Madonna velato di malinconia e la piccola croce nelle mani del Bambino sono infatti interpretabili come "Il presentimento della Vergine" riguardo alla futura Passione e morte redentrice del Figlio; questo tema tradizionale che prende origine dall’antica iconografia bizantina della Madonna della tenerezza (Eleousa), doveva essere profondamente sentito dal pittore fidentino. Lo testimonia la Sacra Famiglia dipinta nel 1798 per l’altare dell’oratorio del primitivo ospedale di Borgo San Donnino, dedicata all’Invocazione Gesù, Giuseppe, Maria. oggi visibile presso la cappella del nosocomio di Vaio [4].

 Quest’ultima opera (ispirata come composizione alla Grande Sacra Famiglia di Francesco I, capolavoro di Raffaello, conservato al Louvre[5] ) è infatti incentrata sulla figura  del Bambino Gesù che si affida all’abbraccio materno perché spaventato dalla vista  della croce che tiene nella mano destra: evidenti richiami alla missione redentrice di Cristo sono anche  la mela in mano a Maria e il grappolo d’uva recata da san Giuseppe: si tratta una elaborata rappresentazione simbolica, una delle tanti variazioni sul tema del “Presagio di Maria”, alle quali è ora  possibile aggiungere il  piccolo ovale  commissionato nel 1823 dallo zelante parroco di Santa Margherita l’arciprete don Daniele Zucchi [6].

   Guglielmo Ponzi



Sacra Famiglia dell’altare dell’oratorio del 
primitivo ospedale di Borgo San Donnino (particolare)

[1] A.Leandri, “Carlo, Angelo, Ambrogio Dal Verme.1748-1825”,  Fidenza, 2007”.

[2] Idem, p.160

[3] G. Godi-G. Cirillo, Guida artistica del parmense, Parma,1986, p.80.

G. Ponzi, Nella chiesa di S. Margherita (PR) una tela da riscoprire: S.Antonio e le anime purganti di Grisante Casana, in Il Risveglio, settimanale della città e Diocesi di Fidenza, 11 settembre 2009.

[4] G.Ponzi, Nella Sacra Famiglia del pittore Dal Verme il Bambin Gesù stringe nella mano una croce di   legno che anticipa la sua Passione, in Il Risveglio sett. della città e Diocesi di Fidenza, 9 luglio, 2010.

[5] Molto probabilmente il pittore, incisore e collezionista ha usato come modello una stampa dell’epoca.

[6] Fidentino, parroco di Santa Margherita dal 1808 al 1835: cfr. Dario Soresina, Enciclopedia Diocesana   Fidentina, vol.III Fidenza, 1979. p.1023




1 commento:

  1. Bravo Mino!! Che lunga amicizia: dai primissimi tempi di Italia Nostra.

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