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venerdì 13 febbraio 2009
Città, territorio e buone intenzioni

giovedì 5 febbraio 2009
venerdì 30 gennaio 2009
Stop Al Consumo di Territorio: Comunicato Stampa 28/1/2009

Almeno 300 persone (provenienti da Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Veneto, Friuli, Toscana) hanno affollato lo scorso Sabato 24 Gennaio il piccolo Comune di Cassinetta di Lugagnano (Milano), sede del primo incontro/assemblea nazionale di “Stop al Consumo di Territorio”, neonato Movimento nazionale di opinione per la difesa del diritto al territorio non! cementificato, costringendo gli organizzatori a trasferire all’ultimo minuto l’appuntamento dalle contenute mura del Municipio lombardo ad una più ricettiva sala congressuale adiacente. E ad attrezzare una diretta web in grado di ampliare l’abbraccio della “prima volta” al maggior numero di quegli oltre 3.000 cittadini e cittadine che si sono sin qui riconosciuti nello spirito del “manifesto nazionale” proposto dal Movimento spontaneo, tanto da sottoscriverlo e da considerarlo il primo necessario passo per un’azione congiunta (territorio per territorio, municipio per municipio …) verso una diversa gestione delle risorse naturali e sociali essenziali per la nostra esistenza ! quotidiana.
Difficile sintetizzare in un breve comunicato l’ampiezza degli oltre 40 interventi che si sono succeduti nell’appassionata assemblea, comunque visibili nella registrazione al seguente link http://www.facebook.com/l.php?u=http://domenicofiniguerra.wordpress.com%2F2009%2F01%2F24%2Fstop-consumo-di-territorio%2F
Che hanno messo in evidenza quanto sia ormai diffusa la consapevolezza generale sulla conclusione di quella fase storica per il nostro Paese che ha riposto una parte consistente dello sviluppo economico nel consumo di nuovi terreni vergini e agricoli ed il superamento dell'equazione &ld! quo;maggior consumo di territorio = maggior sviluppo”, affermando l'alternativa: ovvero che l'attuale patrimonio edilizio esistente (se adeguatamente gestito) può soddisfare ampiamente le esigenze abitative e produttive del paese e contribuire così alla maturazione di una coscienza dei limiti fisici del territorio ...
“Stop al Consumo di Territorio” è un Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato: un percorso che si è avviato nel mese di Settembre dello scorso anno per opera di un gruppo di cittadini e cittadine residenti in quella sorta di “macroregione” piemontese che è la zona delle colline vitate di Roero-Lan! ghe-Monferrato (terri torio che si è recentemente candidato al riconoscimento Unesco quale “patrimonio dell'umanità”) e che si è quindi “naturalmente” incontrato con l’esperienza importante in atto a Cassinetta di Lugagnano, primo Comune d'Italia ad essersi dotato di un piano regolatore a "crescita zero". La testimonianza concreta del Sindaco del piccolo Comune milanese, Domenico Finiguerra, ha offerto la spinta necessaria a rendere pubblica l’idea di dar vita ad un Movimento di opinione e passare, quindi, dall’utopia alla realtà possibile.
Poco prima del Natale 2008, il “passaparola” spontaneo della rete web ha diffuso il testo della bozza di “manifesto ideologico” e generato l’avvio automatico di una campagna nazionale, nata davvero sotto i migliori auspici, come dimostra la partecipazione calorosa all’assemblea del 24 Gennaio.
In poche settimane alla Campagna nazionale hanno aderito oltre 3.400 persone attraverso il gruppo e la causa aperte su F! acebook, oltre 1.400 persone attraverso l’adesione on line sul sito della campagna e oltre 100 tra Associazioni, Comitati, Gruppi organizzati.
Tra essi, Urbanisti, Architetti, Giornalisti e Divulgatori scientifici, Amministratori pubblici, Ambientalisti, semplici cittadini …
Ed è solo l’inizio. Il 7 ed il 14 Feb! braio, infatti, si terranno le prime due assemblee pubbliche a livello territoriale: ad Asti e ad Alba (Cuneo); due incontri che consentiranno di calare sul piano locale la portata del messaggio contenuto nel manifesto nazionale del Movimento ed iniziare a definire i passi concreti, le buone “azioni” per scuotere l’opinione pubblica e sollecitare il “coraggio” di Sindaci, Giunte e Consigli comunali che vogliano imitare Domenico Finiguerra e l’amministrazione di Cassinetta di Lugagnano nel rivedere il proprio piano regolatore secondo la progressiva prospettiva della “crescita zero”.
