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| Fidenza: aggiungi un rischio ambientale a un altro! |
Nella terra del Parmigiano Reggiano e del Culatello, i cittadini rischiano di perdere quasi 20 ettari di suolo, con una trasformazione del territorio che diventerà meno fruibile per la presenza di nuovi insediamenti caratterizzati da elevato rischio ambientale. Un polo di stoccaggio chimico di 200 mila mq, un impianto di biometano e un elettrodotto Terna: i progetti si sviluppano nella campagna intorno al torrente protetto dello Stirone.
di Maria Grazia Bonfante (Salviamo il Paesaggio Cremona)
L’impianto di produzione biometano
Il biometano è pianificato per sorgere sui terreni agricoli adiacenti a Strada Granella. L’area d’intervento occupa specifiche particelle agricole che si trovano a ridosso della strada e dei canali di bonifica della zona rurale nord di Fidenza. L’accesso carrabile per i mezzi pesanti e i conferitori delle biomasse (reflui zootecnici e sottoprodotti) è progettato per immettersi direttamente sulla carreggiata di Strada Granella.
Il polo stoccaggio chimico
Il polo di stoccaggio di prodotti chimici e sanitari è strettamente legato al progetto di ampliamento logistico dell’insediamento di H. Essers Italia S.r.l. a Chiusa Ferranda. Occuperebbe un’estensione di circa 200 mila mq. di terra! Le sostanze chimiche stoccate faranno ricadere l’impianto nella disciplina degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante (Direttiva Seveso di soglia superiore)!
L’elettrodotto Terna
Le distanze minime di sicurezza tra un impianto di biometano e le linee elettriche aeree ad alta tensione di Terna sono regolate in Italia da un incrocio molto rigido di norme: il D.M. 16 aprile 2008 (e successive integrazioni antincendio per il biogas) e le norme tecniche CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano). La legge non si limita a imporre un’unica distanza, ma calcola lo spazio minimo in base al tipo di pericolo (incendio, caduta tralicci o esplosione). Fascia standard e Aree ATEX, zone con pericolo di esplosione.
Le zone con possibile presenza di atmosfere esplosive (attorno a valvole di sovrapressione, torce o gruppi di upgrading) non possono assolutamente intersecare la proiezione verticale dei cavi dell’alta tensione, né la loro area di oscillazione massima causata dal vento.
Le norme CEI impongono il principio della “distanza di caduta”. In caso di evento atmosferico estremo o cedimento strutturale, un traliccio Terna che cade non deve poter colpire le parti critiche del biometano (es. le cupole dei digestori, che contengono migliaia di metri cubi di gas pronti a incendiarsi). Pertanto la distanza minima tra il piede del traliccio e il perimetro dei serbatoi di gas dev’essere pari o superiore all’altezza massima del traliccio stesso (che per le linee strategiche a 380 kV può superare i 40-50 metri d’altezza).
Distanze per mezzi in movimento e soccorsi
Nelle aree sottostanti o adiacenti ai cavi dell’alta tensione (zona di servitù), è vietato il transito o la sosta di mezzi pesanti con carichi che superino determinate altezze (es. bracci meccanici, gru per la manutenzione dei digestori o scale dei Vigili del Fuoco). Il rischio è quello d’innesco di un arco elettrico attraverso l’aria, anche senza il contatto diretto con il cavo.
Nelle verifiche tecniche per il progetto di Sensibile S.r.l., ARPAE e i Vigili del Fuoco devono sovrapporre le planimetrie: se la distanza calcolata tra un digestore (o la torcia di sicurezza) e la linea Terna risulta inferiore a queste soglie normative, il progetto non può ricevere il parere favorevole antincendio, a meno di drastiche modifiche nel posizionamento delle strutture (layout dell’impianto) o della rinuncia a parti del terreno!
Il Regolamento europeo sul Ripristino della Natura è già in vigore!!
È quindi necessario che, nell’esame delle varianti e dei diversi progetti previsti nell’area di Fidenza, venga valutata anche la loro coerenza con gli obiettivi del Regolamento (UE) 2024/1991, con particolare attenzione agli ecosistemi di acqua dolce, alla continuità ecologica e alla connettività degli habitat.
Le tutele ambientali non possono essere ridotte
La tutela dell’ambiente rappresenta un interesse primario e la giurisprudenza costituzionale ha più volte ribadito che i livelli di protezione ambientale stabiliti dalla normativa statale non possono essere abbassati dalle Regioni.
Ogni scelta urbanistica, che comporti la trasformazione di territorio agricolo o la riduzione di elementi di valore ambientale, deve quindi essere accompagnata da una valutazione rigorosa degli impatti, delle alternative possibili e degli effetti cumulativi degli interventi.
Maria Grazia Bonfante (Salviamo il Paesaggio Cremona)




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