venerdì 25 ottobre 2019

Luogo dell'anima: "La piazzetta"

Ciao Ambrogio,
ti allego un simpatico articolo della maestra Franca Bandini Mambriani, che avrebbe voluto leggere al momento della premiazione come Fidentino dell'anno. L'ha consegnato ad Anna dicendo che sarebbe felice se il pezzo venisse pubblicato sul tuo blog, vedi tu.

Un caro saluto
Angelo Orzi

Un luogo: Via Micheli 1, "La piazzetta"

Un tempo 1933-1944
Ho accettato di portare il mio ricordo di questo luogo, in un tempo lontano cioè il periodo che va dal 1933 al 3 maggio 1944 quando gli aerei americani hanno deciso che il nostro tempo lì era finito.
Naturalmente il mio racconto avrà un carattere un po' poetico perché i ricordi mantengono quello che c'è di bello nel nostro vissuto: vi ringrazio perché ascoltate queste parole con la compiacenza che si ha di solito coi vecchi, i quali amano credere che la loro storia sia straordinaria. Questa non è la mia storia, ma è quella di un luogo al centro del quale stava e sta l'oggetto della nostra festa di oggi, cioè la pompa.

Lo slargo che consideravamo una piazzetta ha ancora le caratteristiche di un tempo, ma è cambiata l'atmosfera. La zona libera era circondata da case abbracciate come persone, nate senza un preciso progetto e diverse per forma e per colore. Queste braccia amorose avevano ed hanno una caratteristica: sono edifici con una parta che guarda la strada e dietro hanno un cortile e un magazzino, officina, scuderia a seconda dell'uso.


Si arrivava a questo spiazzo o da Via del Teatro o da Via Cavour o dal Duomo, ma la vita era soprattutto concentrata in questo cerchio di lavoro e di affetti. Le case rappresentavano la diversità e nello stesso tempo l'insieme della gente del luogo. L'insieme acquista una luce nuova se vi prendo per mano e vi accompagno a vedere il luogo.

C'erano case importanti delle quali si conosceva poco perché erano abitate da persone molto riservate e moltissime altre che erano vere e proprie fonti di vita operosa. Lungo Via del Teatro si incontrava un maniscalco con i cavalli, la pasticceria di Ramenzoni che regalava le paste e le briciole ai ragazzi.
L'osteria di Storino, la casa della cartomante e un grande edificio in cui famiglie numerose si accontentavano di due stanze e del cortile. I cortili! I cortili per il bucato, con i giochi, con il pozzo, con le terrazze interne: splendida forma di privacy e nello stesso tempo di possibile convivialità.



La pompa era un punto di riferimento per i motivi più vari: innanzitutto per l'acqua da bere perché nei primi anni Trenta non c'era l'acqua in casa e anche dopo avevamo il secchio con l'acqua della pompa in cucina

Nella Via Micheli, Fallini, il meccanico di biciclette aveva un grande negozio di bici, oggetti molto desiderati da tutti. Accanto c'era la falegnameria di Lori, un artigiano che era diventato artista, creatore di mobili e ci regalava i trucioli e la segatura, molto utili per il riscaldamento dell'unica stanza che conosceva il calore in tutte le case.

Palazzo Micheli era sempre chiuso. Proseguendo verso il duomo c'era il forno di Bonatti che aveva due doni meravigliosi per tutti: un pane squisito e il forno caldo per le giornate di inverno.

L'ultima casa, dell'ala sinistra della piazzetta, era una specie di villetta misteriosa con una porta a vetri colorati e un piccolo giardinetto. Di fronte nell'altro braccio della piazzetta, chiamiamola così, c'erano un negozio di scarpe di Malchiodi e la casa straordinaria dei Chierici che aveva nel cortile una potente motocicletta straordinaria ai nostri occhi* Il padre di quella famiglia non si muoveva in motocicletta, ma portava il latte a domicilio, girava con una bicicletta a cui era appeso un bidone del latte con gli strumenti per distribuirlo.
Subito dopo c'era una tabaccheria gestita dalla Nina, che faceva dolci straordinari ed aveva tutti quelle sciocchezzuole che attiravano i bambini.. .quando avevano i soldi. 