Nell’assemblea del 24 Gennaio proprio questo è stato il punto nevralgico iniziale da cui si è scelto di partire per sviluppare l’intero percorso del Movimento di opinione: sollevare la richiesta ufficiale dei cittadini ai loro amministratori - a livello di ciascun Comune italiano – affinché si sospendano i piani regolatori, le lottizzazioni in corso, le varianti in discussione ecc. e si provveda ad una necessaria e non più rinviabile opera di censimento del patrimonio edilizio esistente e sulla base di quei dati (misurati in termini di metri cubi cementificati, di abitazioni vuote e di capannoni abbandonati ovvero non occupati da attività), riconsiderare ogni tipo di pianificazione futura.
Intanto, singoli cittadini e gruppi iniziano ad organizzarsi in ogni area del nostro “Bel Paese” e la cultura del Territorio diventa il nuovo metro per misurare il nostro futuro …
Per maggiori informazioni:
giovedì 29 gennaio 2009
La rimozione dei "detriti" delle mura medievali.
- è stata data comunicazione dei lavori alla Soprintendenza e sono stati autorizzati?
- l'indebolimento delle strutture è ritenuto ormai inarrestabile tanto da ritenere non necessaria alcun ripristino delle zone più disastrata?
- perchè non viene dato seguito alle segnalazioni di degrado del "parco archeologico" di piazza Grandi?
- che fine faranno i materiali asportati? Puliti e ricollocati? Puliti e venduti o comunque riutilizzati altrove?
mercoledì 28 gennaio 2009
Fidenza periferia nord
lunedì 12 gennaio 2009
sabato 3 gennaio 2009
Nuovi terragli: marchio e pensiero debole
"Il progetto viene denominato tecnicamente con il titolo “Nuove centralità urbane: il nodo stazione come ampliamento dell’area centrale di Fidenza” ma, nella volontà degli amministratori e dei fruitori dell’area, sarà identificato con il nome “I NUOVI TERRAGLI” nell’intento di mantenere vivo un valore urbano e un ricordo, nel segno di una trasformazione qualificata.
Per sostenere e rendere abituale questa identificazione è stato predisposto un marchio d’area urbano che, nelle sue linee grafiche, rappresenta gli obiettivi e i contenuti dell’intervento.
Il marchio raffigura le “torri” che sorgeranno sul perimetro, con le loro caratteristiche di leggerezza architettonica, segno di una forte riqualificazione del quartiere orientata ad una nuova fruizione degli spazi urbani; alla base delle “torri” viene rappresentato il terraglio, tramite una linea che si confonde con l’orizzonte.
Il marchio d’area urbana, oltre a favorire l’identificazione del futuro quartiere, costituirà l’elemento con cui verrà realizzata una costante e coerente comunicazione dello sviluppo del progetto.
L’ Amministrazione Comunale intende infatti comunicare correttamente alla popolazione le scelte operate, facendosi garante della trasparente gestione di tutto il progetto, della qualità esecutiva dell’intervento, del monitoraggio degli impegni sottoscritti tra i vari partner con particolare attenzione al rispetto della tempistica."
venerdì 2 gennaio 2009
Stirone, progetto contro l’erosione
mercoledì 31 dicembre 2008
mercoledì 17 dicembre 2008
Palazzo Bellotti: malurbanismo in Piazza Duomo
martedì 16 dicembre 2008
Palazzo Arzaghi: 1992 Il provvedimento ministeriale del 25 agosto 1992

Il palazzo sorge all'inizio di Via Frate Gherardo, nel punto in cui la stretta strada sbocca su Piazza del Duomo e quindi a pochi passi dall'eccezionale monumento romanico-antelamico, e ai sviluppa per tutta la larghezza dell'isolato nel quale è inserito, prospettando con il suo fronte posteriore su Via Romagnosi, ovvero su quella direttrice viaria che oggi corrisponde alla linea degli antichi "terragli", le fortificazioni medioevali di Borgo San Donnino (antica denominazione di Fidenza) costituita da mura e terrapieni, le quali perdurarono fino al 1575, quando i Farnese dotarono la città di un nuovo e più ampio sistema difensivo.
