lunedì 29 giugno 2026

Il Santuario della Madonna di Careno in un saggio dell'amato Prof. Vito Ghizzoni, Fidentino Benemerito


Il 13 giugno del 2013 il Consiglio Comunale di Fidenza conferiva la cittadinanza benemerita al professor Vito Ghizzoni con questa motivazione: 
«Per il suo impegno nella Comunità fidentina come insegnante, per il suo alto livello di cultura e studioso dell’arte e per il suo costante e appassionato amore per Fidenza, la sua terra e i suoi monumenti.»
Ne abbiamo ampia cronaca nell'articolo "Lino Cassi e Vito Ghizzoni Cittadini Benemeriti" di martedì 11 giugno 2013 dove troviamo anche una breve, essenziale, biografia del nostro professore.

Autore di studi sulla storia medievale e rinascimentale particolare attenzione ha dedicato alla storiografia della dinastia Pallavicino e alla riscoperta del territorio dello Stato Pallavicino, di cui furono capitali Busseto e Cortemaggiore e di cui pure fece parte Fidenza. 
Il suo racconto rifuggiva sempre dalla mera divulgazione della cronaca o dal trarre affrettate conclusioni preferendo l'approccio multidisciplinare inserendo riferimenti e considerazioni artistiche, poetiche e finanche esoteriche. In questo modo i suoi studi risultano particolarmente apprezzati, è il caso di questo breve lavoro estratto dagli atti della "XX RAVENNATENSIA - CENTRO STUDI E RICERCHE ANTICA PROVINCIA ECCLESIASTICA RAVENNATE", che ci conduce all'estremità sudorientale della diocesi. Appena oltre, 1500 anni fa, fiorì la cultura longobarda di Varsi e della Val Ceno!
Ambrogio Ponzi

 

Vito Ghizzoni


Il Santuario della

Madonna di Careno


IL SANTUARIO DELLA MADONNA Dl CARENO
ATTRAVERSO I SECOLI
(DAI LONGOBARDI Al GIORNI NOSTRI)

 

Canto (sottovoce e maldestramente) le prime note di quel "Cantamaggio"  antichissimo e forse trobadorico — che potrebbe risalire a Bernardo Pallavicino, marchese di Pellegrino, vissuto nel XIII secolo. Bernardo di Guglielmo (+ 1217) era fratello di Oberto, detto poi il Grande (+ 1269). Mentre su Oberto (Vicario Imperiale di Federico II) la bibliografia è copiosa, scarseggiano, invece, le notizie su Bernardo, chiamato comunemente "il Trovatore".
Notevole è, tuttavia, il profilo tratteggiato da Fra Salimbene nella sua Cronaca: "Pulcher homo et solatiosus et cantionum inventor". Se tutte le musiche del Trovatore sono perdute, potrebbe essere rimasto il motivo musicale (sapido e lieto) unitamente a quelle parole, in dialetto pellegrinese, cantate ancora — il 1° di Maggio — fino agli anni '20 del secolo scorso

L'é é chi in co' dal mont
l'é vistì ch'al pèr un cont... [i]

Scrivevo nel '70[ii] dopo la lettura de "Il monte S. Cristina"- aureo libretto del Compianto Mons. Angelo Micheli, parroco di Pellegrino ed appassionato di studi storici (Parma, La Bodoniana 1926): "Bellissime le immagini del Maggio che si diparte dall'Aprile, Maggio vestito come un conte che ha "tre coste da passare e tre fanciulle da salutare" (allusione, aggiungo ora, all'antico nome di Careno sex caro coronum?)

Ammirevole l'ultima strofa:

O bello venga Maggio!
L'erba, la foglia la ven con gran doglia…
Dio lo voglia
e lo faccia ritornar!

