giovedì 3 settembre 2020

Elogio a Fiammetta: cortigiana ed anche onesta

La strada del ritorno la facciamo con l’autobus 87 che, da San Giovanni in Laterano, ci porta direttamente nei pressi del Palazzo della Corte di Cassazione (accanto a Castel Sant’Angelo). Scendiamo all’ultima fermata di Via Zanardelli, prima del ponte su Tevere dedicato ad Re Umberto. 

Elogio a Fiammetta: cortigiana ed anche onesta
Da qui, sempre in tema di stranezze, raggiungiamo la vicina Piazza Fiammetta. Una piazza intitolata ad una prostituta è già di per sé un fatto insolito e soprattutto nella città dei Papi, sembra incredibile. Il caso di Fiammetta rappresenta proprio un’eccezione, ma d’altra parte lei non fu una prostituta qualunque. Cortigiana e anche onesta! 
La casa di Fiammetta
All'epoca, siamo alla fine del Quattrocento, erano definite “cortigiane oneste” le prostitute d’alto bordo, quelle che non esercitavano la professione vendendo il proprio corpo, nei vicoli bui o tra i fornici degli acquedotti, tra pericoli e miseria, ma nelle stanze del potere o meglio nelle stanze dei potenti. La loro onorabilità era direttamente proporzionale a quella dei clienti. 
Erano donne di una certa cultura, animatrici di eventi culturali e mondani che si muovevano tra i circoli viziosi e quelli intellettuali. Istruite ed intelligenti, seducenti ed eleganti… facevano perdere la testa a signori, cardinali e persino a qualche Papa, come Vannozza Cattanei, amante en titre di Papa Alessandro VI Borgia, nonché madre dei suoi figli.


Sappiamo poco della vita di Fiammetta Michaelis, ma quel poco è sufficiente a ricostruirne la brillante carriera. Fiorentina di nascita, era arrivata a Roma a soli tredici anni, accompagnata dalla madre Santa, anch’essa prostituta. 
A neanche quindici anni Fiammetta aveva già fatto fortuna conquistando il cuore del Cardinale Jacopo Ammannati Piccolomini. 
Alla sua morte, nel 1479, l’uomo l’aveva inserita nel testamento lasciandole come fruttuosa buonuscita una vigna con casale, fuori città, lungo le mura vaticane, due case in Via dei Coronari, una sull'attuale Via di San Simone e un’altra casa in quella che è l’attuale Piazza Fiammetta. 
L’affare era evidentemente scandaloso e Papa Sisto V intervenne facendo bloccare il testamento, ma la commissione (precedendo vergognose delibere come accade ai giorni nostri) deliberò che era permesso a Fiammetta venire in possesso della eredità non per i servigi al Cardinale, ma per “amore di Dio e per provvederla di una dote”. 
In sostanza trasformarono il testamento in carità, una ricchissima elemosina. Dopo Fiammetta passò tra le braccia del figlio di Alessandro VI Borgia, quel Cesare Borgia detto Valentino, noto come uno degli uomini più potenti e tracotanti del Rinascimento, nonché figlio di quella Vannozza Caetani a sua volta cortigiana d’alto bordo. Parlando di Piazza Fiammetta, un amico, ufficiale, ebbe a dirmi – e mi è rimasto impressa la sua definizione – che non è strano intitolare una via o una piazza ad una prostituta, pur se di alto rango, ma trattasi semplicemente di democrazia toponomastica ! 
Per oggi, lasciamo per ultima una curiosità che nulla ha di religioso, di magico… anzi è anche faticoso raggiungere la cima dell’Aventino per vederla e poi rendersi conto che, alla fine, non è nulla di particolarmente esaltante, ma bisogna andarci, proprio per rendersene conto. 




L'ineludìbile buco della serratura

Ci hanno insegnato che spiare dal buco della serratura è maleducato, sconveniente e anche un po’ morboso. Certo è un comportamento istintivo al quale può essere difficile resistere, anche perché è più divertente assecondare la curiosità che la morale. 
A Roma tutte le regole sembrano saltare in aria e a proposito c’è un luogo famoso proprio per dare libero sfogo a questo gesto altrimenti esecrabile. Si tratta del Portone della Villa del Sovrano Militare Ordine di Malta. 
E’ un appuntamento segnalato da tutte le guide, anche quelle che accennano solo alle opere d’arte, ma si danno da fare per citare questo portone.


Avvicinando l’occhio al chiavistello del portone, ingresso principale della villa, la maestà della Cupola di San Pietro appare incorniciata da un tunnel di rigogliosa vegetazione. 
La prospettiva è un capolavoro e la vista diventa particolarmente suggestiva al tramonto quando il cupolone si tinge d’arancio. 
A quel punto diventa difficile staccare l’occhio dalla serratura, ma la coda che si è formata dietro ci invita ad un tempo limitato e poi, fotograficamente, l’effetto non appare così magico come dal vivo. 
Intanto che siamo sull'Aventino una vista panoramica davvero eccezionale la si gode dal Giardino degli Aranci e vale la pena di sfruttare l’occasione per una foto davvero coinvolgente. 
Il Giardino degli Aranci venne concepito da Raffaele de Vico nel 1932 con una struttura rigidamente simmetrica, con un viale posto esattamente al centro. L’entrata principale del Giardino è sito in Piazza S. Pietro d’Illiria, e fu arricchito nel 1937 dal portale proveniente da Villa Balestra. 
Altri due ingressi si trovano in Via di Santa Sabina e a Clivio di Rocca Savella. Gli scorci suggestivi e il superbo panorama che si gode dal belvedere del Giardino degli Aranci ne fanno uno dei luoghi più romantici della Città Eterna. Lo sguardo spazia dal Tevere, ai Templi del Foro Boario, da Santa Maria in Cosmedin, fino al Gianicolo e l’inconfondibile e imponente sagoma della cupola di San Pietro.  
Per concludere questa giornata “diversa” a Roma, diciamo che non basta una vita per conoscerla e proprio perché eterna non stanca mai, non passa mai di moda e, soprattutto, non annoia mai. Roma è come una donna di grande classe, che i secoli hanno resa immutabile nella sua bellezza, nella sua attualità e nel suo futuro verso l’eternità.
Nino Secchi

5 commenti:

  1. Ninetto nostro, sei un'enciclopedia vivente. Tutto molto interessante.

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  2. Tutto questo a che pro. Per giustificare gli amori presunti tali di Berlusconi forse, o di qualche altro personaggio famoso. Visto che lo facevano anche i cardinali. E poi ogni articolo storico richiedo una adeguata documentazione con note a margine, per verificarne l’attendibilita’ Non basta dire ma figurati, e’ certamente vero.

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    1. Lascio a lei l'abbinata Berlusconi-cardinali che non ha alcun legame con l'articolo ed è pertanto una sciocchezza unicamente sua.
      Per quanto riguarda il resto si rilassi rileggendo l'articolo, si accorgerà che è di un visitatore curioso non di uno storico.

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    2. Io sono molto meno diplomatica di Ambrogio e dico all'anonimo delle 11, 34, di farsi togliere il dente avvelenato che si ritrova in bocca.

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  3. La mia e’ solo una illazione definirla sciocchezza e’ piu’ che legittimo. L’articolo e’ scritto bene e suscita interesse indubbiamente. Il mio non vuole essere un giudizio ne’ su chi lo ha scritto ne’ su chi lo ha pubblicato. Ribadisco che e’ un invito a corredare di un substrato di storicita’ gli articoli storici, indispensabile per non cadere nel mero chiacchiericcio

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