lunedì 9 gennaio 2017

"Colera morbus" a Borgo San Donnino.


1855, il Colera morbus  a Borgo San Donnino.


Il colera si manifestò in Europa e  in Italia solo nell'Ottocento.  Proveniente dall'Asia, regioni umide  dell'India e del Bengala, uscì dai suoi confini favorito dall'intensificarsi delle rotte commerciali per la nuova rivoluzione industriale.
Nell'impatto con la sua virulenza gli Stati europei misero in atto severi controlli, soprattutto nei porti, per arginare il contagio.
Nonostante la rigorosa  cintura di protezione del Regno Sabaudo, dal luglio 1835 apparvero i primi casi di malattia che da Nizza e Genova si propagarono verso est. Periodicamente le epidemie si ripetevano e imposero alle amministrazioni uno studio del fenomeno che mise in evidenza lo stretto legame tra malattia  e condizioni socio-igienico- sanitarie.
Non vi era conoscenza scientifica  e neppure dei rimedi da adottare.

Il dottor Gabriele Sacerdoti, che già si era occupato dell'epidemia a Borgo San Donnino del 1849, ricevette “dall'Autorità Municipale Signor Ortalli Luigi “il medesimo incarico  anche nel 1855 per una ripresa del  Colera morbus.


Interessante leggere la relazione che egli stese per illustrare i dati statistici dell'andamento del contagio ( redatti dal segretario della Municipalità  signor Pietro Ferrari), le misure adottate, le osservazioni e le cure prestate nei confronti di una malattia di cui egli ammetteva si sapesse ancora ben poco.
I primi casi si erano verificati il 16 luglio in Borgo San Bernardo. Un certo Pezzola Giuseppe, non più giovane, ma soprattutto indebolito dagli stenti, che si era recato nel Bresciano  dove il morbo imperversava, fu la prima vittima, seguito da una donna “gracile ed infermiccia”. Nella stessa casa abitavano altre trentasei persone che furono trasferite.
Fino al 31 luglio ci fu una tregua, illusoria, poiché rispuntò nel Borgo d'Oriola, “asilo della fame, dei sofferenti, dell'immondizia”, dove vivevano circa 560 persone.
Prima vittima fu Groppelli Teresa “infelice giovane sposa di temperamento robusto”, di cui, però, si erano trascurati i primi sintomi. Da questo luogo inevitabilmente il morbo si propagò il 17 agosto alla Rocca, Caserma per Militari Sedentari, dove furono colpiti alcuni tra i più attempati. Non ne fu esente  dal 15 settembre il Deposito delle Mendicità che vide ridotto il numero delle colerose forse perché il contagio si stava esaurendo.
L'epidemia si protrasse fino al 24 settembre con 123 decessi su 217 malati curati. Seguirono alcuni casi dopo tale data, ma ormai la malattia aveva fatto il suo corso.
Il medico rende atto che il 5 agosto, da parte  dell'Onorevole Commissione di Sanità e Soccorso, era stata disposta l'apertura di apposito Ospedale allestito “per opera dell'indefesso e solerte Deputato signor Andrea Luigi Cremonini” .
Sacerdoti ne era Medico e Direttore, coadiuvato per le visite dai “Signori Dottori Musini Carlo e Rabaglia Baldassare”. Nelle statistiche si riferiscono 101 visitati dal dottor Musini,  76 dal Rabaglia e 40 dal Sacerdoti.

Il resoconto stilato per dovere e correttezza professionale dal Dottor Sacerdoti è un'esposizione di una ventina di pagine, poche , ma preziose per i dati che se ne possono ricavare intorno alla situazione demografica e socio- economica di Borgo.
Egli riferisce infatti che il Comune contava 10604 abitanti, di cui 4617 residenti in città e 5987 in campagna
Il numero maggiore, però, dei colerosi si manifestò soprattutto tra le mura cittadine, 178 contro 39 dei Comunelli, come il dottore definisce le frazioni.
I numeri dimostravano che il contagio era maggiore dove vivevano persone assembrate in ambienti ristretti, privi di aria, dove l'igiene mancava e dove soprattutto imperava la miseria. Il morbo colpiva gli esseri più deboli e provati da una vita di stenti. Chi viveva in campagna godeva di aria più pura e di spazi liberi.
Sono forniti dati statistici sulla distribuzione del contagio sul territorio dove il già citato Borgo Oriola ebbe 68 individui ammalati, a seguire Strada Maestra a S. Pietro con 18 casi, Strada Maestra alla Cattedrale con 14, Borgo Scuro con 12....
Per comprendere il rapporto tra contagio e situazione socio-economica basta riflettere sulle cifre che riportano la divisione dei colerosi per classi:
Militare =5 Civile=12 Media=13 Infima   = 187

Non essendo  ancora stata individuata la causa della malattia si procedeva secondo i sintomi che ogni medico ritenesse più importanti, per cui ognuno seguiva una strada diversa. Il Dottor Sacerdoti riporta la sua terapia rivolta all'alterazione delle mucose gastriche:

  • “a cura dello stadio algido amministrai agli infermi creosoto alla dose di mezzo scrupolo,associato a tre oncie di acqua di menta ed a tre di melissa con insieme uno scrupolo di etere solforico, ed un'oncia di siropo cordiale”
  • “non omettevo di applicare i senapismi in diverse regioni del corpo...”
  • “bevande acidule con ghiaccio...china-china...oppio unito al calomelano”
  • “laudano..sudoriferi.....e assoluto riposo”

La relazione si chiude con  indicazioni sulla profilassi:
“...ad una sua ( colera) lontana minaccia non si tardi a diradare le persone che trovansi stipate in angusti e mal sani locali, si somministri gratuitamente un sano e nutriente alimento al povero, se ne curi con rigorose prescrizioni la nettezza, si proibisca la vendita di frutti nocivi, si metta in opera ogni mezzo che valga a rendere sane le contrade..."
Marisa Guidorzi

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stadio algido: stato patologico caratterizzato da forte abbassamento della temperatura
creozoto: miscela di fenoli ( dal faggio), azione antisettica e antipiretica
scrupolo: antica unità  di misura usata nei sistemi monetari etrusco, campano e romano, rimasta  anche nel corso dell'alto M.E., equivalente alla 24a parte di 1 oncia (1,137 g.)
senapismi: cataplasmi a base di farina di senape con proprietà revulsive, al fine di indurre un aumento di afflusso sanguigno ai tessuti superficiali
chinachina:  genere di piante esotiche, famiglia delle rubiacee, scorza con potere febbrifugo
calomelano:  cloruro mercuroso, disinfettante intestinale, lassativo e diuretico

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