martedì 31 dicembre 2013

Don Amos in un racconto molto particolare di Germano Meletti


CHE COSA NON HA FATTO DON AMOS
DURANTE LA VITA?

A prima vista la domanda che mi pongo nel titolo potrebbe apparire denigratoria, come si potrebbe usare per un politico. Ma non è così, voglio proprio chiedermi cosa non ha fatto Don Amos nella vita. Sì, perché si fa prima a dare una risposta alla mia domanda che non elencare tutto ciò che ha fatto per passione, per amore verso agli altri, per mostrate capacità e conoscenze, per spirito di collaborazione, per voglia di scoprire mondi sconosciuti a quasi tutti i clericali, amore per la propria terra, rispetto di tutti (anche coloro poco graditi o contrari al "donamospensiero").
Sono passati 42 anni, era il periodo in cui venni invitato ad "esplorare" i sotterranei della chiesa di Castione, esplorazione che arrivò a "tastare" il sottosuolo per capire cosa veramente ci fosse sottoterra a Castione Marchesi. 
 C'era un pool di addetti, di cui un paio di archeologi, ma sopratutto c'era lui, "non si muove foglia che Don Amos non lo voglia" si potrebbe dire oggi scherzosamente, il suo parere era come l'ossigeno per respirare, se non ce l'hai non puoi andare avanti. Lui, pretino di campagna, allora reggente la parrocchia di Fornio, appassionato di storia locale, facente parte della dirigenza della sezione fidentina di Italia Nostra, prete-operaio, già professore presso il seminario e successivamente al liceo, allora ancora inespresse le sue qualità di scrittore, sia di poesie che di storia locale.
Un numero della rivista della locale
sezione di Italia Nostra che lo vide
nel 1968 tra i fondatori.
La rivista nasce nel 1972.


Lui, punto di riferimento per tutti coloro che cercavano notizie sulle popolazioni che hanno abitato nei secoli il nostro territorio, lui che mai sapeva dire di no a chiunque avesse bisogno d'aiuto al punto che persone indigenti ed extracomunitari si rivolgevano a lui perché mai ha negato la sua disponibilità a nessuno, spesso anche economica, questo nonostante il suo conto in banca fosse molto avaro di zeri, disposto a rinunciare ai pasti regolari pur di aiutare chi ne aveva bisogno. 
Posizione assolutamente contraria ai moderni movimenti che sono sorti come sette all'interno della religione cattolica. Archivista della diocesi, confessore presso il duomo, reggente le parrocchie di Bastelli e Chiusa Ferranda, quest'ultima aggiunta solo dopo la scomparsa di Don Carlo Capuzzi, dal maggio 2012. Un pretino di campagna, una timidezza apparente, roba da farti pensare che se gli pestavi un piede era lui a sentirsi in colpa, sembrava dirti: "Scusa se ho messo il mio piede sotto al tuo". Sì, proprio timidezza apparente, forse più giusto dire permissività. 
Ricordo di essere stato presente ad alcune riunioni di un sodalizio, nel quale ebbi l'impressione che qualcuno si prendesse gioco di lui, il suo "bisogno di soldi" serviva solo per lo spirito altruistico che lo ha accompagnato per tutta la vita e, quasi per gioco, c'era chi cercava di prorogare sempre i conteggi dopo l'attività svolta che lo aveva visto collaborare con iniziative all'interno dell'evento. 
Ricordo di una persona in particolare che, sempre apparentemente per gioco, si divertiva a contrariarlo intercalando i suoi assurdi e prepotenti ragionamenti con bestemmie ripetute, lui, seppur scocciato, mai è intervenuto, a me ricordava una specie di "Signore perdona loro perché non sanno quello che fanno", naturalmente sostituendo "dicono" a "fanno", la sua risposta in queste circostanze era un sorriso accompagnato da evidenti movimenti del capo come per dire no.
Don Amos organizzò incontri e mostre
trasformando la canonica di Bastelli
in un attivo centro culturale.
Cos'altro dire di Don Amos? Sarebbero ancora tanti gli argomenti, ma avendolo conosciuto, direi che è tempo perso. Mai ha messo in evidenza, conversando con altri, la sua cultura storica, quella cultura che lo ha reso il più grande storico fidentino, ma se qualcuno lo coinvolgeva con passione, ecco che si materializzava il lui quello stile enciclopedico, ma chiaro a tutti, non potevi non ascoltarlo, pendevi dalle sue labbra ad ogni racconto, ad ogni frase, ad ogni sillaba.
Nacque a Roncole (l'aggiunta " Verdi" arrivò solo all'inizio degli anni '60) nel 1934, se n'è andato due mesi dopo la ricorrenza del bicentenario del suo più grande compaesano, solo un mese dopo la commemorazione di Don Enrico Sagliani, parroco di Castione Marchesi, nel cinquantenario della morte; con lui collaborò, anche se solo per pochi mesi, all'inizio della sua carriera ecclesiastica. 
Proprio per questo molte volte mi ripeteva: "Se mi avessero assegnato la parrocchia di Castione, io e te avremmo spaccato il mondo".
Alcune volte mi raccontava anche della sua pratica di esorcista, ai più sconosciuta, raccontandomi alcuni episodi che gli erano successi, ma questo era argomento sul quale preferiva sorvolare.
Oggi la storia, la cultura, la diocesi, le parrocchie rette durante la sua vita, ma sopratutto gli amici ed ogni persona che lo ha conosciuto lo piangono, sapendo di aver perso una base, un appoggio, un perno, un compromesso tra sapienza ed altruismo, uno che sapeva anche tacere, dote veramente non comune.
Grazie Don Amos per poter raccontare ai posteri che siamo stati amici, grazie Don Amos per quello che mi hai insegnato, grazie Don Amos per avermi introdotto nelle conoscenze della nostra terra, grazie Don Amos per essere esistito, cosa avremmo conosciuto dei nostri luoghi se non ci fossi stato tu?
Molte volte, sopratutto dopo la scomparsa di Giovanni Palo II, si è abusato di alcune parole, che invece ritengo assolutamente consone sia al Pontefice scomparso che al "nostro pretino di campagna" e proprio concludendo queste poche insignificanti righe le voglio urlare con tutta la forza che ho in corpo: "DON AMOS SANTO SUBITO", sì perché il posto in Paradiso è una cosa assolutamente scontata. 
CIAO DON, SEI STATO VERAMENTE UN GRANDE, UN ESEMPIO PER TUTTI NOI.
Il ricordo di un amico che per sempre ti sarà grato per tutto quello che gli hai dato, con grande commozione,

