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| Figura 1 |
Non lo sapevo.
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| Figura 2 |
Ho trovato l’indicazione in una pianta originale della Città di autore anonimo, segnata “Rilievo del 1779” (collezione privata), dove gli edifici maggiori sono numerati (f. 3) e ad ogni numero corrisponde una didascalia (f. 4) riportata in calce.
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| Figura 3 |
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| Figura 4 |
Sicuramente il luogo era conosciuto e frequentato dal Nostro, dopo che dalla Rocca, dove il duca Ferdinando I di Borbone gli aveva riservato un appartamento, si era trasferito dagli Agostiniani di San Pietro, sede della Sottoprefettura, in alcune stanze concessegli per l’amicizia con Napoleone stesso e i suoi amministratori.
In quegli anni nella Chiesa di San Pietro vi officiavano otto religiosi. È qui, che il vescovo Sanvitale ricorda e loda Zani, che si recava alla sera in preghiera e baciava la sacra pietra di ogni altare, in una lettera che accompagna la restituzione di un suo ritratto al Seminario di Borgo.
…
Ecco il pretesto per ricordare Don Pietro Zani: oggi infatti, 4 settembre, è il giorno della sua nascita, 278 anni fa.
Credo che Fidenza, l’antica Borgo San Donnino, debba molto a questo suo concittadino.
Per cui mi ripeto, intingendo dal volume L’ABATE DON PIETRO ANTONIO MARIA ZANI FIDENTINO Autore dell’Enciclopedia Metodica Critico-Ragionata delle Belle Arti, che considero mio, in quanto vi ho lavorato per sei anni.
Il testo, comunque, ricalca e approfondisce una precedente edizione nata a quattro mani, in una estate, con il Preside Paolo Mesolella, cui esprimo sempre gratitudine. Il Docente, di Caserta, infatti, grande estimatore dell’Abate, tanto fece per convincermi a scrivere la vita del personaggio per gli alunni della Scuola a lui dedicata.
Pietro, di umili origini, figlio di una lavandaia e di un sarto, perse il padre a sette anni.
Con il lascito testamentario di Enrichetta d’Este, dopo venti anni al suo servizio, continuò gli studi e fu ordinato sacerdote, ma per sopraggiunta grave sordità non poté avere una parrocchia.
Si dedicò così allo studio dell’arte incisoria, allora in gran voga.
Girò a piedi in Italia e in Europa per documentarsi sulle stampe originali in particolare, visitando collezioni pubbliche e raccolte private, lavorando con passione e una fatica immane, tutta la vita, per realizzare un’Enciclopedia d’Arte.
Ritrovò a Parigi la prima stampa su carta da matrice di metallo, italiana, e ne difese con documentazione il primato, contrastato dai Tedeschi.
Considerato il più grande esperto di incisioni dell’epoca, la sua Enciclopedia, rimasta in massima parte manoscritta, meraviglia ancora oggi gli studiosi che la definiscono “il più diretto precedente di un catalogo di stampe contemporaneo” (R: Cristofori).
Fidenza, amata patria di Zani, non possiede, purtroppo, la serie completa dei ventotto volumi dell’Opera pubblicati (su un centinaio) dalla Duchessa di Parma Maria Luigia, sia nella Biblioteca Diocesana del Seminario Vescovile (alcuni tomi, non ben mantenuti, di tre edizioni diverse), sia nel Fondo Antico della Biblioteca Civica “Leoni” situata nel Palazzo delle Orsoline (quindici tomi).
Nello stesso Palazzo, il Museo del Risorgimento conserva il profilo del Nostro delineato con grande finezza dal novarese Damiano Pernati Petrus Zani Fidentinus (f. 5): “Dam. Pernati ad vivum del.t et inc. Romae”.
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| Figura 5 |
L’incisione a bulino è un ricordo del soggiorno romano del 1794, su cui ci riferisce un autore fidentino di fine 1800, Alessandro Toscani:
“Non parlerò poi di tutti i prelati ed artisti che ambivano alla sua amicizia, bastando ricordare l’immortale Canova, la pittrice Angelica Hauffmann, l’incisore Pernati (che gli presentò una lastra sopra cui gli aveva inciso il ritratto)”.
Il Museo, nella sua ragguardevole raccolta, conserva anche una sua copia speculare dell’incisione di Parmigianino: La deposizione di Cristo nel sepolcro (f. 6), (copia della prima di due versioni realizzate dal pittore).
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| Figura 6 |
Una lettera di Vitali all’Abate (4 settembre 1788), ci informa che don Pietro ebbe tra le mani la stampa del “Sepolcro di Cristo del Parmegiano” (A. Leandri 2006). Forse risale a quel periodo la sua prova d’incisione che, benché unica, lo consacra non solo come dilettante, ma anche come artista.
Tra le tecniche di calcografia, l’incisione era quella più amata da Zani, ed è stata oggetto continuo delle sue ricerche. Consiste in una stampa in nero su carta bianca ottenuta da una lastra di metallo incisa e inchiostrata.
Nella collezione di Massimiliano Ortalli, ora in Palatina a Parma, esistono una prova e una controprova della stessa entro battuta di lastra vergine. Questo a dimostrazione ulteriore dell’amicizia e della stima del collezionista parmense, che ha onorato l’Abate - cimentatosi con l’acquaforte al pari di altri grandi eruditi e studiosi dell’arte incisoria del tempo (Bartsch, Strutt, Denon) - collocando le sue prove insieme all’originale di Mazzola, nei ricchi volumi in folio della propria raccolta (R. Cristofori 2005). La copia dimostra una sorprendente e raffinata vena artistica e una conoscenza tecnica da esperto.
L’Abate era rimasto affascinato dalla Deposizione di Parmigianino che così descriveva: “vi sono tre discepoli, le cui teste sono superbissime e degne di un cameo”.
All’epoca il modello era ritenuto da celebri conoscitori - come il francese Pierre-Jean Mariette (1694-1774), collezionista, incisore e autore di un Abecedario - di Guido Reni; ma il Nostro sicuro siglò:
Parmigianino del. et sculq. [sic] D. Pietro Zani imit.: “Parmigianino delineò e incise Don Pietro Zani imitò”.
Attribuzione mai più smentita e tuttora in vigore (A. Leandri 2006).
Emergeva quindi come conoscitore, termine molto di moda a quel tempo: “connoisseur” dall’ Encyclopédie di Diderot e D’Alembert.
“Non si può mai essere un perfetto conoscitore di Pittura senza essere Pittore; ed è molto raro che un Pittore sia un buon Conoscitore. Questo esempio è valido per qualsiasi arte, non solo per la Pittura, con lo stesso risultato”.
Il Museo del Risorgimento di Fidenza conserva pure un perfetto esemplare di torchio a caratteri mobili in piombo e in legno. È del 1860 ed è stato donato dal commendator Benito Mattioli, quindi non è contemporaneo dell’Abate, ma simile a quello usato per la stampa della sua Enciclopedia.
Fidenza 4.09.2026 Mirella Capretti






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