Testimonianza
Con queste le parole l'Arciprete di Castelvetro Piacentino-San Giuliano, don Franco Chiusa, (1880-1963) rispondeva alla richiesta di perorare, a guerra finita, la causa del Tenente Michele Lombardo, comandante locale delle brigate nere, uno dei responsabili della individuazione delle vittime.
Questo il racconto-testimonianza di Franco Chiusa:
"I tedeschi si erano accampati a San Giuliano nella Villa Cattadori, e nella vicino Castelvetro, come verso Villanova. All'ingresso del podere Colombarone vi erano due pioppi e su di essi nel 1954 si potevano ancora vedere i ferri di una scala che serviva da vedetta. Nelle scuole di San Giuliano c'erano i fascisti che tenevano prigionieri nelle cantine persone rastrellate in diversi paesi, perché sospettate di essere legate ai partigiani o per avere in mano strumenti di vendetta e rappresaglia. Mi hanno detto che una parte dei prigionieri provenivano da Caorso."
"Non so quanto tempo sia durata la prigione nelle cantine delle scuole. Dalle finestre i prigionieri chiedevano pane, sigarette ecc... e don Franco mandava a comperare quanto occorreva, poi il curato don Amilcare Daracchi si serviva dei bambini per buttare la roba dai finestrini della cantina delle scuole. Un giorno non si sono più né visti né sentiti i prigionieri. Si seppe poi che, in risposta ad un attacco dei partigiani, i tedeschi, in accordo con il Tenente Lombardo, avevano prelevato questi prigionieri e li avevano fucilati tre a tre per un totale di quindici persone a Carzole di Coduro, vicino a Fidenza (due dei quindici in modo rocambolesco si sono salvati)."
Nel resoconto viene quindi chiaramente indicato il nome del tenente delle SS di S. Giuliano di Castelvetro Michele Lombardo (1) come uno dei responsabili dell'individuazione delle vittime scelte in preparazione di una lista stilata dal tenente della X MAS Giuseppe Pasini (2) e quindi supervisionata dal maresciallo Domenico Maroder (3).
NOTE
(1) Michele Lombardo fu giudicato nel marzo 1948 dalla Corte di assise di Bologna che ritenne l'ex tenente colpevole condannandolo a 18 anni di carcere, 12 dei quali furono condonati grazie alle amnistie(2) Giuseppe Pasini arrestato nell'autunno del 1945 viene processato, per questo ed altri delitti e, il 28 febbraio 1946, condannato a morte. Il 22 ottobre del '46 la cassazione annullò la sentenza per vizio di forma. Il processo fu rifatto nel febbraio 1947 a Bologna e la pena capitale fu commutata a trent'anni di carcere, ridotti a venti per il beneficio del condono.(3) Domenico Moroder fu processato a Lucca nel 1951 accusato di una pluralità di reati (stragi) commessi principalmente in Toscana. Tra i capi di imputazione anche quello di essere stato, a Piacenza, parte attiva nella individuazione dei partigiani in questo ed altri eccidi. Fu condannato al massimo della pena. L'ergastolo sarà poi commutato a trent'anni di reclusione.
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