Nella storia del santuario di Careno attraverso i secoli, e del monte S. Cristina alle falde del quale il santuario è costruito, si intrecciano mirabilmente il filone popolare e quello storico (direi addirittura "aulico") a cominciare dal citato "Cantamaggio" e dal distico che — nell'ultima trascrizione del 1728 — campeggia sull'architrave della porta di ingresso al santuario:

MILLE JERANT QUINGINTA MINUS SEX ORDINE MESSIS
DUM FIERI HANC MOLEM MAGNE GHIRARDE IUBES [iii]

L'anno di fondazione della solida ed elegante costruzione potrebbe essere, dunque il 1044. Un decennio dopo quel 1034 che sta nella lapide mortuaria di Adalberto (Castione di Fidenza)?[iv]
Il distico è di notevole bellezza. Canta l'evento memorabile della "grande mole" che sorge mentre si avvicendano le messi.
Esalta il grande Gherardo, che l'ha voluta.
Ma non ci è dato purtroppo conoscere elementi storici precisi per determinare sia gli anni in cui sorse lo splendido santuario sia i costruttori.
Sempre oggetto di grandissima e commovente venerazione attraverso i secoli e da parte di folle innumerevoli — soprattutto il 15 di agosto — la "Madonna di Careno", considerata Celeste Protettrice dei malati di mente e dei bambini. (Le categorie di persone più deboli e indifese).
Dal "Libro dei censi e delle memorie" si hanno notizie: di grucce abbandonate (da storpi improvvisamente guariti) come il "garzoncello" della famiglia Cornazzani di Pellegrino; di malati di mente rinsaviti; di offerte generose, anche da parte di povera gente; di doni preziosissimi di famiglie notabili.
E, da vecchie cronache, note di colore per l'anno 1842, quando confluirono in Careno oltre 30.000 persone e nove bottiglieri vendettero quasi tre Mezze di vino ciascuno, pari ad ettolitri 80.
Così — dal 1839 al 1847 — non essendovi ancora in Pellegrino la stazione di Gendarmi li si chiamava da Borgo San Donnino e questi erano coadivuzti da volontari) del luogo. Tutti comandati da Fiorenzo Ampollini, il Tamburino di Napoleone!
Ma, accanto all'umile venerazione popolare, non mancò la devozione di personaggi illustri come il cardinale (Grande elemosiniere di Lombardia) Giulio Maria della Somaglia nel 1831. [v]
Non mancò neppure, a fine '800, un pellegrinaggio, a piedi, dei seminaristi di Borgo San Donnino.
Ultimo nel tempo, umile ed illustre insieme, p. Edoardo Spiessens, francescano cappuccino (Bornem del Belgio 4 luglio 1914- Fidenza 4 marzo 1999) vissuto in odore suavitatis.
Questi — per molti anni — si portò a Careno il 16 agosto (sagra di San Rocco in Pellegrino, dopo la festa dell'Assunta). Celebrata la S. Messa, p. Edoardo si recava — in francescana letizia — a visitare quegli anziani e malati del luogo, che lo accoglievano con somma gioia. I superstiti lo ricordano, e lo ricorderanno sempre, con infinita riconoscenza.
Bellissimo esempio — infine — di devozione popolare e, insieme, di meditata e dotta deferenza, la "Nuova" chiesa parrocchiale di San Giuseppe in Pellegrino (1915-1927), dovuta soprattutto alla generosità e all'entusiasmo di mons. Angelo Micheli, sopra ricordato (Fig. 1).

La nuova, grandiosa chiesa (su disegno dell’architetto Tancredi Venturini) rielabora all'interno (e soprattutto nella facciata) la sobria e scattante tipologia di Careno (fig. 2).
Termino con una carrellata epigrafica di singolare bellezza.
Nella Tabula alimentaria di Veleia (epoca traianea) compare, per la prima volta, il pagus carigenus e quindi — in assoluto — il nome antenato di Careno!
Trasformato poi nel medioevo e fino al '700 in sex caro caronum (o sex carus caronum). 

Figura 1 - Chiesa parrocchiale di S. Giuseppe in Pellegrino

Ai primi del '900 si rinvenne nel santuario l'epigrafe in arenaria

STEPHANUS 111
P.M.
IN. DESDER. LANGOB. REGE
RECTORI TEMP. CARENI
DIGNITATEM
ABB. MITRATI IN PERPET.
CONTULIT ([vi])

 Autentica? Apocrifa? ... Ardua la sentenza! Stefano III fu Papa dal 768 al 772. Desiderio regnò dal 757 al 774. Non esisteva, però, in quel tempo la dignità di Abate Mitrato. I caratteri epigrafici dimostrano che l'attuale epigrafe potrebbe essere rifacimento di una più antica scritta.
Altre due "versioni" per l'epigrafe che data poeticamente la costruzione del santuario:

