sabato 19 ottobre 2019

Identità borghigiana e toponomastica urbana: quale rapporto?


 Mercoledì 16 ottobre nel locale alto della torre della Porta Occidentale di Borgo con la prof.ssa Luciana Teroni e la prof.ssa Maria Pia Bariggi, assessore alla cultura, ho partecipato come relatore alla conferenza conclusiva del progetto "I toponimi dell'identità".

L'intero progetto, che è stato realizzato con il contributo dell’Istituto per i Beni artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna, ai sensi della L.R. 16/2014 <Salvaguardia e valorizzazione dei dialetti dell’Emilia-Romagna>, si è sviluppato per circa un intero anno principalmente presso le aule del Liceo Scientifico Scienze Applicate “A. Berenini”.
Finalizzato a correlare l'offerta formativa con lo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio ha visto una pluralità di contributi, interni ed esterni alla scuola, come possiamo leggere alla pagina 6 del libretto di 48 pagine presentato nel corso della conferenza e che potete trovare in formato PDF  e scaricare.
Credo doveroso tuttavia evidenziare tre contributi: quello della prof.ssa Rita Montesissa, dirigente scolastico dell'istituto Berenini, quello della prof.ssa Elisabetta Papa, tutor scolastico dell'iniziativa unitamente alla prof. Rita Teroni, ed infine quello, indispensabile, della signora Claretta Ferrarini e del suo team di dialettologi.

L'afflusso del pubblico che ha superato le ripide scale ha messo a dura prova la struttura di Casa Cremonini, ma non c'era ambientazione migliore dai punti di vista sia scenico che simbolico.

Non ho foto del tavolo dei relatori, mi limito quindi a pubblicare qualche immagine delle tante proiettante nel corso del mio intervento, pubblico anche gli appunti che ho utilizzato nella loro forma "grezza", evidenziando solo un paio di conclusioni. Vi invito ad una benevola lettura. 
Ambrogio Ponzi


IDENTITA’ E TOPONOMASTICA

È possibile pensare ad una città senza toponomastica? Senza quei nomi, quei riferimenti che in qualche modo la descrivono?           
Le carte topografiche, le targhe stradali non risalgono a molti secoli fa e l’ufficialità delle indicazioni viarie urbane è conquista recente. 
Oggi, dopo circa 300 anni dalla redazione di mappe viarie urbane partendo da una rilevazione puntuale del territorio, è difficile concepire di vivere in una città senza consolidati riferimenti toponomastici, eppure per millenni abbiamo vissuto assumendo come riferimenti prima luoghi particolari: un guado o un ponte, una fonte, un bosco, un rilievo del terreno (pensiamo alla Roma dei colli, ma anche all’Oriola di Borgo). 

Col tempo si aggiungono e prevalgono altri riferimenti, quelli che rimandano a luoghi di culto o di mercato o di assemblee cittadine, il tempio di Minerva diventa l’incrocio di santa Maria e per lungo tempo semplicemente «il semaforo»! Le case in pietra e con il tetto non di paglia sono altrettanti riferimenti talvolta diventano vie o vicoli o borghi.
È successo più volte alla nostra città che si azzerassero i riferimenti toponomastici cittadini, recentemente è avvenuto nel 1944, ma successe anche nel 1341 nel Borgo san Donnino dai tetti di paglia, e prima ancora alla fine del XIII secolo quando furono rasi al suolo il Borgo ed il Castello. 
Tutte le volte, i borghigiani prima, i fidentini poi, hanno reagito, hanno costruito su macerie una nuova città, creando un nuovo reticolo urbano facendo riferimento ai pochi, pochissimi, riferimenti che non potevano dimenticare: il duomo, la piazza, il convento dei gesuiti e quello delle orsoline, San Michele e le altre chiese e … basta. 
Un altro riferimento spesso trascurato ma costante negli ultimi 800 anni è la Zappella, luogo tanto importante quanto sempre trascurato, eppure non è lì per caso! Altro che narrarci la blasfema moltiplicazione dei panini! 

La nostra identità è tutta in questa capacità di rinascere reinventando la città stessa. È il momento in cui si esprime tutto il nostro orgoglio tutto il resto è torta fritta.



