venerdì 5 gennaio 2018

Animazione sul sagrato del Duomo

Borgo San Donnino (Fidenza) (PR), cattedrale di San Donnino, veduta animata della facciata 
Gelatina ai sali d'argento, mm. 106 x 79
Fot.: Anonimo. 
Data ripresa: 1910 circa 
Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte

Bellissima questa gelatina ai sali d'argento del secolo scorso che ritrae parte della facciata e del palazzo vescovile. L'animazione, cioè la presenza di figure nella foto, arricchisce in modo significativo l'immagine che diventa così "unica", irripetibile come un capolavoro che, catturando l'attenzione, non si esaurisce nella fissità dell'immagine stessa.
Oggi, nell'era della foto digitale, ci si può chiedere se la facilità tecnica raggiunta nello "scatta e fuggi" abbia di fatto impoverito la percezione del bello.
Ambrogio P.

11 commenti:

  1. Roberta Taccagni5 gennaio 2018 14:11

    Sempre d’accordo. La magia della pellicola (o della “gelatina”) era un’altra cosa! Come dicono in certi paesi, si rubava l’anima. Oggi sono tutti capaci di fare foto, basta un “attrezzo” tecnologico, un po’ di luce che ci entra dentro e tutte le foto sono belle. Non è la stessa cosa. Non c’è magia.

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    1. Non sono d'accordo con Lei, signora Taccagni. Tutti sono capaci, oggi, di premere un pulsante, ma quello che ne risulta dipende dalla sensibilità particolare del fotografo. Ossia, tra migliaia di schifezze anonime ed insensate, solo un poeta della natura riesce a fermarne l'anima ed i significati oltre l'oggetto che ha dinnanzi. Tutti sono in grado di imbrattare tele, ma solo un artista coglie il mistero che si cela dentro il soggetto ritratto.

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    2. Siete più d'accordo di quel che sembra.
      Caro Franco, mi hai fatto venire un'idea, perché non mi fai un pezzo, una specie di manuale di come formulare un "commento" perfetto o quasi?
      E' una provocazione che senz'altro raccoglierai.

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    3. Vade retro, Ambrosie! Sì, cercherò di portare a compimento quanto mi stimoli a redigere. Però, avverto te e Madonna Roberta che sono più filologo che filosofo, non so che potrà uscire dal mio IPad. Chiedo venia in anticipo.
      Ambrogio, abbi pazienza, ma, da prima di Natale, sono molto addolorato nel vedere che mio padre, 98enne, si sta spegnendo, giorno dopo giorno. Sì, è molto vecchio, lo so bene, ma, quando se ne andrà, mi sentirò ancora più solo.

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  2. a Franco Bifani, 5 gennaio: caro Franco sono d'accordo per esperienza. Quando i genitori se ne vanno, ed è naturale, ti senti davvero solo, ma ti rimane il patrimonio inestinguibile che ti hanno lasciato, un patrimonio di valori e di sentimenti che nemmeno la morte ouò estinguere. Ti sono vicino pur non conoscendoti.

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    1. Grazie, Nino, mi spiace vedere che si spegne, non mangia più nulla, non ha più interessi, lui, un gigante della cultura, con due lauree e due specializzazioni scientifiche, ed una vasta cultura umanistica, una casa strapiena di libri di ogni genere.

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  3. Caro Franco,
    Concordo pienamente con le parole di Nino e le invio una frase tratta dall’epistolario del borghigiano Giuseppe Pallavicino: “Non la sgomenti il detto volgare, cioè, che le fatiche accorcino la vita. Tutti gli cattivi muoiono tosto, ma gli buoni vivono lungamente, anzi la fama loro diviene immortale” (18 agosto 1563). Un abbraccio, Ivano.

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    1. Grazie, Ivano, concordo e mi sovvengono le parole immortali del Foscolo, ne "I Sepolcri". Ma lo sa che quando rileggo gli ultimi versi, dedicati ad Ettore, mi assale una commozione che mi strozza il respiro in gola? Quando lo leggevo ai miei alunni, in classe, mi venivano le lacrime agli occhi e mi tremava la voce. Sono uno sciocchino...

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  5. Caro Franco,
    Non credo proprio lo sia. È solo una questione “di sentire”. Anch’io, per fortuna, riesco spesso a provare emozioni simili. A presto, Ivano.

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  6. Biffino, sono dispiaciuta per il tuo dolore.

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