martedì 6 ottobre 2015

Il primo San Donnino di pace.

Mio acquarello, il primo, datato 1952,
ripreso da quadro di Ettore Ponzi del 1945
Rivive in queste due brevi cronache l'atmosfera che si respirava alla vigilia del primo San Donnino di Pace, grande parola che non non avevo mai prima di allora pronunciato e vissuto. Era l'ottobre del 1945 e la guerra era finita da pochi mesi.

Sembrano ormai ricordi lontani, lo sono, ma non per tutti. 
Nel primo articolo leggiamo lo slancio a ricomporre la città partendo dal Duomo che aveva retto alla tempesta uscendone malconcio. 
Nel secondo la voglia di libertà, senza troppe preoccupazioni per l'immediato futuro. Per chi non c'era posso dire che l'inverno 1945-1946 fu veramente fosco e terribile. Leggiamo.

Le torri del Duomo
"In questi ultimi tempi si è lavorato molto attorno al Duomo, dallo sgombero delle macerie, alla demolizione delle bardature di guerra! Quanto però resta da fare nel nostre grande tempio! Il pubblico che è ritornato in pellegrinaggio alle reliquie del Santo Patrono, avrà potuto rendersi conto.
I leoni della facciata muti guardiani, sono riapparsi al pubblico, i matronei sono stati sgombrati dalle macerie, e le due torri della facciata, mutilate al vertice del cono, ricostruite, con una ardita, acrobatica abilità d'arte muraria. Cassi vi ha lavorato attorno coi suoi muratori, con vera passione, a ridare decoro alle antiche vetuste costruzioni dei maestri comacini, come a ricalcare le orme di un'arte squisitamente italiana che ha sfidato i secoli e varcato le frontiere."
Dalle note di cronaca de "il Risveglio" del 1945

Termometro
Il luna park fidentino, quest'anno ha avuto proporzioni modeste, ma non per questo l'affluenza del pubblico è stata inferiore a quella degli altri anni di pace. I ragazzini non avevano più le solite palanche per i loro divertimenti, ma sommette di certo superiori alle cento lire. E grandi e piccolo hanno versato le loro lire di carta svalorizzata, sulle bancarelle, ormai poco allettanti invero, alla giostra (del calci nel sedere), al tir delle pipe di gesso, alle piccole bische (fiori e picche) di una capacità assorbente sbalorditiva. E la balera? Quante farfalle attorno al gioco delle luci! Ovunque quattrini a palate, e l'inverno si avvicina sempre di più e tutti lo annunciano fosco e terribile: e chi ci pensa? Tutta questa folla spendereccia ci dà l'impressione di quei minorenni che fino a poco fa, scavavano nelle macerie, o strappavano dalle case semidiroccate, il troncone di legno, per rivendere, non pel focolare domestico del prossimo inverno.
Dalle note di cronaca de "il Risveglio" del 1945

2 commenti:

  1. Nel 1952, all'epoca del tuo acquerello, in Via Don Minzoni, quasi davanti all'abside del Duomo, vi erano, ancora, cumuli di macerie. Allo stesso modo, se ne trovavano in Via Giovanni Rossi dalla Chiesa di San Giorgio e dal Seminario vecchio. I bambini, con la loro spudorata innocenza, si divertivano a cercare tra i detriti per rinvenire un tesoro che non hanno mai trovato. Si accontentavano, del "troncone di legno" e di chiodi e tranci di ferro che correvano a rivendere däl sträsär. Ne ricavavano una o due lire, neppure sufficienti par tör un bästunsén äd sücar ca'l gneva bèlla vînt frânch.

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  2. : ) Nata nel 57 e con genitori reggiani...ma bella questa conversazione.

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi