venerdì 11 aprile 2014

"Fidenza è il nostro partito". Intervista a Franco Nardella candidato Sindaco


Franco Nardella, pugliese di origine, ma residente a Fidenza da più di 40 anni, per 20 docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Scientifico, oggi in pensione, fresco autore per l’UNITRE (insieme al maestro Gainotti) del poemetto eroicomico “Il biscione del Borgo” . Già noto per i suoi progetti sulla "Legalità”, per un’originale ricerca sul Ventennio fascista cui ho volentieri dato il mio contributo di immagini, nonché per un autobiografico libro sul ’68 Ora Nardella ha deciso di cimentarsi in una nuova sfida. 
L'ho sentito, ci vediamo spesso in centro, e ne è uscito questo questo colloquio che altri chiamerebbe intervista. Nel trascriverla mi ha colpito questa frase "Fidenza è il nostro partito", non è affatto ovvia, in troppi l'hanno scordata.
A.P.




D – Allora professore  scendi in campo?
R – L’espressione non è corretta, preferisco parlare di un atto di responsabilità … e non sono il solo a compierlo.

D – Chiariscimi il concetto. 
R – Sono il portavoce di un gruppo di cittadini, raccolti intorno al progetto “INSIEME PER FIDENZA”, stufi di mala politica, stanchi di partiti, movimenti e false liste civiche; cittadini uniti dal fattore “i” (indignati, inviperiti, indispettiti, insomma, incazz ….), che si organizzano per cambiare il volto della nostra città, che vogliono essere protagonisti del loro domani. Basta deleghe in bianco agli altri.

D – Come vi collocate? Destra, Sinistra, Centro …
R – Noi non ci collochiamo, noi siamo; fermi restando i valori costituzionali, il dibattito su destra-sinistra-centro non ci appassiona più, assillati come siamo da ben altri problemi:  abbiamo a cuore solo le sorti di Fidenza, Fidenza è il nostro partito. Di contro, insane alleanze nate solo per spartirsi il potere, banchetti dell’antipolitica e della protesta fine a se stessa, fantomatiche associazioni dietro cui nascondere il proprio immobilismo, civismo velleitario e inconcludente …; da una parte il paese reale, i cittadini con i loro problemi, dall'altra il parassitismo sociale … queste le nuove categorie! 

D – Il vostro programma?  
R – Semplice, chiaro, impegnativo; poggia su alcuni pilastri portanti: creazione posti lavoro, consistente riduzione imposte, tasse e tariffe (rifiuti, tari, tasi, imu, ecc…) , trasparenza amministrativa e snellimento burocratico, sostegno imprenditoria giovanile, sicurezza dei cittadini, difesa del commercio e artigianato locali, stop alla cementificazione selvaggia, riqualificazione Centro storico e frazioni, fisco equo e solidale, sostegno al volontariato.

D – Un programma certamente oneroso, anche un po’ populistico. Saranno necessarie molte risorse finanziarie.
R – Vero! Ma noi, le risorse, le abbiamo già trovate! Gli altri hanno un unico obiettivo: spartirsi il “bene comune” e anche il … Comune; noi, i cittadini organizzati, studiamo le leggi, troviamo le risorse e ci  adoperiamo per abbassare le tasse e creare posti lavoro. Riguardo al populismo, dico: non siamo forconi appuntiti né grilli sparlanti; non siamo sfasciacarrozze rampanti né astrologi rancorosi; non siamo tecnici mare/monti né nostalgici separatisti …. Siamo solo cittadini che non intendono più farsi del male; non pensiamo in termini elettoralistici, pensiamo solo in termini di bene della collettività.

D - Anche gli altri parlano di “bene comune”…. 
R – Vero anche questo! Però sono smentiti dai fatti, dalla loro stessa azione politica. Guarda chi ha governato Fidenza nell'ultimo decennio: due maggioranze diverse, due modelli di sviluppo, un unico denominatore … l’interesse di bottega, la speculazione, soldi pubblici sperperati, aumento di tasse e tariffe, ecc…, il tutto sostenuto da populismo e demagogia. I Fidentini, delusi, spaventati dal futuro, abbandonati a se stessi, non più rappresentati da questa classe politica, preparano un deciso cambio di rotta nell'interesse dell’intera comunità, per costruire la Fidenza del futuro. 

D – Come immagini o meglio, come immaginate questa Fidenza del futuro?  
R - Una città che crea legami, relazioni, partecipazione, integrazione; un paese in cui trionfano  trasparenza, integrità e onestà nella gestione della cosa pubblica; un borgo in cui è garantita la tutela dei diritti fondamentali: lavoro, casa, salute. Un luogo dove la cultura è un investimento per lo sviluppo e la qualità della vita; dove soddisfacimento dei bisogni , efficacia ed efficienza dei servizi sono la regola; dove lo sviluppo sostenibile rispettoso dell’ambiente è un’opportunità; dove la centralità spetta al cittadino ma trionfa l'interesse comune. 


