giovedì 29 dicembre 2016

A Don Amos, nel terzo anniversario, da Mirella Capretti

Fidenza, Piazza Garibaldi
3 ottobre 2012 ore 12.30
Don Amos, terzo anniversario della morte. 30.12.2016

Ho avuto gentile richiesta da parte di Don Gianemilio Pedroni di ricordare Don Amos Aimi nel terzo anniversario della sua morte, venerdì 30 dicembre prossimo, nella Chiesa di Bastelli da lui tanto amata.  
Sono consapevole di essere la persona meno adatta per parlare di lui, ma non ho saputo dire di no al sacerdote che più di ogni altro manifesta quella sensibilità d’animo, accoglienza e attenzione al fedele, che tanto mi ricordano Don Amos.
Io non l’ho conosciuto bene quando era in vita, molte cose di lui le ho sapute dopo la sua morte, molte altre non le ho capite...
Ho scritto per lui sul Risveglio, quando ci ha lasciato e nei due anniversari successivi, per riconoscenza, per gli aiuti ricevuti, per il conforto nei momenti difficili, e perché lo ammiravo.
La sua personalità di studioso, mi ha sempre affascinato, infatti. Era un vero ed entusiasta topo d’archivio (una volta rimase anche chiuso dentro in uno), con un sapere sostenuto da profonda fede, conoscenze nei vari campi della cultura, dall’arte alla musica (aveva un amore sviscerato per Verdi e suonava il pianoforte), alla storia locale, alla poesia. Possedeva una straordinaria memoria e una grande umiltà.
Lui diceva che uno studioso deve camminare con le proprie gambe, intendendo con questo il ritorno sulle carte per verificare, per approfondire, per cercare di capire, e non limitarsi a copiare quello che era già stato scritto, continuando a riportare così quelle che lui chiamava le pulci, le inesattezze appunto.
Chiesa di Bastelli
 cui dedicò tanta cura
Ricordo vagamente, molti anni fa, averlo sentito litigare con Don Rino Davighi (credo), in un incontro al Don Bosco, riguardo ai rilievi della facciata del Duomo, penso proprio in riferimento ai pellegrini giusti e penitenti di fianco al portale maggiore! Le sue affermazioni e interpretazioni personali sull’opera antelamica erano diverse, molto complesse e insolite rispetto a quanto già scritto e quindi poco accette (e ignorate tuttora). Ricordo con piacere una sua lezione davanti all’architettura, la sua carica, il suo spostarsi gioioso da un parte all’altra della facciata per far capire le sue tesi: era da registrare.
Ho saputo, dopo la sua morte, anche di tutto l’aiuto dato a studiosi - oltre che a studenti, a una pittrice, a dei pellegrini e persone bisognose - ospitandoli nella propria casa per anni, lavorando con loro anche di notte, come ad esempio alla giapponese Yoshie Kojima.
A me aveva fatto solo promesse per il lavoro sull’abate Zani, prometteva di accompagnarmi in Archivio Vescovile e intanto il tempo passava…poi la malattia ebbe il sopravvento e persi la speranza di un aiuto concreto. Quelle poche volte che avevamo parlato dell’Abate, capivo quanto era importante la sua conoscenza di archivista: un semplice foglio di carta diventava un documento prezioso ed apriva una finestra sul passato, da far conoscere.
Allora ho lavorato al libro con la sua foto vicino, e ho avuto risposta alla mia fiducia: gli aiuti sono stati insperati. Quando ero in difficoltà su come comporre una pagina o per rivedere per l’ennesima volta un documento all’insorgere di un dubbio, mettevo una mano sopra la sua foto e… risolvevo il problema. Straordinario! Mi capitava di cercare un foglio in una pila e mettendo dentro la mano… lo trovavo subito!
Così sono andata avanti e sono riuscita anche miracolosamente a pubblicare il volume, ma quante domande sono rimaste in sospeso! Spero, però, che non mi abbandoni proprio ora e che mi aiuti a dar voce all’Abate e a far conoscere la mia fatica.
Conosco molte persone che hanno voluto bene a Don Amos, la sua tomba ha sempre tanti fiori, ma non si è riusciti in questi anni a organizzare un incontro per rendergli omaggio veramente, far conoscere il prete operaio, la sua vicenda umana, i suoi studi, le sue importanti pubblicazioni di storia e arte locale.
Evidentemente il ricordo di Don Amos si configura come un ricordo privato, da tenere nel cuore.
La cittadinanza onoraria conferitagli dal Comune gli aveva fatto molto piacere, si era sentito gratificato per tutto l’impegno profuso per valorizzare la sua Fidenza. Sarebbe bello, passati gli anni canonici, dedicargli ad esempio una Via o l’Archivio Vescovile Diocesano cui tanto ha lavorato e per il quale aveva in mente ancora tanti progetti.
Il suo mondo era grande, ma racchiuso nelle piccole cose che sapeva valorizzare con amore e con stupore, come nella poesia Io lo so pubblicata nel volumetto Nuove poesie del 1979 con i disegni di Mario Alfieri:
“Io lo so,
voi pozzanghere, restate
a lungo ad aspettare,
col cielo stretto in bocca,
piedi di bimbi,
per giocare”.

Fidenza 28.12.2016                                                          Mirella Capretti



1 commento:

  1. Un'altra figura di sacerdote di Borgo, umile di nascita e di cuore, che ha compreso i valori che la sua Città possiede. Non di sterile ammirazione per ciò che lo circondava, ma di costruttivo impegno per la conoscenza è stato nutrito il suo studio.

    RispondiElimina

Ädèssa a vüätar . Adesso a voi