giovedì 7 settembre 2023

8 settembre 1943 - Breve storia di un monumento e di un artista

A Fidenza una fitta rete di aiuto, non senza rischi, permise ai duecento e più militari della caserma sistemata nella vecchia Rocca di sfuggire alla deportazione. Successe l'8 settembre e proseguì nel giorni succesivi, ma questa data è soprattutto ricordata per i dieci carristi di stanza a Fidenza che nei combattimenti che a Parma ed a Piacenza hanno sacrificato le loro vite. A loro la città ha dedicato un monumento sistemato nella piazza principale della città. Opera dell'artista Alberto Allegri l'opera ebbe pareri discordanti.

Nei giorni scorsi ci è stato possibile ricostruire la genesi artistica del monumento con lo scultore Alberto Allegri (*) che ha accettato di essere ascoltato concedendoci una intervista.


Il monumento e l’artista
Breve storia di un monumento e di un artista

“Nel settembre 1974, a Fidenza in Piazza Garibaldi, un eccezionale concorso di folla, nello spazio prospicente alla ex-rocca, già sede della caserma del 433° battaglione carristi, faceva da cornice alla cerimonia di inaugurazione del Monumento dedicato ai carristi caduti nei fatti d'arme del 9 settembre 1943".
Così la copertina della rivista Il Carrista d'Italia no 7-8 1974 evidenziava l'evento dandone poi all'interno ampia cronaca:

“È stato solennemente inaugurato a Fidenza il monumento ai Carristi caduti in combattimento, a Parma, il 9 settembre 1943, nel tentativo di opporsi alle truppe tedesche. Partiti da Fidenza — dove aveva sede il 433° battaglione del 33° reggimento — quei valorosi perirono in una disperata impari lotta, che fu la prima di reparti regolari italiani. Il monumento, realizzato con una concezione astratta e stilizzata, sul simbolo del nostro stemma, ha la sua parte realistica in un cingolo e nella ruota dentata del carro. A scoprire l'opera è stata la madre del caduto cap. magg. Francesco Giavazzoli, ritratta con l'altro figlio ed il presidente provinciale di Parma, Cornini, nel momento più commovente della cerimonia, cioè lo scoprimento del monumento agli eroici carristi."

Solo successivamente a quei sei valorosi carristi inviati a Parma furono affiancati i quattro eroi, sempre del reparto di stanza a Fidenza, spediti il mese prima a Piacenza, che sostennero per l'intera giornata del 9 settembre '43 il confronto con le preponderanti forze germaniche e, in combattimento, perirono.

L'impianto generale dell'opera è stato poi modificato ed il monumento ha trovato collocazione al centro della vicinissima piazzetta laterale parte della stessa Piazza Garibaldi.

L'artista che ha ideato e seguito nella realizzazione l'opera è Alberto Allegri, nativo di Parola di Fontanellato dove tuttora risiede e lavora. Allegri è stato insieme scultore, calligrafo, architetto e disegnatore. Ha frequentato il Liceo e I’ Accademia di Brera e, nel 1964, ancora studente, ha iniziato ad esporre.

Avvalendomi dell'indispensabile supporto della moglie dell'artista Roberta Castellani e della figlia Alessia, ho incontrato Alberto raccogliendone i ricordi legati alla realizzazione dell'opera. Rapidamente dalla forma di intervista siamo passati allo scambio più diretto in cui sensazioni personali e cronaca si arricchiscono reciprocamente.
Era il 1974 e Allegri aveva fino ad allora lavorato solo con il pennello, “in due dimensioni”, ma la scultura lo affascinava perché "ci entravo proprio dentro. Usavo le mani, sentivo la materia. Invece nella pittura c'è sempre la mediazione del pennello"

L'occasione di cimentarsi con l'arte a tre dimensioni venne quando il Comune di Fidenza (architetto Pattini) gli propose di fare una scultura in onore dei carristi morti durante la guerra, che completasse l'installazione precedente formata da un gruppo di volumi quadrangolari di pietra bianca, appoggiati nell'aiuola all'angolo a destra, di fronte all' ex Rocca.

