domenica 4 maggio 2014

La crisi della Di Vittorio" ci scrive Stefano Tanzi


La riflessione di cui ci occupiamo in questo post riguarda la crisi della cooperativa Di Vittorio che ha falcidiato i risparmi di tante famiglie. Un tema delicato quindi su cui recenti interventi hanno tentato di alimentare false attese, già questo blog aveva riferito di questi tentativi con un articolo dal titolo significativo:
"Dopo i soldi ai soci della Coop. Di Vittorio ora si vuol togliere anche il voto". Questo titolo voleva appunto indicare per i due casi in esso segnalati una  finalità di drenaggio voti. 
Non si colloca in questa ottica l'intervento di Stefano Tanzi, già Vice Sindaco del nostro Comune, che integralmente riportiamo.


La crisi della Di Vittorio

Non passa giorno che qualcuno non parli della grave situazione di crisi della Di Vittorio.
Alcune domande sorgono però spontanee: ma prima dov’erano tutti questi odierni paladini difensori della cooperativa? 
Come mai prima tanto silenzio e disinteresse quando sono almeno due anni che la situazione oltre che difficile era già nota? 


Uno dei rilievi mossi dagli ispettori ministeriali (MEF) al comune di Fidenza è stato proprio quello di aver mantenuto un atteggiamento troppo equilibrato e attendista nei confronti di tale situazione. 
Cioè è stato contestato al comune di Fidenza che l’escussione della fideiussione da 1,2 milioni di euro andava fatta già nel 2010 e non verso la fine del 2013. 

L’aver mantenuto un atteggiamento consapevole e prudente, allo scopo di non aggravare una situazione fortemente compromessa che avrebbe danneggiato fin da subito i soci e le loro famiglie, non è stato ritenuto adeguato dal MEF, addirittura è diventato motivo di critica di qualche candidato sindaco che del MEF ne ha fatto per mesi il suo cavallo di battaglia. 

Ma si sa, questi sono i miracoli della campagna elettorale dove si può dire tutto e il contrario di tutto. Senza entrare nel merito di come si arrivati a questa situazione, è bene però chiarire senza equivoci una cosa: non si scherza con le parole che possono generare false aspettative a chi sta rischiando i risparmi di una vita. 

Chiedere oggi dei tavoli di crisi affermando che la Di Vittorio può essere salvata, è come chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. 
La procedura concordataria è già iniziata, la Di Vittorio ha subito un tracollo finanziario ne più ne meno come la Parmalat, ovviamente più in piccolo. 

Tanti soci e azionisti hanno ritenuto di investire i loro risparmi nella cooperativa perché si fidavano, anziché affidare i loro risparmi ad una qualsiasi banca o società quotata in borsa. 
Probabilmente, sempre in fiducia, non erano consapevoli del rischio e non immaginavano che anche le cooperative possono fallire. 

Quindi, esclusa qualsiasi forma di aiuto con soldi pubblici, l’unica via è la conclusione positiva dell’iter concordatario alle migliori condizioni per i soci, i quali, devono però sapere che non recupereranno mai più tutti i loro risparmi. La verità in questi casi fa male, ma è peggio creare illusioni o aspettative a chi già soffre disagi per questa grave situazione. 

Eventualmente sarebbe più logico, anche se in campagna elettorali, chiarire di chi sono le responsabilità che hanno portato la Di Vittorio a questo punto. 

I nomi e cognomi non è poi così difficile trovarli.


Stefano Tanzi

7 commenti:

  1. Concordo pienamente con Stefano Tanzi, anche se politicamente ci dividono distanze siderali. Due precisazioni però: 1) chi sapeva aveva l'obbligo di denunciare prima che scoppiasse il "bubbone"; 2) in questo Paese chi sbaglia non paga mai?

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  2. Rimane però un dato di fatto che nel 2010 l'esposizione finanziaria della coop. DiVittorio era migliore rispetto al 2013, pertanto l' escussione della fideussione nel 2013 ha avuto due effetti: per le casse del comune un legittimo introito di 1,2 milioni di euro richiesto con ben TRE ANNI DI RITARDO; per la coop l'escussione nel 2013 ha creato un ulteriore deterioramento della situazione finanziara che si era ulteriormente aggravata, a causa di una gestione dissennata.

    La scelta dell'amministrazione comunale pertanto si è dimostrata da un lato non sufficiente a modificare lo stato di fatto della coop, dall'altro ha prodotto un mancato introito per la città.

    L'attendismo, caratteristica di questa amministrazione, non sempre fà un buon servizio.
    Così come esprimere giudizi definitivi sulla bontà dell 'attuale piano, non credo aiuti i soci i quali, parecchi, chiedono che i loro risparmi di una vita di sacrifici vengano restituiti, attraverso un piano di rientro finanziario elaborato e presentato.
    Andrebbe presa in seria considerazione la richiesta di chi vede concretamente volatilizzarsi i risparmi, i sacrifici di una vita, anzichè prendere per oro colato un piano che oggettivamente salvaguardia solo il settore bancario.

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  3. Scusi anonimo delle 12,14 ma del suo intervento non si capisce nulla. Lei cosa avrebbe fatto? O meglio secondo lei cosa si doveva fare? Non si capisce cosa vuole dire, dove sarebbe il mancato introito per la città se il comune ha legittimamente escusso ciò che gli spettava?