L' impianto plani-volumetrico del Palazzo Arzaqhi riflette i caratteri tipici dell’edilizia civile del sec. XVI. La pianta, compatta, ha forma pressoché quadrata; ad essa, sul fronte posteriore è aggregata una torretta angolare coronata da robuste mensole in cotto, la quale pare costituire la rielaborazione di una più antica torre appartenente alle fortificazioni medioevali. Inoltre, il palazzo si sviluppa su due piani fuori terra, oltre il sottotetto e lo scantinato, il quale occupa tutta l'area dell'edificio e che parrebbe essere stato ricavato scavando nel massiccio basamento delle mura urbane medioevali, a testimonianza anche di un magistero costruttivo tipico dell'epoca rinascimentale.
La facciata principale su Via Frate Gherardo, oggi in mattoni faccia-vista, ma fino a non molto tempo fa intonacata, come mostrano i lacerti di intonaco ancora visibili, si presenta come una sobria quinta continua appena interrotta dalla bucature delle finestre rettangolari, disposte su quattro assi, e dal portone d’ingresso, centinato. Nessuna decorazione particolare, ad
eccezione delle due terminazioni a bugnato che "chiudono" da un lato e dall'altro la facciata,e di una cornice che corre sopra i finestrini del sottotetto.
Il fronte posteriore, invece, appare più ricco e articolato, sebbene le originarie caratteristiche architettoniche siano state in parte mdificate nelle epoche successive. Nella sua primogenia configurazione, infatti, esso presentava per tutta la sua lunghezza al piano terra un portico ad archi a tutto sesto e copeerto con una serie di volte a crociera su pianta pressochè quadrata, e, al primo piano, un loggiato, anch’esso ad archi a pieno centro sorretti da pilastri in mattoni. Sia la loggia che il portico (ad eccezione delle ultime due campate) risultano oggi tamponati con muri, al centro dei quali si aprono semplici finestre o porte, ma di entrambi sono ancora perfettamente leggibili la struttura e gli elementi formali.
Infine, completano la parte posteriore la già citata torre d'angolo, che al suo interno contiene la scala a due rampe del palazzo, e una piccola area verde, oggi incolta ma un tempo certo un grazioso giardino, la quale è separata dalla Via Romqnosi da un alto muro in mattoni interrotto da una cancellata affiancata da pilastrini.
L'interno del palazzo, organizzato distributivamente sull'asse del lungo corridoio che dal portone d'ingresso conduce al portico posteriore, conserva ambienti di grande interesse, ancora sufficientemente integri. Secondo la classica disposizione costruttivo-tipologica dell'edilizia civile dei sec. XVI-XVII, le sale al piano terreno si presentano prevalentemente coperte con le tipiche volte a crociera o a padiglione unghiato dalla forma assai armoniosa, mentre al piano primlo si riscontrano sale con soffitti lignei a cassettoni con travi, travetti e assito, la cui tipologia e i cui modi costruttivi si apparentano strettamente ad analoghi esempi in alcuni palazzi di Parma caratterizzati da decorazioni dipinte di grandissimo pregio (Palazzo Tirelli di Borco San Vitale, Palazzo Borri in Borgo delle Colonne) .
E’ da notare che nelle attuali sue condizioni il palazzo non mostra apparati ornamentali visibili; tuttavia, proprio per la sua sostanziale integrità e le caratteristiche formali e tipologiche può fare legittimamente sospettare la presenza di decorazioni dipinte su pareti, volya e soffitti. Ne una conferma il ritrovamento casuale, avvenuto in tempi recenti, di un tondo ad affresco al centro di una volta, forse raffigurante un angelo o un putto, ma ancora di incompleta decifrazione, perchè tuttora non pulito né restaurato, già attribuibile, tuttavia, alla cultura tardo-rlnascimentale.
Per i suoi caratteri storici e architettonici, dunque, e per la necessità di tutelarne al meglio l'integrità, il Palazzo Arzaghi viene sottoposto alla Legge 1/6/1939. n. 1089.
