sabato 18 novembre 2017

“Medicina per l’anima”


Leggiam nei lieti libri...

Parafrasando un motto di Gneo Pompeo, io dico: “Legere est necesse, vivere non est necesse”. Bisogna leggere, per vivere.  Leggere, intendo dei buoni libri, è come conversare, amabilmente, con rispetto, discrezione, riservatezza, confidenzialmente, con l'anima ed il pensiero di centinaia di uomini di ogni epoca.

E' un viaggio mirabile, nel tempo e nello spazio, da compiere assolutamente soli.
C'è anche chi legge per non pensare, e ciò che sta scritto, gli entra dagli occhi e gli esce dalla nuca. Ci sono persone che allineano libri, nella loro miseranda libreria, a seconda del colore della costola, come semplice complemento visivo d'arredamento.
Non bisogna mai leggere per senso del dovere; da evitare i best-sellers, specie di certi autori per intellettualoidi. E nemmeno si deve leggere troppo; ci si ubriaca, di libri come di alcoolici.  
Quando scorriamo un libro, rileggiamo noi stessi,  attraverso il filtro di chi ha scritto,  nelle sue parole, ne assorbiamo  le esperienze, ci scambiamo silenziose e preziose confidenze, vediamo le nostre emozioni accresciute nella loro dignità. Scopriamo, di noi stessi, angoli e spiragli, che forse non avremmo mai conosciuto, senza quella lettura.
Attraverso la lettura, nascono, si alimentano e crescono l'istruzione, la cultura, lo spirito critico. Da bambini, poi adolescenti, adulti, anziani, la lettura  ci lascia doni invisibili, segreti, intimi e speciali.
Troviamo amici sinceri nel cammino della vita, contro il dolore, il turbamento, ci ritagliamo spazi e tempi inesplorati, che nessuno ci può sottrarre. Nella lettura, scopriamo di non essere soli, ma  di appartenere ad un universo infinito.
Leggere vuole dire anche ribellarsi contro le ingiustizie della vita, perché, così com'è, non è sufficiente a soddisfare la nostra sete di Assoluto.
“Interrogo i libri e mi rispondono.E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso.”
Così aveva affermato Francesco Petrarca.
Chi legge è vissuto con Achille ed Ettore, con Dante nel mondo ultraterreno, con Renzo e Lucia, con gli eroi incrollabili della miseria, scolpiti nella lava dal Verga, con Leopardi, che percepiva il senso dell’Infinito.
La lettura è il viaggio di chi non può prendere un treno, un aereo, una nave, per viaggiare il mondo.
“Medicina per l’anima”. Così i libri erano definiti, in una iscrizione sopra la porta della Biblioteca di Tebe.
“Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull'uscio, mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro.”
Ciò scrisse Machiavelli, nella sua “Lettera a Francesco Vettori”; la lettura di questo brano mi commuove, ancora e sempre, da decenni, ed è riferibile non solo ai classici, ma all'incontro con tutti i grandi della letteratura, che ci hanno lasciato l'indimenticabile, immortale eredità di loro stessi.

Franco Bifani

16 commenti:

  1. Ambrogio, vedendo quei libri dell'editore Sonzogno, mi sono ricordato che mia madre aveva la collana completa Sonzogno dei romanzi di Jules Verne, che io ho letto tutti, da piccino.

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  2. Non ci sarebbe bisogno di comprare libri o di rimettere mano in quelli già letti, perché basterebbe leggere te e tutto tornerebbe. Scrivi più spesso di Letteratura.

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  3. Clary, io ti ringrazio, ma sono una gocciola nel Gran mare Oceano. C'è gente che ha letto più di me, ma non ha ritenuto niente, altri, che ha letto molto meno, ma conoscono cose che io ignoro, infine altri ancora che, senza nulla leggere o scrivere, hanno lasciato un'eredità di magnifici esempi di vita a chi ha avuto la fortuna di conoscerli. Vedi Gesù Cristo e San Francesco. Sì, forse qualche cosa, pure loro; ma c'è gente che legge e scrive, per una vita, ed i loro prodotti sono larve vuote. Chi si esalta sarà umiliato, eccetera...

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  4. Nell'elenco dei "non scriventi" che hanno lasciato molti tesori all'umanità, metto anche Socrate.

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  5. Clary, ti aggiungo quella brava personcina di Muhammad.

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  6. Lo scorso anno scolastico assegnai un tema sulla lettura, facendolo precedere da accurata preparazione e traccia articolata, con citazioni; terrò presente, per il futuro, questo bell'intervento del prof. Bifani.
    Anzi, domani lo leggerò in aula ai ragazzi di prima Liceo.
    Buona Domenica.
    Beatrice Rebecchi

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  7. Beatrice, troppo onore! Il tuo commento e la tua iniziativa hanno fatto volare il mio cuore nel cielo, più in alto di un falco.

