lunedì 24 agosto 2020

Le porte di Borgo San Donnino e il Duca Francesco Sforza nel XV secolo

Alla torre della Porta di San Donnino si accede da Casa Cremonini da tempo sede di uffici di accoglienza turistica. La torre, ormai unica testimonianze delle mura prima viscontee poi farnesiane, risale al XIV secolo, le sue fondamenta formano un unico complesso con l'arcata intermedia, la meglio conservata, dell'antico ponte di origine tardo romana.



L'ingresso di Borgo San Donnino all'inizio del secolo scorso. 
Visibile a destra della Porta di San Donnino Casa Cremonini.
La Porta di san Donnino ha costituito per molti secoli l'accesso occidentale di Borgo, oggetto di particolare attenzione da chi deteneva il potere sulla  città.
Nella seconda metà del XV secolo, quando erano i signori di Milano, gli Sforza, a dettar legge a Borgo, le mura di Borgo erano ridotte male, diroccate in più punti ed in stato evidente di abbandono. 
Il Duca Francesco Sforza mandò un ingegnere cremonese che constatò che i maggiori danni riguardavano proprio la Porta di San Donnino e le mura attigue. Ne ordinò pertanto la riparazione comprendendo nei lavori la sistemazione della stanza del Connestabile di quella porta, cosa che fu portata a termine nell'anno successivo. 
Il fatto è riportato nella "Storia di Fidenza" di mons. Amos Aimi e Aldo Copelli sulla base delle carte conservate nell'Archivio di Stato di Parma.


Alla fine del XVII secolo la costruzione del collegio dei Gesuiti rese necessario lo spostamento della Porta di San Michele che venne posizionata un centinaio di metri più ad est, praticamente appena oltre il Collegio.
In questa foto del 1938 vediamo quel che rimaneva della porta che poi è stata abbattuta per far posto a nulla. 

Se la porta di San Donnino era la porta occidentale di Borgo dall'altra parte della città si trovava l'altrettanto importante porta orientale chiamata Porta di San Michele; era infatti assai prossima alla Chiesa di San Michele Arcangelo che tuttora troviamo anche oggi.  
Anche in questo caso responsabile della gestione della Porta orientale era il "Connestabile" che poi era un fiduciario del Duca di Milano.
Nello stesso anno del fatto narrato sopra, con il documento datato 24 novembre 1460, Francesco Sforza concesse al Connestabile in carica, un certo Giovanni Luchino Calzacarari da Pavia, ed a suo figlio Giovanni Tommaso una licenza di dodici giorni senza ritenuta di stipendio. 
Devo questa notizia all'amico Umberto Battini per anni sagrista del nostro Duomo. Ecco il testo della disposizione ducale :

Questa disposizione ducale di per sé banale ci da occasione di ricordare un periodo, forse l'ultimo, in cui Borgo San Donnino si ritrovò a rivestire un ruolo di presidio territoriale di una certa importanza. Francesco Sforza ebbe rispetto di Borgo, dopo la presa e il saccheggio di Piacenza fu un pacifico accordo "alla pari" con i borghigiani che permise allo Sforza di stabilizzare il Ducato lombardo a sud del Po. 

6 commenti:

  1. Marisa Guidorzi24 agosto 2020 16:03

    Nel percorrere la storia di Borgo mi sembra ,ma sono pronta a ricredermi, di poter cogliere un atteggiamento di favore e di rispetto verso Milano e relative disposizioni che non si riscontrano nei confronti di Parma verso la quale compare spesso una ostilità evidente, forse attenuata nel '600 con la nascita della Diocesi fidentina la cui chiesa finalmente si sottraeva agli obblighi verso il vescovo di Parma.

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    1. L'ambizioso progetto farnesiano di fare di Borgo il terzo polo del ducato non si realizzò. L'erezione a diocesi fu una mossa esclusivamente politica per umiliare i Pallavicino e Cremona.

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  2. Marisa Guidorzi24 agosto 2020 22:09

    La meteora farnesiana passò e la diocesi rimase...

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    1. E se invece fosse accaduto il contrario?

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    2. Marisa Guidorzi26 agosto 2020 09:42

      La storia di Borgo sarebbe stata diversa,non per merito o demerito dell'uno o dell'altro, semplicemente per quel rovescio della medaglia che non conosceremo mai.

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    3. Sì, Marisa, ma la storia di Fidenza sarebbe stata diversa anche se Donnino fosse stato martirizzato ad Alseno.

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