Dott. Arch. Maria Alberta Zuffanelli
Ministero per i Beni Culturali e Ambintali
25 agosto 1992
sabato 13 dicembre 2008
Palazzo Arzaghi: aggiornamento
lunedì 1 dicembre 2008
Urbanpromo: Fidenza premiata
Solo oggi la Gazzetta di Parma da notizia del prestigioso riconoscimento conferito al comune di Fidenza nell'ambito di Urbanpromo, evento di marketing urbano e territoriale promosso dall'Istituto Nazionale di Urbanistica, e organizzato da Urbit, Urbanistica Italiana srl. A Venezia, nella splendida cornice di Palazzo Franchetti, si è svolta la cerimonia di premiazione alla quale hanno partecipato il vice sindaco e assessore all'Urbanistica, Paolo Antonini, il dirigente del Servizio Assetto del territorio, architetto Alberto Gilioli, e l'architetto Giovanni Del Boca.mercoledì 26 novembre 2008
I lavori a Palazzo Arzaghi
giovedì 20 novembre 2008
Palazzo Arzaghi: lavori in corso
mercoledì 19 novembre 2008
Palazzo Arzaghi . 19 Novembre 2008 - Qualcosa si muove.
sabato 15 novembre 2008
Palazzo Arzaghi
venerdì 14 novembre 2008
martedì 11 novembre 2008
L’Ausl ha venduto l’ex ospedale
Fidenza: l'ex ospedale ha un nuovo proprietario
Il 5 novembre si è concluso l'iter dell'alienazione con la firma del rogito. La Pacchiosi drill spa è il nuovo proprietario 7 milioni e 911 mila euro il costo dell'operazione
L’iter per l’alienazione dell’ex ospedale di Fidenza dell’AUSL si è concluso.
Maria Lazzarato, direttore generale dell’azienda sanitaria e Vanna Bini, con procura dell’amministratore unico della Pacchiosi drill spa di Sissa, hanno firmato il rogito il 5 novembre, davanti al notaio Bernardo Borri di Parma.
Valore della transazione: 7 milioni e 911 mila euro.
“Un’operazione impegnativa – commenta Maria Lazzarato – ma che dimostra come anche per le alienazioni di un bene pubblico, caratterizzate da numerose regole, a garanzia di trasparenza dell’azione amministrativa e tempi lunghi, rispetto a quelli previsti per le trattative private, si possano raggiungere risultati importanti. Fondamentale – continua la Lazzarato – la sinergia con il Comune di Fidenza e la continua attenzione al problema che hanno fatto si che l’alienazione si concludesse, anche con un prezzo superiore al livello di base d’asta. I fondi acquisiti con la vendita – conclude il direttore generale - vanno a copertura parziale dei costi sostenuti per la costruzione del nuovo ospedale di Vaio”.
Questi gli aspetti salienti dell’iter della vendita.
Dicembre 2003: la Provincia approva il piano particolareggiato, per la trasformazione dell’ex complesso ospedaliero in uffici, attività commerciali e residenze.
Marzo 2004: Prima asta per la vendita al pubblico incanto bandita dall’AUSL: asta deserta.
Aprile 2005: Seconda asta per la vendita al pubblico incanto bandita dall’AUSL: asta deserta
Dicembre 2006: l’AUSL, a seguito di manifestazioni d’interesse all’acquisto da parte di privati, avvia, come previsto dal Regolamento per l’alienazione del patrimonio aziendale, una trattativa finalizzata alla vendita del complesso.
Settembre 2007: la trattativa non si conclude positivamente e si chiude, anche alla luce del fatto che, nel contempo, il Consiglio di Stato ha accolto l’appello avanzato dall’Azienda contro la sentenza emessa dal TAR – Sezione di Parma – relativamente all’edificio denominato “Collegio dell’Angelo” posto all’interno dell’ex complesso ospedaliero. L’edificio, infatti, era stato assoggettato al vincolo previsto dal Decreto Legislativo 29.10.1999, n. 490 e pertanto la Soprintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali dell’Emilia Romagna ne aveva autorizzato la vendita, subordinando la stessa a prescrizioni inerenti non solo i caratteri architettonici, ma anche le destinazioni d’uso realizzabili all’interno dell’edificio stesso, nel quale erano consentite solo strutture ricettive di tipo socio – assistenziale, sanitario, residenziale speciale (alloggi protetti, assistiti e per anziani) o funzioni direzionali di pertinenza di soggetti pubblici. Limitatamente alle prescrizioni inerenti le destinazioni d’uso autorizzabili, l’Azienda aveva avanzato ricorso al TAR, che aveva parzialmente accolto l’istanza consentendo la realizzazione nell’edificio di attività direzionali private. L’Azienda ha quindi presentato ricorso al Consiglio di Stato, che ha disposto l’annullamento dell’atto prescrittivo emesso dalla Soprintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali ed ha permesso così la realizzazione nel fabbricato anche di residenze private, prima non consentite.
