lunedì 19 marzo 2018

L'antica Chiesa dello Stirone di Borgo San Donnino

La freccia indica la posizione della Chiesa dello Stirone

L'antica chiesa della Madonna delle Grazie dello Stirone, distrutta nel 1812 per raddrizzare il corso della via Emilia nelle vicinanze del fiume, può essere considerata, sotto il profilo architettonico e simbolico, come il primo importante intervento urbanistico realizzato dai Farnese in Borgo.

La forma ottagona dell'edificio (vedi figura n. 1) è chiaramente in rapporto alla nuova urbana determinata dall'imponente sistema fortificato fatto erigere da Alessandro e Ottavio Farnese alla fine del secolo XVI.

Infatti, come si può chiaramente desumere dal confronto dei due disegni qui riprodotti, la pianta centrale della chiesa riflette lo schema poligonale delle mura (vedi figura n. 2), di cui diamo una dettagliata ricostruzione che tiene conto anche di un minimo di inquadramento territoriale.

Progettista della chiesa santuario Madonna delle Grazie dello Stirone, eretta tra il 1599 ed il 1602, è l'architetto borghigiano Maurizio Bacchini, che ideò pure il complesso conventuale degli Agostiniani di Borgo e la chiesa di San Pietro e l'antica parrocchiale di Santa Caterina di Parola.
Autore degli affreschi, che decoravano le pareti interni e la cupola, è il pittore bolognese Cesare Baglione (1610):
“il M.O Messer Maurizio Bacchini da Borgo fece il disegno della chiesa di Stirone; ed il giorno 9 di detto mese (cioè agosto) fu posta la prima pietra in detta chiesa. Essa era dapprima ottagona per un diametro di braccia 21 ed oncie 7 e poteva dirsi un vero gioiello."Il bolognese Cesare Baglione l'aveva decorata ed abbellita di sue pitture e con lui altri artefici nostrali che la pietà del Farnese vi era concorsa a larga mano per abbellirla. Questo grazioso tempio non stette lungo in piedi, perché nel 1810 volendosi costruire sul torrente Stirone un ponte in legno, oggi più nobilmente riedificato in mattoni e pietra, venne sino alle fondamenta atterrato, con danno dell'arte e con grave dolore dei borghigiani che avevano in pregio quale una meraviglia della loro città" 
(Cronaca ottocentesca redatta dallo Scarabelli).

L'analogia di questa chiesa con la coeva chiesa di S. Maria del Quartiere di Parma (1604-1628) appare perlomeno sorprendente, considerando:
  • la stessa impostazione a pianta centrale: ad ottagono nella chiesa fidentina ed a esagono in quella di Parma; 
  • le stesse motivazioni di ordine religioso e simbolico, che hanno determinato l'origine di entrambi gli edifici;
  • l'identica situazione urbana delle chiese, isolate e poste in periferia, al centro di una raggiera di strade. 

Questo confronto conferma quanto si è detto nei precedenti articoli e cioè che gli interventi farnesiani in Borgo rispondono a precise regole ed a una chiara volontà di stabilire, attraverso un'attenta politica di "decoro" urbano, un'immagine nuova della città, immagine chiaramente conforme ai modelli culturali della corte farnesiana.


Guglielmo Ponzi
1978

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