lunedì 4 marzo 2013

La via dell'eretico Borghigiano porta al duomo

Via Frate Gherardo, a sinistra le case dei terragli a sera,
a destra si intravede l'ex convento San Bernardo

Come dice lo stesso nome Gerardo (o Gherardo) da Borgo San Donnino era originario di Borgo San Donnino (l'attuale Fidenza), non è nota la sua data di nascita. Le principali notizie su di lui, tutte antecedenti al 1254, ci sono pervenute attraverso gli scritti di Salimbene de Adam che ebbe modo di conoscerlo personalmente. Ne apprezzò le qualità umane e intellettuali. Il cronista parmense ci descrive infatti Gerardo come "giovane morigerato, onesto e mite", tanto da mettere in dubbio la sua borghigianità. 
Francescano ed ardente partigiano di Gioacchino da Fiore, fu autore di "Introductorium in evangelium aeternum" (1254) diffuso insieme alla Concordia Novi et Veteris Testamenti di Gioacchino. Nella sua introduzione Gerardo sosteneva che gli scritti di Gioacchino costituissero il "vangelo eterno" che, completandolo, sostituiva il Vangelo di Cristo. L’opera fu condannata ad Anagni (1255) e Gerardo fu sospeso dal ministero sacerdotale. Insistendo nella sua dottrina, fu processato (1258) a Parigi, senza mai abdicare alle proprie convinzioni. Rimase in carcere per diciotto anni e morì in Sicilia nel 1276, senza conforti religiosi, privato della sepoltura ecclesiastica e inumato in terra non consacrata: "sepultus in angulo orti". 
Gioacchino da Fiore fu teologo; esegeta; apologeta; riformista; filosofo; asceta; profeta; oppositore dell'Ordine, cui oppose una Confraternita minore detta florense; nato nel cosentino intorno al 1130 da Emma e dal ricco Notaio Mauro di Célico; collocato da Dante fra i Beati sapienti (XII Paradiso, 140/141) :
...E lucemi da lato
il calavrese abate Gioacchino
di spirito profetico dotato...
Le intuizioni di Gioacchino da Fiore con difficoltà furono più tardi considerate nell'ambito dell'ortodossia, mentre Gerardo rimase relegato nel campo dei scismatici.
Il contenuto di Introductorium in evangelium aeternum, il libro non ci è pervenuto in quanto ne fu ordinata la distruzione, è stato ricostruito nelle sue linee essenziali utilizzando verbali della commissione che ebbe dal Papa l'incarico di esaminarlo ed estratti dei maestri parigini.
Gerardo esasperava i concetti espressi da Gioacchino da Fiore in netta discordanza con lo stesso abate florense. Definì le opere di Giochino alla stessa stregua dei Vangeli,  dichiarando che il Nuovo Testamento terminava nel 1200 predicava una terza era, quella dello Spirito Santo  illuminata dalle personalità di Gioacchino, di Domenico e di Francesco


Non è azzardato affermare che traccia di queste vicende sia conservata negli affreschi, visibili ora solo parzialmente, che decorano il catino interno dell'abside del Duomo di Fidenza. Questa ipotesi non è esclusa  dallo studioso Hisashi Yakou nel suo saggio da noi pubblicato alla pagina:
www.ponziettore.it/SanFrancesco



Anche in questa via non mancano i segni
del proverbiale cattivo gusto dei fidentini
La strada oggi intitolata a suo nome porta dalla chiesa di San Pietro apostolo direttamente al Duomo, ma questo solo dall'ultimo dopoguerra, in precedenza la via a lui dedicata era posizionata dove attualmente abbiamo Vicolo Bormioli. Una sistemazione quella precedente più discreta per un frate che ha unito al suo nome quello del nostro vecchio borgo.

Troviamo ancora i giochi di tetti e coperture tradizionali
anche se contaminati riveduti e corretti.

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