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  4. Cari anonimi,
    se l'Amministrazione Cantini avesse escusso la fideiussione, gli avversari, a mezzo stampa, avrebbero utilizzato il fatto per denigrare la giunta, così come, adesso, anziché ritenere lodevole l'atteggiamento prudenziale, lo si critica.
    La verità è che il Consiglio di Amministrazione della Cooperativa Di Vittorio ed il suo management, si sono fatti prendere la mano dalla moda corrente nel belpaese: gestire per debiti e non per crediti, creando società collaterali e faraonici progetti. Il gruppo Di Vittorio è stato da sempre, ed esclusivamente, saldamente nelle mani degli uomini del partito democratico fidentino o provenienti dalla CGIL, sempre di Fidenza.
    In questa devastazione nazionale, sarebbe stato bello, guardarsi in "casa" e trovare l'esempio di una società cooperativa fiorente, con salvadanai ricchi ed un management cooperativo in grado di elargire utili e restituire capitali avuti in prestito sociale.
    Penso ad Ambrogio Lorenzetti, insigne pittore di epoca medioevale, ed ai suoi due affreschi nella sala comunale di Siena dedicati agli effetti del cattivo e buon governo.
    Invito gli strenui difensori delle posizioni non difendibili ad immaginare Fidenza con l'effetto del "buon governo" della Di Vittorio.
    Avremmo una piazza della stazione certamente più gradevole, meno famiglie/persone in difficoltà, qualche risorsa da investire in un progetto CONCRETO per lo superare questa crisi, che morde ancora.

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  5. Stefano Tanzi3 luglio 2014 16:52

    Caro Ambrogio, prendo atto con profondo dispiacere che ciò che sostenevo e affermavo in tempi non sospetti nella mia lettera dell 4 Maggio 2014 si è puntualmente verificato e con una proposta addirittura peggiore di quanto avevo ipotizzato. Rientro di parte dei soldi versati dai soci prestatori (46%) entro il 2020 anzichè il 2018 e una piccola ma importantissima pericolosa "novità", cioè che come estrema ratio per racimolare le risorse necessarie alla liquidazione dei vari creditori è previsto che possa anche essere messa in vendita parte del patrimonio immobiliare indiviso. Praticamente un disastro!
    Colgo l'occasione per rispondere anche ad un anonimo tuo commentatore del 4 Maggio 2014 che sosteneva che la situazione finanziaria della Di Vittorio nel 2010 era migliore che nel 2013 e quindi, secondo il suo ragionamento, l'aver escusso legittimamente con tre anni di ritardo la fideiussione è ciò che ha ulteriormente aggravato la situazione. Niente di più falso, anzi. Uno dei motivi che ci ha spinto a mantenere quel tipo di atteggiamento prudenziale verso la Di Vittorio era proprio la situazione finanziaria che gli amministratori di allora già non ci presentarono come florida e tranquilla, ma anzi molto difficile a causa della crisi economica ed immobiliare in generale. Aggiungo che non si arriva ad accumulare un debito per 80/85 milioni di euro in 30 mesi, a meno che qualcuno non pensasse che avessimo tutti l'anello al naso. Piuttosto chiedo al gentile anonimo come giudica il precipitoso ritiro di ingenti somme, per un totale di qualche milione di euro, da parte di numerosi soci nell'arco di pochi mesi e durante il periodo più critico per la cooperativa. Considerato che uno dei principali motivi che ha scatenato nella sua crudezza questa situazione pare essere stata un' improvvisa e pesante crisi di liquidità della società, non vorrei che quella fosse invece la goccia che ha fatto traboccare il vaso mentre oggi qualcuno per comodità cerca magari di scaricare sulla giunta Cantini colpe che non ha. Come ho già avuto modo di dire nella mia lettera del 4 Maggio 2014, ribadisco che per quanto riguarda eventuali responsabilità i nomi e i cognomi non è poi così tanto difficile trovarli.
    Un caro saluto

    Stefano Tanzi

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    Risposte
    1. Caro Stefano tu dici "precipitoso ritiro di ingenti somme, per un totale di qualche milione di euro, da parte di numerosi soci nell'arco di pochi mesi e durante il periodo più critico per la cooperativa"
      In altre parole si potrebbe pensare al "prelievo dei furbi". Su questi prelievi c'è stato qualche pronuncia di tribunale? C'è la possibilità concreta di un'azione verso questi soci?

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    2. Stefano Tanzi3 luglio 2014 23:47

      Sono d'accordo sulla tua definizione "prelievo dei furbi", io direi piuttosto "prelievo dei furbetti della cooperativa", mentre sul resto è un pò più difficile secondo me. Vedi Ambrogio questo è un concordato preventivo e non un fallimento. In questo ultimo caso se Il curatore fallimentare una volta che ha verificato l’esistenza delle condizioni espressamente richieste dalla legge per esperire l’azione revocatoria, e cioè che si è in presenza di un pagamento anomalo ovvero di un pagamento disposto in favore di chi aveva conoscenza dello stato di insolvenza del debitore e che lo stesso è stato effettuato nel periodo sospetto e cioè rispettivamente nell’anno ovvero nei sei mesi antecedenti alla dichiarazione di fallimento, invita chi ha beneficiato del pagamento anomalo a restituire le somme incassate.
      Qualora tale richiesta dovesse restare senza alcun riscontro, il curatore, dopo aver ottenuto dal Giudice delegato l’autorizzazione a promuovere azione revocatoria nei confronti di chi ha ricevuto i pagamenti revocabili, può promuovere formale azione revocatoria con atto di citazione innanzi al Tribunale competente.
      Francamente non saprei dirti se esistono possibilità concrete di azioni verso questi soci, pardòn furbetti...

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