giovedì 11 gennaio 2018

Il tamburo d'Africa, il Papa e noi

 

Nella pigrizia che ci frena e ci rende facile preda di pregiudizi e luoghi comuni, il richiamo di un tamburo africano avrà il magico effetto di risvegliarci? Lo spero e per questo vi invito a guardare queste foto ed a dedicare un po' di tempo alla visione del filmato che segue.



Tutto è avvenuto mercoledì 9 gennaio all'Udienza Generale di Papa Francesco nell'Aula Paolo VI del Vaticano dove il Papa si è soffermato a salutare Padre Mario Pacifici ed i sette dell'Alleluya Band che l'hanno seguito in questo viaggio in Italia ricevendo in dono un tamburo, un tam-tam capace di trasmettere a distanza notizie, segnali e messaggi

Padre Mario Pacifici, da cinquant'anni missionario in Africa presso la comunità di Balaka nel Malawi, è stato più volte ospite di Fidenza e lo scorso luglio la sua Band si è esibita in uno spettacolo di canti e danze tribali qui a Fidenza in Piazza Verdi, proprio davanti allo stracittadino teatro Magnani.


Ma se un tamburo è stato il dono africano al Papa un altro tamburo suonerà a Fidenza il prossimo 9 febbraio quando Padre Mario e i suoi compagni faranno tappa a Fidenza, nostri ospiti.
Un incontro semplice di scambio, che chiamiamo "Incontro e Dialogo con L'Africa", parleremo quindi di d'Africa, ma parleremo anche di migranti, parleremo di diversità conciliabili di cultura e di spiritualità, ma di tutto questo avremo tempo di parlare.
Ora ricordiamo solo che il punto di partenza, non fisico, non geografico, saranno le parole di Papa Francesco:
"Diffondiamo sempre più una cultura dell'incontro, capace di far cadere tutti i muri che ancora dividono il mondo".
A rendere più vicini a noi questi amici africani ci pensano anche queste parole che la Prof.ssa Maria Pia Bariggi, nostro assessore alla Cultura, ha pronunciato in occasione della richiamata manifestazione del 30 luglio u.s. e che sono state riprese integralmente nel pieghevole malawiano:
GLI ALLELUYA sono professionisti in viaggio: per questo hanno scelto una barca grande, nella quale trasportano suoni, colori, tradizioni per una regata che appena conclusa, riparte sempre. Una barca costituita dal loro coraggio e dalla determinazione di diffondere il Vangelo attraverso la musica e la danza. 
DOVE VANNO E DOVE SI MUOVONO? Attraversano, come tanti altri, il Mare Nostrum e approdano, superati venti contrari e onde minacciose in Europa e nel mondo. Si muovono lungo la fitta trama della corrispondenza e delle amicizie. Si spingono sull'infinito tappeto oscillante della fiducia e della solidarietà. 
E NOI? Abbagliati dalla vitalità e dalla semplicità di cui sono portatori, dobbiamo trovare il tempo di incontrarli, di guardarli in viso per recepire meglio quello che le nostre e le loro emozioni veicolano.
IL LORO È IL NOSTRO VIAGGIO E IL DESTINO È COMUNE



1 commento:

  1. cabassa andrea13 gennaio 2018 18:33

    direi di non confondere e mescolare la band che si sposta prenotando il volo o il traghetto con i clandestini, il termine non piacerà a molti, ma di questo si tratta.
    la band porta la cultura del proprio paese e questo va bene, i clandestini non mi pare vedendo i dati della criminalità diramati dal questore di parma.

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