domenica 10 febbraio 2019

Il Comm. Gino Narseti nel Giorno del Ricordo

In mattinata il Comm. Gino Narseti ha deposto, insieme ad alcuni membri dell'associazione Reduci, un mazzo di fiori all'inizio della via cittadina dedicata ai Martiri delle Foibe.
Il “Giorno del Ricordo”, istituito nel 2004 al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, è stato celebrato sabato 9 febbraio nel Ridotto del Teatro Magnani.


Erano presenti il Presidente del Consiglio Comunale Amedeo Tosi, alcuni Consiglieri comunali, il Sindaco di Fidenza Andrea Massari, il Prefetto di Parma dottor Giuseppe Forlani, il Questore di Parma, dottor Gaetano Bonaccorso, il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Parma, Colonnello Salvatore Altavilla ed il Comandante provinciale della Guardia di Finanza di Parma, Colonnello Gianluca De Benedictis. Don Alessandro Frati ha portato il saluti di S.E. il Vescovo Ovidio Vezzoli. Erano pure presenti rappresentanze del mondo della scuola, delle associazioni d'arma e dei vigili urbani.

Il Prefetto di Parma dottor Giuseppe Forlani
Il Comm. Gino Narseti ha preso posto al centro del tavolo dei relatori Accanto al professor Marco Minardi, dell'Istituto storico della Resistenza di Parma, relatore ufficiale sul tema “Identità e umanità. Il confine orientale tra guerra e dopoguerra”. 

La Prof.ssa Maria Pia Bariggi, Assessore alla Cultura ed alla Scuola. ha gestito l'intero incontro arricchendo, con la sua consueta maestria e cultura, la "scaletta" degli interventi. 
Nel corso della mattinata inoltre, gli studenti degli istituti superiori di Fidenza hanno letto alcuni brani tratti dal libro “I gatti di Pirano. Dal mare istriano al Campo di Fossoli” di Anna Malavasi e Marino Piuca.
Il libro è una testimonianza sull'esodo istriano rivissuto attraverso gli occhi di un bambino costretto a lasciare il proprio paese e una piccola antologia di brani letterari e storici che parlano di situazioni, paesaggi, sentimenti, momenti di vita degli anni del dopoguerra da Pirano, paese istriano affacciato sul mare, ai campi profughi di Trieste ed al villaggio San Marco che ospitò a Fossoli dal 1955 al 1970 numerose famiglie di profughi giuliano-dalmati.

Senza nulla togliere agli altri interventi mi pare giusto richiamare la vostra attenzione alla testimonianza del Comm. Gino Narseti, Presidente della locale sezione dell'Associazione Naz. Combattenti e Reduci, memore della sua partecipazione in Jugoslavia degli eventi che hanno preceduto quella tragedia. I suoi 97 anni non hanno certo offuscato né la sua memoria né la sua capacità di efficacemente comunicare. 

Ne propongo l'ascolto nel filmato e la lettura nella "traccia" dello stesso.
Ambrogio Ponzi  



INTERVENTO 9 FEBBRAIO 2019

Un cordiale saluto a voi ed un ringraziamento per la vostra presenza a questa cerimonia della memoria.

Il xx secolo è il secolo della scienza, della tecnologia, delle invenzioni, ma anche di due guerre mondiali, terrificanti.
La giornata odierna in virtù della legge 1992 del mese di aprile è dedicata a fare memoria delle foibe Di Trieste e dell’Istria.
Nel 1945 le armate tedesche si arresero; l’Italia esultò   per la prospettiva dl una pace, ma non fu cosi per Trieste e per l’Istria che verranno occupate dalle truppe partigiane del maresciallo Tito all'insegna della stella rossa e con i comunisti locali che avevano fatto causa comune con Tito. L'occupazione comporterà tortura e morte per gli italiani di ogni estrazione, civile e militare, per 40 giorni.
Sul ciglione carsico, a 9 km. Da Trieste (in collina), sorge la foiba dl Basovizza, divenuta simbolo di tutte le foibe del Carso e dell’Istria, per i suoi 256 m. di profondità, un calvario con vertice sprofondato nelle viscere della terra.
Lassù arrivavano gli autocarri della morte, con il loro carico di disgraziati, questi con mani straziate dal filo di ferro, avvinti fra loro, venivano sospinti sull'orlo dell’abisso.
Una scarica di mitra al primo, faceva precipitare nella voragine di Basovizza, chi non trovava morte istantanea nella caduta sul fondo, continuava ad agonizzare tra gli spasimi delle ferite e delle lacerazioni. Su questi corpi ne arrivavano altri ed altri ancora e, a fine guerra si raggiunse un cumulo di 156 metri di ossa di 10.000 mila infoibati o anche più, con una ferocia inaudita.
Questa tecnica veniva eseguita anche in tutte le altre foibe.
Nel 1948 alla città di Trieste venne concessa la medaglia d'oro al valore militare, con la seguente motivazione:

"Sottoposta a durissima occupazione straniera subiva con fierezza il martirio delle stragi delle foibe, non rinunciando a manifestare il suo attaccamento alla patria".

Nell'anno 1992, il presidente luigi Scalfaro firmava il decreto che elevava a monumento nazionale la foiba di Basovizza, la foiba di Villa Opicina e la Risiera di San Saba.  L'arcivescovo Antonio Santin di Trieste dettò l'epigrafe che si legge sulle tombe:

"Il loro sacrificio ricordi agli uomini la via della giustizia e dell'amore, sulla quale fiorisce la vera pace". 

Il mio intervento finisce qui, ma propongo la lettura della poesia che riguarda la foiba di Basovizza.

Il presidente della sezione di Fidenza dell'Associazione nazionale Combattenti e Reduci.
Comm. Gino Narseti

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