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  8. Magari tutti la pensassero così e lo applicassero...Soprattutto chi ha governato e governa.
    Le cose andrebbero molto meglio, ma non capiranno mai, non ne hanno le basi.

    Grazie...
    Beatrice

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  9. Beatrice, tu pensa quale livello infimo di cultura, intesa in senso lato e ristretto, posseggono i nostri futuri candidati Premier, tra Salvini, Berlusconi, Di Maio, la Meloni. Gente che non sa nemmeno dove e quando vive, una volta alzato il retrobottega dagli scranni del Parlamento, da loro frequentato, tra sudore, sangue e lacrime, dal martedì al venerdì.

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  10. Mirella Capretti19 novembre 2017 22:55

    Grazie Ambrogio!
    Che bello questo scritto del prof. Bifani, manderò la mail ai miei figli.
    Dovrebbe essere stampato e messo sulla porta delle Classi di ogni Scuola!
    Fa bene la prof.ssa Rebecchi a leggerlo ai suoi alunni, perchè è coinvolgente e vero, e fa riflettere.
    Ci indica una ricchezza che possiamo avere sottomano, ma di cui spesso ci sfugge il valore per la nostra vita.

    I libriccini dell'Editore Sonzogno, come quelli che aveva la mamma del prof. Bifani, la Preside Adele Valentini, qui composti nella foto con la 'firma' di Ambrogio (che ogni tanto fa emergere lo spirito artistico di famiglia), mi fanno ricordare...
    la Signora Adele, carissima persona che io ho conosciuto nella Scuola di Salsomaggiore.
    Allora avevo un incarico di Prescuola e Interscuola, ma Lei ha sempre avuto attenzione per me come per i colleghi che insegnavano.
    Dolce, comprensiva e pure spiritosa.
    Ricordo quel giorno in cui entrai in Presidenza, non so per che fare, e Lei, seduta al tavolo mi accolse con un sorriso e mi indicò con un "mmh..." gli occhiali che aveva in mano e infilando un dito nell'intelaiatura, mi fece vedere che aveva perso la lente. Lo fece in un modo talmente comico, che ancora adesso, quando mi viene in mente, mi scappa da ridere!
    La ricordo con vero affetto.
    Avevo seguito dalle pagine della Gazzetta anche la pena per la sua sepoltura nel cimitero di Fidenza...
    Ecco... credo che il prof. Franco, che io non conosco, con questo scritto abbia fatto contento anche la sua mamma.
    Grazie!
    Cordialità
    Mirella Capretti

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  11. Lo so, prof.!!
    E ciao, Mirella! Che bei ricordi...
    Sapeste quanto è difficile, oggi, anche in un Liceo, suscitare la passione per la lettura...Certo, vi sono anche parecchi studenti interessati, ma la proporzione è molto cambiata.
    Ecco alcune considerazioni/citazioni che avevo inserito nella traccia di quel tema:

    Da Raffaele Simone, “Presi nella rete. La mente ai tempi del web”. Garzanti, 2012

    «Alcune categorie cruciali dell'esperienza interiore sono intaccate senza rimedio. Siamo interrotti senza posa dal bisogno compulsivo di consultare i media e l'esperienza del tempo continuo e indisturbato si trasforma in una sequenza di frammenti. Insomma, la mediasfera esalta l'interruzione rispetto alla concentrazione, la frantumazione rispetto alla continuità.»

    Da Raffaele Simone, La terza fase. Forme di sapere che stiamo perdendo. Laterza, 2000