I blocchi di pietra non gli dicevano nulla, o poco, della guerra e del sacrificio dei militari morti. Il colore, la forma, il materiale non lo convinceva. Pensò invece al ferro, che ha un’allusione diretta alla guerra e alle armi. Fu l'imprenditore Massenza a dargli il materiale e a mettergli a disposizione lo spazio e un operaio per lavorare.
A poco a poco prese forma quello che sarà il monumento ai carristi:
“Il ferro viene modellato con l'intento di ricordare la bruttura della guerra e soprattutto il fatto avvenuto lì. Il cilindro ricorda il cannone, le punte/gli spigoli ricordano lo scontro, I fili d'acciaio contorti rappresentano la fiamma. C’è anche l'idea metaforica di un'ala, a significare il valore e l'importanza del sacrificio delle persone che hanno perso la vita”.
Alla fine, Allegri si sentirà soddisfatto della sua opera e da quel momento si dedicherà alla scultura fino a lasciare quasi definitivamente il pennello: il metallo ed anche il legno arso diverranno i materiali prescelti per i suoi racconti in forma di cose.

Nel ribadire la sua soddisfazione aggiunge: 
"so che ci sono state anche delle critiche. Per molte persone era un pezzo di ferro messo lì! Però tante altre persone hanno apprezzato il lavoro. Tra loro anche molti critici o artisti che mi hanno fatto grandi elogi"
All'epoca era l'unica opera di carattere contemporaneo a Fidenza e da essa scaturì l'idea, con gli amici artisti di Milano, di realizzare una scultura di gioia: un’opera d’arte capace di trasformarsi in un gioco per bambini, da collocare nel giardino davanti al teatro:
"Abbiamo fatto disegni ed anche un modello. L'idea fu presentata in Comune, ma non se ne fece mai nulla" e conclude "Staccioli, Alic, Cavallieri, Bonalumi...hanno fatto una buona fetta dell'arte del secolo scorso...Peccato!"
Tornando al monumento ai carristi Allegri confessa che non ha mai amato il cingolo posto inizialmente a lato della scultura, che riteneva una 'imposizione’ dell'Associazione dei Carristi. Per lui la sola scultura rivelava sufficientemente il suo messaggio e non sarebbe stato necessario affiancarla con un elemento così letterale.
Credeva, e crede tuttora, che ogni opera d'arte debba essere "interpretata" per quanto debba “rispecchiare il suo significato”.

Nel 2002 il Comune ha immaginato un nuovo allestimento della piazzetta a lato di Palazzo Porcellini, che occupa l’area in cui vi era un tempo la caserma. Il monumento è stato trasferito lì e ritoccato accogliendo i suggerimenti dell’artista. 
Sono stati eliminati i blocchi bianchi di pietra ed anche il cingolo. La scultura è posta su un basamento che l’innalza.
Sono stati anche aggiunti i nomi dei carristi morti, incisi in lastre d’acciaio che compongono il pavimento intorno alla scultura. Avrebbero dovuto essere illuminati di vari colori:
"i vari colori sono la rappresentazione della favola...è lo spirito, l'emozione senza forma ma che diventa materica. I diversi colori sono anche la rappresentazione di ogni persona che lì giacque morta, ognuna con una vita diversa, con un carattere diverso”.
Ecco quello che è uscito chiacchierando e riportando alla memoria quel lontano 1974.

Ambrogio Ponzi



(*) Alberto Allegri, insieme scultore, calligrafo, architetto, performer e disegnatore finissimo, ha frequentato il Liceo e l’Accademia di Brera; ha iniziato a esporre nel 1964 ancora studente. 
Numerose sono state negli anni le esposizioni personali e collettive in tutta l’Italia e all’estero, compresi gli Stati Uniti ed il Giappone.
Diverse sue opere si trovano in musei e collezioni private. Dal 1974 è scultore e, affiancando ingegneri e architetti, si è occupato di arredi privati e pubblici; alcune piazze accolgono suoi monumenti. Ha collaborato, con studi e rilievi architettonici, alla realizzazione di pubblicazioni, si è occupato di restauri e di arredi sacri.


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