Continuiamo e troviamo una grande casa che potrebbe essere chiamata condominiale perché era abitata da famiglie molto numerose: la più conosciuta era quella dei Rota. Sempre contiguo c'era il palazzo della Signora Irene Corbellini famosa perché era una imprenditrice: si narrava che avesse acquistato una serie di palazzi in una sola notte.

La casa successiva era l'Osteria del Cervo gestita da una famiglia molto generosa: si poteva bere un bicchiere e pagarlo quando c'erano i soldi. La casa che veniva dopo era quello del parrucchiere Coppola che aveva nel retro una piccola carbonaia nella quale si poteva comprare un secchio di carbone quando potevamo permettercelo.
Il giro continuava al di là dello sbocco per Via Cavour con il negozio di vini di Maffini e la salumeria di Peveri, i cui gestori sono stati i benefattori di tutto il quartiere con i libretti della spesa che si pagava a fine mese... oppure no.
Nel cerchio della "Piazzetta della pompa" c'era anche la casa di un consigliere comunale la famiglia Magnani e un altro barbiere Rino.

La movida della zona era sostenuta da alcuni eventi straordinari quali la sfilata dei cresimandi, la passerella della gente bene di Fidenza che si recava la domenica alla messa di mezzogiorno in "gran pompa" e la Maiulen con il suo carretto stagionale di castagne o mele o pattona.
Un tocco particolare era quello di Denti, che andava e tornava dal lavoro fischiettando in modo straordinario musiche d'opera.

E poi... bambini, ragazzi, una folla di trenta creature che vivevano praticamente nella piazza. Finiti i compiti la zona era animata da folletti con corde, palle, gesso per scrivere sui marciapiedi: l'arredo era la pompa che forniva l'acqua per bere, lavarsi i piedi, togliersi il sudore.
Le porte e le finestre erano quasi sempre aperte in primavera, in estate e in autunno. Le donne di casa, prima di scena, scendevano sulla via a chiacchierare, a dipanare lana per i materassi, a pulire il rame, pronte ad aiutarsi nei matrimoni, nei funerali, nei parti.

La pompa ha visto tutto questo e io sono convinta che lo conservi perché anche le cose hanno sicuramente un'anima: benevola, disponibile, pronta a vedere tutto quello che accade attorno a lei con occhi buoni e ad offrire quello che ha di più prezioso, cioè l'acqua.

Il sabato di Pasqua quando scioglievano le campane tutta la piccola città di Via Micheli andava a lavarsi gli occhi all'acqua della pompa perché si diceva che portasse fortuna.

Quello che scrivo può sembrare poetico, non è il rimpianto di un tempo perché la vita procede, è una visione particolare perché mi ha riportato a quel tempo senza limiti di spazio e di speranza che è la giovinezza. Volevo anche che ritornassero per un momento alla luce tutte le persone che hanno contribuito a dare un senso a un luogo ed a una storia, che è la radice di quella nostra di oggi*

6 commenti:

  1. Bellissimo racconto. Grazie Franca

    RispondiElimina
  2. Grazie Franca anche se io non ho vissuto quel periodo questo racconto Mi ha commosso

    RispondiElimina
  3. Carissima Franca 'd Mambariàn, Che il Signore ti conservi ancora a lungo, per la gioia di Fidenza. La tua età ti consente di ricordare il quartiere Oriola, prima del suo risanamento ed è bello durante le nostre telefonate settimanali, fare confronti divertenti ed istruttivi. Ci dividono diciotto anni e molte cose, della nostra amata Bùrägh, sono cambiate dalla tua infanzia alla mia, lo stesso, c'è un filo conduttore, tra ciò che mi racconti tu e ciò che ti racconto io. Grazie Maestra Franca. Una nota sconosciuta a molti: sei anche un ottima cuoca. Ecco, äl vreva dîr e l'ho ditt.

    RispondiElimina
  4. Penso che i bombardamenti americani abbiano spazzato via anche la modestia di quei tempi, seppur con i loro pregi e difetti.

    RispondiElimina
  5. Roberta Taccagni27 ottobre 2019 00:58

    Bellissimo! Vera poesia! 😍

    RispondiElimina
  6. Non sono di Fidenza , ma questo racconto è commovente , andrebbe letto ai giovani , a cui troppe situazioni sfuggono.

    RispondiElimina