    La prima fase era basata sul senso dell'udito e sul linguaggio parlato, che sviluppano la forma di comunicazione dell'ascolto lineare, inteso come sequenza di suoni che si concatenano temporalmente e caratterizzato dal fatto che il parlare è ambivalente e può diventare ingannevole. La seconda forma di comunicazione è la visione alfabetica, che compare con l'invenzione della scrittura; tuttavia, prima dell'invenzione della stampa e della diffusione del libro - che segnano il passaggio alla seconda fase - essa produsse una conoscenza non distribuita, instabile e poco controllabile a causa dei diffusi errori di trascrizione da parte degli amanuensi. La visione alfabetica ha il pregio di sviluppare l'intelligenza sequenziale, che è possibile accostare al pensiero procedurale, il quale opera attraverso collegamenti di organizzazione fra i concetti. L'autore riprende, poi, la forma di comunicazione della visione non-alfabetica, apparsa ai primordi dell'umanità e basata sul senso della vista, a lungo privilegiato dai pensatori dell'antichità: essa sviluppa l'intelligenza simultanea e analogica e, nell’odierna terza fase, è nuovamente valorizzata da molti media (cinema, TV, Internet, ecc.). La visione non-alfabetica, in confronto all'atto della visione alfabetica, non è correggibile (nel senso che, a parte i DVD, non si può "tornare indietro"), è povera di richiami enciclopedici (come possono essere le note a piè pagina dei libri), mentre è multisensoriale, il che suscita emozioni immediate, a differenza della visione alfabetica, più "fredda". È, infine, fruibile in modo conviviale, diversamente dalla lettura. Dunque, è necessario, per le giovani generazioni, rafforzare le competenze dell’intelligenza sequenziale (educazione alla lettura, alla coscienza della prospettiva storica, al pensiero scientifico), sperimentando nuove e più efficaci modalità di approccio all'apprendimento per concetti, in funzione di compensazione e riequilibrio rispetto al predominante apprendimento per immagini (intelligenza simultanea e analogica tipica dei nuovi media).
    Mala tempora currunt, in tanti sensi e modi e la scuola è diventata l'unico limes, vallum, muraglia, non so come dire, contro tutto ciò, per questo è diventato un lavoro, pur sempre bellissimo e fondamentale, date certe condizioni, psicologicamente, fisicamente, mentalmente usurante.
    Ma andiamo avanti, con forza, convinzione e, soprattutto, passioni da trasmettere.

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  12. Ringrazio Mirella e Beatrice. I miei colleghi, a Salsomaggiore, ricordano mia madre come una mamma comprensiva, ma, all'occasione, molto severa. È lei che mi ha spinto ad iscrivermi alla Cattolica di Milano, al corso di Lettere moderne, dove insegnavano ancora docenti dei suoi tempi. Nella sua tesi, aveva fatto una scoperta epigrafica, che le era valsa la lode.

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  13. Mirella, io insegnavo al corso CRACIS serale a Salso, che avevo solo 19'anni, essendo iscritto al 2^ anno,di Lettere, avendo come collega la prof Tilde Cotromano, moglie del maestro Lino Maniello. Poi lei faceva pre scuola-inter scuola alla Toti. Erano due persone ammirevoli, miei cari amici, scomparsi drammaticamente. Al Ginnasio ho avuto come compagne di classe Annamaria Pico e Luciana Finardi, ed avevo fato supplenza all'allora 14enne, nel 1967, prof Gianni Boiardi.

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  14. Mirella Capretti22 novembre 2017 21:02

    Io, Franco, sono partita un po' più in basso, non solo come altitudine sul livello del mare...
    Ho frequentato una Scuola d'Arte 'di campagna' per caso - allora non c'era l'obbligo di iscriversi alle Superiori - per un incontro fortuito e una frase da riportare a mia mamma (...). E mi è sembrato di toccare il cielo con un dito!
    I miei genitori invece hanno dovuto abbandonare la Scuola molto prima per andare a lavorare nei campi e in casa mia non c'erano i libriccini della Sonzogno e nemmeno la libreria...
    Ecco...
    Un tempo pensavo che quella povertà a tutto tondo, di saperi e di mezzi, in cui sono vissuta, fosse vera povertà.
    Ora credo, al contrario, che sia stata una grande ricchezza, composta di fede, lavoro, sacrificio, modestia, pazienza, costanza, onestà, rispetto. Elementi importanti che hanno formato le basi della mia vita, quel piedestallo che manca oggi, penso, a molte persone, non solo giovani, che magari hanno tante conoscenze e hanno girato il mondo (sarà invidia, la mia?).
    Quando arriveremo al cospetto del Creatore, non ci chiederà i nostri titoli di studio, ma se abbiamo amato e lavorato con onestà, rispettando e valorizzando il mondo in cui siamo vissuti in tutti i suoi elementi.
    Credo che Lei sarà molto apprezzato per l'amore con cui comunica i Suoi saperi e per quel desiderio manifesto di migliorare l'animo umano anche attraverso gli scritti dei grandi che ci hanno preceduto.
    Grazie ancora.
    Un caro saluto
    Mirella

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    1. Mirella, sei una grande donna, ti ammiro moltissimo, tu, probabilmente, fin da piccola hai imparato e conosciuto cose che io ignoro. Mirella, del resto, le mie figlie hanno frequentato scuole professionali, a Parma, e non le sento affatto inferiori a me. Una mia nipote ha seguito i corsi del Toschi, ora lavora in un negozio di Armani a Londra. Non sempre il sapere aumenta il valore spirituale di un essere umano.

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    2. Mirella Capretti23 novembre 2017 23:12

      Grazie Franco, che gentile!

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