Settembre 2007: a fronte delle nuove destinazioni d’uso realizzabili nell’edificio “Collegio dell’Angelo”, l’Azienda ha determinato il nuovo valore di vendita dell’ex complesso Ospedaliero in € 7.896.000,00, ridefinendo nel contempo le modalità di pagamento del corrispettivo, che potrà essere versato in modo rateizzato in 24 mesi dalla data di stipula del rogito definitivo di compravendita.
Ottobre 2007: approvato il bando per l’esperimento dell’asta per la vendita dell’ex complesso ospedaliero.
Novembre 2007: l’asta viene aggiudicata alla Ditta Pacchiosi drill spa di Sissa.
Luglio 2008: stipula del primo rogito, sottoposto a condizione sospensiva e invio alla Soprintendenza.
Novembre 2008: stipula del rogito definitivo.
domenica 19 ottobre 2008
Fidenza - Palazzo Porcellini
venerdì 17 ottobre 2008
Cinema addio?

Le cifre fornite dall'Anec, la principale associazione degli esercenti, parlano chiaro: negli ultimi cinque anni hanno chiuso i battenti 316 cinema di tipo tradizionale. E a pagare lo scotto maggiore sono soprattutto le sale nelle principali città: lO in meno a Firenze, 9 a Milano, Napoli, Bologna e Roma, 6 in meno a Torino, 5 a Palermo. Tra le regioni più colpite dalle chiusure l'Emilia Romagna con 82 cinema monosala persi, seguita dalla Toscana (44) e dalla Lombardia (41). E a dimostrazione che il primo responsabile della loro scomparsa è l'avvento del multiplex, sono proprio queste le regioni italiane che hanno fatto registrare il maggior numero di nuovi cinema multisala: 195 schermi in più in Lombardia negli ultimi cinque anni, 81 sia in Toscana che in Emilia-Romagna.
Un inchiesta del quotidiano "La Repubblica" pubblicata il 1O ottobre u.s. fa suonare il campanello d'allarme. E gli addetti ai lavori confermano la tendenza in atto. "L'esercizio italiano si è sviluppato frazionalmente" osserva Paolo Protti, presidente dell'Anec, "è utile che si costruiscano nuove strutture ma bisognerebbe garantire la sopravvivenza di quelle già esistenti, perchè quando una sala chiude non tutti i suoi frequentatori sono disposti a trasferirsi nei multiplex. Per non parlare poi del mancato stanziamento per il fondo in favore degli esercenti: il debito pregresso dello Stato è di circa lO milioni di euro. È vergognoso, dal punto di vista etico e morale, che non si rispettino le leggi esistenti. Per sostenere il settore servirebbero tra i 16 e i 18 milioni di euro l'anno ".
Interessante il caso di Bologna, la prima città italiana che, preoccupata "per le chiusure, ha deciso di correre ai ripari con la firma di un protocollo tra Comune e Anec, il primo di questo tipo in Italia, per tutelare e promuovere i cinema monosala sia nel centro storico sia in periferia. Tra le norme previste ci sono misure di agevolazione fiscale in favore dei gestori e vantaggi per il pubblico in termini di mobilità gli spettatori potranno entrare nella zona a traffico limitato e avranno tariffe speciali per la sosta e in alcuni parcheggi.
"È un iniziativa che mi piace" osserva Giuseppe Tornatore "e spero che altre città seguano l'esempio di Bologna mettendo in piedi altre misure. È certo, però, che per contrastare lo strapotere dei multiplex le sale tradizionali devono anche migliorare la qualità del suono e dell'immagine, perchè il pubblico oggi è più esigente. La difesa del cinema tradizionale è un tema che per me è sempre stato importante: la chiusura del cinema di Bagheria, il luogo della mia infanzia e adolescenza, fu la scintilla che mi convinse a fare "Nuovo cinema Paradiso". E anche il cinema Cristallo, unico locale sopravvissuto a Fidenza, rischia di chiudere i battenti. L'anno prossimo infatti sarà pronta la nuova multisala nella zona dell'outlet: faremo di tutto per salvare la qualità del cinema d'autore e la sua memoria storica, ma nello stesso tempo lanciamo un appello perchè cittadini e istituzioni ci aiutino in questa difficile impresa.
(m.f.)