Questo il colloquio, ora lascio spazio all'amico Nardella per un 

Appello ai Fidentini

Ed è con questa idea del “borgo” che rivolgo un appello ai Fidentini, ma anche ai movimenti civici e a quelle forze politiche non compromesse col malgoverno della città: non disperdiamo energie, idee, potenzialità, uniamoci per riappropriarci del nostro futuro. Tutti insieme per uscire dalla palude, per costruire insieme la nuova “Casa dei Fidentini”.


8 commenti:

  1. Sono talmente tante le cose che il Prof. Nardella intende fare, che non mi azzardo neppure a sfiorarne una, perché so che il mio cervellino non ce la farebbe ad indagarle neppure quella. Immaginiamoci se le prendessi in esame tutte. Vorrei solo pregarlo di una cosa, l'unica della quale mi intendo veramente e in questo caso mi rivolgo al docente prima che al politico: almeno Lei, Professore, non definisca Fidenza "il borgo" e non usi frasi come "del borgo; nel borgo etc". Infatti il termine giusto è "Borgo" poiché è il nome proprio della nostra Città. Non diremmo, vero: la Parma, nella Parma, della Parma; il Milano, nel Milano, del Milano. Così, da noi si deve dire: a Borgo, di Borgo, per Borgo etc. Salvaguardiamo il nostro dialetto, definendo "vernacolo borghigiano" solo l'idioma vero, puro, dotto di Borgo e facendo in modo che, le zone limitrofe, chiamino il proprio, col rispettosissimo nome che spetta loro.

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    1. Germano Meletti12 aprile 2014 10:13

      Cara Claretta, porcaccia miseriaccia ladra come gliele hai cantate, addirittura in italiano, cosa che non ti si addice, ma la tua borghigianità ti porta a fare questo ed altro. BRAVA!!!!!!

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  2. Gentilissima sig.ra Claretta,
    accetto ben volentieri la "tirata d'orecchie", vedrò in futuro di non ri-commettere l'errore. Per farmi perdonare, alla prima occasione, Le regalerò una copia del libro, scritto insieme al maestro Gainotti, "Il Biscione del Borgo" (con la "B" maiuscola).
    Cordialmente.
    Franco Nardella

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    1. La ringrazio, Prof. Nardella, ma ne possiedo già una copia. Quello che parla e che scrive il M° Gainotti, è un dialetto "parolino" e non borghigiano. Ecco perché insisto da anni nel predicare di chiamare ogni dialetto col proprio nome. A dire: dialetto borghigiano, soragnino, parolino, di Borghetto, di Castione etc. Questo intendevo specificare, di nuovo, nelle ultime tre righe del mio commento. Per il resto, sarà un piacere conoscerla.

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  3. Cary, a difesa del prof. Nardella, che possiede una cultura profonda e consistente, posso testimoniare, a te, che sei studiosa di etimologie, che il termine "borgo" non ha nessuna accezione peggiorativa e deteriore.Da millenni, ha due significati diversi: può essere un centro abitato di grandezza media e di una certa importanza, caratterizzato da un'economia prevalentemente commerciale e con una periferia a carattere agricolo, oppure l'espansione di una città al di fuori della cerchia delle mura. Quindi, definire Fidenza come un borgo, mi pare azzeccato. Tanto più che l'etimo deriva da un sostantivo tedesco, molto antico, che sta a designare uni luogo fortificato, un po' come Castrum in latino.
    Nei secoli passati, questa denominazione era spesso riservata ai paesi di importanza che possedevano un mercato ed una fortificazione. Per la presenza di queste strutture il borgo si differenziava dal villaggio, a carattere strettamente agricolo..

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  4. Biffo, non penso affatto ad una accezione peggiorativa o deterrente, poiché non sussiste il motivo. Infatti si tratta soltanto di una forma grammaticale e sintattica inesatta, come si evince dagli esempi di Parma e di Milano che ho enunciato. Borgo San Donnino non è "il borgo" (foss'anche con la lettera maiuscola), è Borgo, suo nome proprio, poiché "il borgo" è nome indeterminato. Il nome proprio di una città non vuole né l'articolo né le preposizioni articolate, se non in poche eccezioni coma La Spezia. Il mio bisnonno, quando voleva recarsi in centro, non diceva: vägh intèl Burägh, bensì vâgh a Burägh; non diceva: sum näsì intèl Burägh, bensì sum näsì a Burägh. Ancor'oggi, chi abita nelle frazioni di Fidenza, non dice: vâgh äl marchè intèl Burägh, bensì vägl äl marché a Burägh. Spero di essermi spiegata bene.

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    1. Germano Meletti12 aprile 2014 10:15

      Il tutto nomn fa una grinza. riBRAVA!!!

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  5. Clary, il prof. Nardella intendeva il sostantivo "borgo" come nome comune, riferibile a tutte le cittadine del genere di Fidenza, non come Borgo, nome proprio di città.

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