domenica 12 aprile 2026

Mostra Giò Testi, un commento di Mirella Capretti



Mostra Giò Testi


Non mi è facile ridurre ad un commento la mostra "Il mondo di Giò Testi" che ho visto con vero piacere il giorno dell'inaugurazione.
Avevo conosciuto Giò - anch'io, un tempo, raccoglievo francobolli - un fidentino amante della sua Città, ricambiato con grande stima, un personaggio con i baffi, che a suo modo ha lasciato il segno.
Avevo apprezzato la sua indole umana e artistica e il suo estro creativo, in particolare nelle caricature e nei collages di francobolli, credo una sua invenzione.
Ora la mostra mi ha dato la bella occasione di rivedere alcune sue opere e anche i dipinti che non ricordavo.
Così mi è sembrato chiaro che in Giò convivessero tre espressioni artistiche personali, ben distinte e di carattere:
nella pittura, con dense stesure di colori a olio forti e nette, in ampi piani, quasi senza sfumature, e in temi insolitamente diversi;
nella caricatura, con un segno sottile, veloce e deciso, fatto di pochi tratti per racchiudere un aspetto, un atteggiamento, un modo di essere, un mondo interiore;
nel collage, con una meticolosità, una precisione, una costanza, una pazienza uniche per un'esecuzione lenta e accurata, in temi difficili riguardanti in particolare i rilievi e le pitture della Cattedrale di San Donnino, e alcuni scorci di Borgo...


Ai tempi di Giò, in molti si dedicavano con amore alle raccolte: francobolli, monete, figurine...non c'era internet, e la TV era poca...
Anch'io fin da piccola rimanevo affascinata da quei quadratini colorati - con architetture, vedute, personaggi, elementi naturali - che abbellivano cartoline, biglietti, lettere, obliterati con il timbro di provenienza, anche dal paese più sperduto (ora non più).
Quell'amore e quella passione per i francobolli che sicuramente aveva anche Giò; lui, oltretutto, li commerciava; e, sicuramente, ci sarà stato un po' di dispiacere in lui quando - penso io - in negozio, aspettando i clienti collezionisti, gli è venuta la balzana idea di ritagliarli per farne dei collages, insieme alla gioia di dare ad essi una nuova vita, ancora più preziosa.

Lo ricordo nel suo negozietto di Filatelia, là nella discesa, vicino alla pasticceria Oriola, dietro al banco, con la testa china, intento a riprodurre con tanta precisione un angolo di Fidenza o una scultura del Duomo.
Lavoro certosino di mani raffinate, infinito, lungo e complesso, per comporre a chiaroscuro una pittura dell'abside o un'icona, o un rilievo in arenaria, o il particolare di una scultura in calcarenite, con minuscoli pezzettini di carta variopinta e stampata...
Lo rivedo intento a girare e rigirare quei ritagli per raggiungere con l'incastro dei colori e delle scritte l'effetto desiderato.
E la sua gioia quando vi riusciva!
Ricordo, in un certo periodo, la sua ricerca spasmodica di parti bianche che non trovava, risolta poi capovolgendo i pezzi.

Pensando a lui, mi viene in mente l'allora attivo Circolo Filatelico Numismatico del Dopolavoro Ferroviario, con componenti Soci, colti e appassionati - alcuni di loro ritratti in caricatura in mostra - che ogni anno organizzavano una Mostra Filatelica a tema (con collezioni straordinarie), celebrando l'anniversario di un personaggio o di un avvenimento, con Cartolina e Annullo Filatelico apposito...
L'Ufficio Postale di Fidenza aveva l'annullo postale con il disegno del Duomo: per me bellissimo!
Ora per spedire una lettera o un pacco via Posta con il francobollo, bisogna chiederlo espressamente, subito, se no mettono un anonimo timbro, e via, e il nome di Fidenza non risulta più...
Abbiamo perso molto...

Le opere di Giò, non sono per grandi spazi, ma adatte ad una visione intima, da assaporare pezzo per pezzo a distanze ravvicinate, anzi quasi ci si potrebbe accostare, in particolare ai collages, con una lente, per scoprire con curiosità la composizione dei ritagli e, attraverso le scritte, la provenienza da varie parti del mondo dei francobolli usati!
Ci si potrebbe perdere così tra i rivoli sottili e fitti della barba di Giuseppe Verdi o in quelli più ondeggianti di quella del profeta Davide.
Ho immaginato tante volte lo scultore Antelami con martello e scalpello a modellare la pietra,
Qui gli arnesi usati sono diversi, ma c'è lo stesso amore per la perfezione e per rendere al meglio l'immagine, quasi una preghiera...

I figli di Giò, Aldo e Tommaso, all'inaugurazione, hanno offerto un ricco rinfresco ai presenti, anche quello come ai vecchi tempi, molto gradito.

Mirella Capretti

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