domenica 3 luglio 2022

Antonello da Lugo, castellano della Rocca di Borgo San Donnino



Alla metà del XV secolo la Rocca di Fidenza era un complesso fortificato che si ergeva su un dosso, pure fortificato, rivolto verso la pianura che guardava verso il letto abbandonato del torrente Stirone. 
Da pochi anni Francesco Sforza aveva firmato un accordo con i maggiorenti di Borgo San Donnino, la trattativa aveva posto fine a due anni turbolenti di contese dalle quali il nostro Comune  uscì, retto a repubblica, aveva dato prova di determinazione e valore rintuzzando le pretese di sanguinari capitani di ventura che intendevano impossessarsi di territori del ducato milanese dei Visconti. 
Francesco Sforza, dopo un assedio da terra e da fiume, aveva espugnato la vicina Piacenza e si apprestava a riunificare il Ducato lombardo. Esultarono, forse ingiustamente, i borghigiani alla notizia della caduta di Piacenza ma anche per Borgo era venuto il momento di sottomettersi, nessuna alternativa sembrava ragionevolmente percorribile.
Gli stendardi dello Sforza furono quindi issati sulla nostra Rocca e Francesco ne divenne il nuovo indiscusso padrone. 

Pastello di Ettore Ponzi
Scomparso il muro fortificato, la Rocca, all'inizio del novecento, si presentava nella sua imponenza come si può vedere da questo pastello che riprende la costruzione da nord-ovest. 

L'otto gennaio 1455 Francesco Sforza inviò ad Antonello da Lugo, suo castellano, gli ordini cui attenersi nella conservazione del maniero: "Ordines servandi per castellanum arcis nostre Burgi Sancti Donini". Tranne l'intestazione della lettera in latino il linguaggio usato è in lingua volgare che, vista al provenienza, potrebbe definirsi "medionalese".
L'invio della missiva direttamente al castellano e non al Podestà di Borgo ci ricorda che la Rocca dipendeva direttamente dal Duca senza essere vincolata all'autorità cittadina. 
Sette sono gli ordini che comprendono i comportamenti da adottare in varie occasioni compreso il reclutamento delle guardie e la conservazione delle munizioni come potete leggere dal documento stesso qui riportato nel testo originale e firmato dallo Sforza nella forma contratta di Ciscus.
Il divieto assoluto per il castellano di uscire dal castello verrà mitigato due anni dopo  quando Francesco Sforza, con una lettera del 23 luglio 1457, concede ad Antonello da Lugo, castellano di Fidenza, di potere per tre mesi uscire due giorni alla settimana per andare a messa, lasciando persona idonea. Quanta magnanimità in quest'atto!
Ambrogio Ponzi
 
Li infrascripti sono li ordini che noy dicimo a ti, Antonello da Lugo, castellano della nostra rocha et forteza del Borgo Sancto Donino, del diocesi parmesano, li quali volimo debbi molto bene intendere et observare integramente et tenerli secreti, non contrafacendoli in cosa alcuna, sub pena capitis.
Primo, volimo che ti, Antonello predicto, tegni et servi quella nostra forteza et rocha del Borgo Sancto Donino ad nome, fidelità et obedientia nostra, tenendola fornita del compito numero delle paghe deve tenere, secondo in la lettera patente te havimo concessa se contene, le quale paghe siano delle terre et lochi nostri, longe et distanti da quella terra del Borgo Sancto Donino per spatio de vinti miglia almanco et che siano apte, sufficiente, bene fidate, et per la mità balistreri et l'altra mità pavesani, secondo in dicte nostre littere se contene, delle quale ne farai la debita scriptione qui alla bancha predicta di collecterali nostri di soldati et le monstre ad ogni requisicione d'essi collecterali et tucte le altre cose che rechiedono l'ordini della bancha predicta.
Secondo, dicta rocha et forteza non consignarai may ad homo né persona alcuna del mondo, et sia chi se voglia, senza nostra littera sottoscripta de nostra propria mano, come è qui de sotto, et senza la parte del contrasigno quale havimo con ti.
Tertio, non volimo che may debbi ussire fora del ponte de dicta rocha senza nostra littera soctoscripta de nostra propria mano con la nostra corniola picola in cera rossa, como sta qui de socto.
[ 136r] Quarto, non volimo che dentro da quella possi né debbi receptare gente né persona alcuna da doe persone in suso senza littera sottoscripta de nostra propria mano et con la nostra corniola grande in cera biancha, como sta qui de sopra.
Quinto, volimo che tucte le monitione sonno in quella rocha vel gli faremo mettere per l'avenire debbi bene guardare et conservare et de quelle non ne movere né consumare cosa alcuna, né picola né grande, né per littere né ambasiate te fossero scripte o facte darne veruna a persona del mondo se non te lo scrivemo nuy per littere sottoscripte de nostra propria mano, como è questa.
Sexto, volimo che per tucto mazo proximo avenire te debbi havere fornito de monitione delle toe per sei mesi et così staghi continuamente fornito de monitione delle toe per sey mesi, como fanno tucti l'altri nostri castellani et l'ordini nostri rechiedono.
Septimo, volimo che in quella nostra forteza non faci né lassi fare taverna né becharia alcuna et che te debbi portare bene et honestamente.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
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Nota: ringrazio sempre Umberto Battini, già sagrista a Borgo, per avermi segnalato nel lontano 2013 la missiva del Cisco.

2 commenti:

  1. Al solito, molto interessante! Grazie, Ambrogio.

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  2. Claretta Ferrarini. Sempre molto interessante.

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