                                         Germano Meletti

6 commenti:

  1. Germano, questo è il ricordo più sincero e sentito che abbia mai letto, su questo prete, che io non conosco, ma che, dal tuo,racconto commovente, deve essere stato un uomo veramente di valore.

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  2. Germano Meletti3 gennaio 2014 10:41

    Caro Franco, nella vita si può credere o non credere, è una scelta. Credere vuol dire sottostare ai dogmi della chiesa, vuol dire anche credere ai miracoli, magari anche se ci appaiono come coincidenze. Non è mania di protagonismo la mia, voglio solo raccontarti una piccola coincidenza, forse un segno. Mi sembra chiara dal racconto l'intensità del mio rappoprto con Don Amos, non volevo apparire, non volevo scrivere questo racconto, mi sembrava di raccontare qualcosa di superfluo, praticamente un doppione del pezzo già pubblicato da Ambrogio, volevo solo aggiungere un commento. Scrivo il commento con le solite modalità richieste nel nostro blog e dopo aver cliccato su "Pubblica" il mio commento non partiva: mi compariva un logo di Google che mi diceva in inglese press'a poco così: "Errore, messaggio non partito, riprova più tardi". Non mi era mai successo da quando scrivo su
    fidenza-luoghi.blogspot.com. Ho provato per almeno tre volte, forse quattro, stavo perdendo la pazienza, anche perchè quello che scrivi nell'apposito riquadro per il commento va poi perso, quindi ho dovuto reimpostare il pezzo per quelle tre o quattro volte, sempre caduto nel vuoto. Ho telefonato ad Ambrogio e gli ho spiegato quello che stava succedendo, ero dispiaciuto di non poter essere presente tra i commenti per la scomparsa di un Grande e di un Amico (notare le maiuscole). Durante la telefonata mi è venuta un'idea, dico ad Ambrogio: "Devo scrivere un pezzo anch'io o diventerà un doppione di quello che hai fatto tu?", ma questo lo ho fatto senza avere la più pallida idea di quello che avrei dovuto citare. Ambrogio non dice mai di no e mi da la disponibilità a pubblicare questo pezzo. Con l'impegno e la concentrazione che merita cotanto personaggio sono riuscito a mettere insieme il pezzo che leggi e che (lo dico con la spudoratezza di un immodesto) tanti commenti positivi mi ha fruttato incontrando persone che conosco per le strade di Fidenza. Sei convinto, caro Franco, che io ho pensato alla Sua mano che ha "tolto" il collegamento per inviare commenti dandomi così la possibilità di tracciare un suo bel ricordo? Misteri, chi riuscirà mai a confermarlo? Viene molto più facile smentire.

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