giovedì 21 febbraio 2019

Toponomastica anticlericale attorno al Duomo

Contrada  San Bernardo, sul lato sinistro della strada vediamo
quel che rimane del convento delle monache cistercensi

Contrada San Bernardo, Via Fra' Gherardo e Vicolo Arnaldo da Brescia


Inserita tra i "terragli a ponente" la contrada San Bernardo conduce dalla chiesa di San Pietro alla piazza del Duomo entrandovi, all'altezza di Palazzo Arzaghi, nel punto che permette di cogliere meglio l'insieme della facciata della cattedrale. 
Deve il suo nome al convento San Bernardo ma dell'antica costruzione rimane solo un frammento. Oggi la strada è dedicata a Gherardo da Borgo San Donnino, cui fu comminata l'accusa di eresia ed i suoi libri vennero bruciati. Questa via, in precedenza, era localizzata in luogo diverso, precisamente dove oggi abbiamo Vicolo Bormioli. 
La toponomastica del quartiere ha avuto altre rettifiche nel dopoguerra.
L'origine del convento si colloca nel XIV secolo, alcune Monache Cistercensi si portarono in Borgo San Donnino nel 1309, aiutate dal capo popolo borghigiano Rolandino Scorza, trovandosi in una situazione di   pericolo nel loro convento sull’Arda. Il nuovo convento fu eretto nel 1315 e dedicato a San Bernardo. 
La chiesa fu terminata nel 1577 ed anch'essa dedicata a San Bernardo. 
Dopo la soppressione dell’Ordine per editto napoleonico il complesso viene ceduto alla famiglia Bormioli che nel 1809 lo destinò a vetreria.
Nel 1936 è parte dell’area del Seminario Vescovile e nel dopoguerra diventa zona residenziale. Come abbiamo detto poco rimane dell'antico complesso delle Monache Cistercensi. 
All'altezza dei resti dell'antico convento si diparte Via Arnaldo da Brescia che poi piega ad angolo retto ed arriva sul lato sud della cattedrale. 
Oggi la vecchia contrada è una tranquilla zona residenziale che ha seguito l'invecchiamento anagrafico della popolazione residente. Le case, la cui pittoresca schiera si vede nella foto, non hanno subito danni dai bombardamenti aerei che invece hanno colpito pesantemente l'area dell'ex seminario vescovile poco distante. 
La dedica di due vie cittadine a Fra' Gherardo e a Arnaldo da Brescia è attribuibile al clima anticlericale che si respirava nei primi tempi dello Stato Italiano.
Contrada San Bernardo in un olio del 1947 del Pittore Ettore Ponzi
Digressione storica: San Bernardo e Arnaldo da Brescia

L'idea che ancora riesce a trasmetterci questa zona rimanda direttamente al medioevo sia per l'immaginario richiamo visivo sia per i riferimenti toponomastici che brevemente abbiamo citato.
Contemporanei furono San Bernardo e Arnaldo da Brescia, due personaggi che si trovarono avversari nel secolo XII e che giocarono un ruolo di primo piano nelle vicende politico-religiose europee. 
San Bernardo difese l'istituzione contro ogni forma scismatica e perseguitò in ogni modo Arnaldo che tale fu ritenuto.
Ignota è la data di nascita di Arnaldo e di lui non si ha un ritratto fisico, da alcuni fu reputato un lupo sotto le spoglie di un agnello, per altri un fustigatore dei costumi del clero. 
La sua vita fu una continua fuga inseguito dalle terribili accuse di san Bernardo: "Arnaldo la cui parola è miele, ma la dottrina veleno". 
Predicò Arnaldo la separazione tra il potere temporale dello Stato da quello spirituale della Chiesa, lo fece con troppo anticipo e, quel che peggio per lui, andò fino in fondo nel predicare e nello spendersi per questo principio.
Fu a Roma, in preda a lotte interne tra fautori di un potere repubblicano e papato, dove dispiegò tutte le sue risorse di predicatore. Finì male per Arnaldo che, tradito dall'imperatore Federico Barbarossa, fu consegnato alla giustizia ecclesiastica ed impiccato, il suo corpo bruciato e le ceneri disperse nel Tevere.
La sua morte è in questi versi:


Arnoldus periit, cujus quia perdita vita,
Mens mala, prava fides, mors quoque fida fuit.
Papa pater patrum, lux legis, semita juris,
Scismaticum reprobat, quem revocare nequit
Rex danmat, lictor celo terreque perosum
Inter utrumque levat hunc in utroque reum.
Ne tamen inficiat corruptio corporis auras
In subitos cineres igne crematus abit;
Quos Tiberis magne reverenter destinat urbi,
Corpore conciliat sic elementa suo.
Exitus iste manet, quicumque fidem violarit,
Quam petra commisit, Petre beate, tibi.

Ora queste cose sono da tempo passate e scritte nei libri. Noi a Borgo san Donnino, oggi Fidenza, ci siamo giunti partendo dalla toponomastica. 

2 commenti:

  1. Ho sempre pensato che lo studio della toponomastica e della sua storia coincida con la analisi del percorso storico-culturale di una città e quì ne abbiamo la conferma, molto interessante.

    RispondiElimina
  2. Franco Bifani2 marzo 2019 07:24

    Ci sono toponimi e molti nomi addirittura di origine preindoeuropea, come Alpi. E i cognomi in -asco, liguri, e poi Camoscio, Valanga.

    RispondiElimina