JAM MILLE JERANT MINUS SEX ORDINE MESSE
DUM FIERI HANC MOLEM MAGNE GERARDE IUBES
(l’anno sarebbe dunque il 994 e il costruttore un Gherardo non altrimenti noto)

BIS CENTUM
MILLE JERANT MINUS SEX ORDINE MESSES
DUM FIERI HANC MOLEM MAGNE GERARDE IUBES
(anno, 1194)

Infine, bella come e forse più di una epigrafe, la frase del vescovo di Parma mons. Francesco Magani nel decreto che erige a Santuario la Chiesa di Careno 29 genn. 1902):

ANTIQUA CONSTITUTIO
ANTIQUA VENERATIO
POPULARIS FIDES GRATIARUM EFFUSIO

Suggello sapiente a tanti secoli, ora luminosi ora oscuri, a tante vicende, ora note ora sfuggenti


NOTA BIBLIOGRAFICA

 

Molto interessanti, per le vicende del santuario, l’opera del gesuita tedesco – Wilhem GUMPPENBERG (1609-1675). Atlas marianus sive de imaginibus deiparaeper orbem christianiummiraculosis, (ed. Georg Hanlin). Traduzione ital. Di Giambattista Maggia e Agostino Zanella, Verona, Sanvido, 1843). Cita il miracolo del “garzoncello” Cornazzani e presenta la bella immagine della Madonna (fig. 3)
- Sac. Egidio GUERRA, Cenni storici di Careno e del suo Santuario, Prefaz. Di Paolino Vasoli, Parma, Fiaccadori 1902. (“Nella faustissima circostanza dell’erezione a Santuario Mariano, lavoro improbo la difficoltà d’aver notizie in proposito”) Lavoro – aggiungiamo noi cent’anni dopo – felicemente condotto!

- Mons. Angelo MICHELI, Pellegrino sacro (nella faustissima circostanza della inaugurazione della nuova Chiesa Parrocchiale, 25 settembre 1927).




Figura 2 - Careno


Figura 3


* Estratto da: XX RAVENNATENSIA - CENTRO STUDI E RICERCHE ANTICA PROVINCIA ECCLESIASTICA RAVENNATE

 

[i] " Traduzione: "E qui in capo al monte / vestito come un conte".

[ii] V. GHIZZONI, Antologia della letteratura pallavicinia, in "Parma nell'arte" n. 2, 1970. Ristampa: Parma, La Nazionale 1971.

[iii] Traduzione letterale: "Mille erano passati cinquanta meno sei nell'ordine della messe / mentre o grande Gherardo / comandi che sia fatta questa mole"

[iv] Vexata quaestio quella dell'identità di Adalberto (comunemente chiamato del Baden) che venne in Italia nel 960 quale Vicario imperiale di Ottone I, che ebbe in feudo Careno e Pellegrino nel 981, e quindi sarebbe morto in tarda età se nel 1034 0 di Adalberto stesso che chiameremo I e di un nipote che chiameremo Adalberto II. Dopo gli studi di quei due "colossi" che furono Ludovico Antonio Muratori e Goffredo Guglielmo Leibnitz, Adalberto I può essere considerato il progenitore degli Obertenghi (Pallavicini e Pallavicini, Malaspina, Hannover, Estensi) e per questo si poté celebrare in Roma—nel 1960 — quel "Millenario Obertengo" (palazzo Pallavicini al Quirinale) che terminò con l'indimenticabile Udienza di Papa Giovanni in Vaticano.

[v] ARAM HANC / VETUST. CORRUPTAM / JUL MARIA CARD. EPISCOPUS / DE SOMAGLIA -SERE SUO REFECIT. A. MDCCCXXI (Nell’anno 1821 il Card. Vescovo Giulio Maria della Somaglia riedificò a proprie spese questo altare) - iscrizione nel santuario.


[vi] Traduzione: "Stefano III, Pontefice Massimo, ad istanza di Desiderio, Re dei Longobardi, conferì in perpetuo al Rettore della Chiesa di Careno la dignità di Abate Mitrato".

1 commento:

  1. Ricordo con grande stima ed affetto il prof. Ghizzoni, dal quale ebbi consigli per la Tesi e che andavo a trovare sempre volentieri.

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