BORGO SAN DONNINO / FIDENZA: IL TRAVAGLIO TOPONOMASTICO

Non conserviamo tuttavia sincero amore per i luoghi e le memorie; riguardo al passato siamo dei nostalgici poco interessati a conoscere la storia preferiamo aneddoti, cronaca, cartoline vecchie e pieghiamo la storia a nostro piacimento ancor prima di conoscerla.  
Con la toponomastica da 150 anni poi ci stiamo giocando. Ogni cambiamento di umore politico dà luogo ad una rivisitazione della toponomastica: da quella risorgimentale, savoiarda, massonica, anticlericale di Luigi Musini (via Gherardo e Via Arnaldo da Brescia) a quella sindacale, poi è la volta di quella fascista, limitata nel 1923 poi totalitaria tra il 1943 e il 1945 (via Muti), infine approdiamo in quella democratica con la prevalenza della componente socialcomunista (via Gramsci e, fuori dal centro, le nuove via Togliatti e via Nenni ma anche via De Gasperi), infine a quella «onnivora» della maturità attuale. 
Non dico delle varianti o dei traslochi: via Garibaldi che diventa Via Cavour, e Piazza Cavour che diventa piazza Garibaldi, via Andrea Costa che lascia il posto a Mazzini per riapparire poi in altra parte della città.
Le nostre vie non hanno nome stabile; pensiamo a Piazza del Mercato, Foro Boario, Piazza Pontida, Piazza Martiri Fascisti, Piazza Matteotti. 

Mancano indicazioni di vie che rimandino a mestieri o a momenti comunitari e il dialetto non aiuta. 
Come vedremo l’odonomastica popolare e dialettale che in qualche modo conserviamo non è di grande ausilio, spesso il suo spessore temporale è limitato ad una o comunque poche generazioni.


Tutto questo ed altre indicazioni storiche inducono a pensare che di tutta l’odonomastica storica fidentina e borghigiana restano solo i Traj ma non è poca cosa. 
A.P.

8 commenti:

  1. Il libretto che ci è stato offerto è di grande interesse per poter immaginare Fidenza-Borgo San Donnino ai tempo dei nostri antenati, specialmente per chi fidentino lo è da diverse generazioni. Lì possiamo ritrovare le nostre radici,rivivere i racconti dei nostri nonni e dei nostri genitori e anche la nostra infanzia.E' stato un vero piacere aver partecipato a questo incontro

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  2. Bel lavoro. Complimenti a tutti. Èl slär, fòrsi, l'era intla Piasa del Dôm.

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    1. Proprio così,angolo Via fra' Gherardo. La foto è anni venti.

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  3. Marisa Guidorzi19 ottobre 2019 16:45

    Mi sembra di ricordare la presenza di un sellaio ( che forse non faceva più selle! ) in via Malpeli quando arrivai a Fidenza nel '76...Me l'ha ricordato la foto.

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  4. Complimenti a tutti. Èl slär l'era intla piasa del Dôm. Lo si capisce dall'acciottolato stradale.

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  5. Signora Guidorzi, ricordo chiaramente Càrlon èl slèr in via Malpeli, la sua bottega oltre ai vari moccoli emanava profumo, si profumo di cuoio e di un tempo passato.

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  6. Mirella Capretti25 ottobre 2019 23:47

    Ambrogio,
    finalmente ho anch'io tra le mani l'opuscoletto "I toponimi dell'identità", donatomi da persona gentile che ha preso una copia per me, purtroppo assente alla presentazione.
    Mi unisco subito al coro di voci positive che ho sentito al riguardo, perché è un bel lavoro, agevole, alla portata di tutti, che aiuta a ricostruire il sapore di un tempo tra le Vie del Borgo, con un quadro dei periodi storici in ordine cronologico molto utile.
    Direi che dovrebbe stare tra i libri di ogni famiglia fidentina, perlomeno in ognuna di quelle orgogliose della propria Città!
    Il mio plauso quindi al Dirigente scolastico, ai Docenti, agli Alunni e agli Studiosi fidentini e non, che, con tanta passione, impegno e pazienza, hanno contribuito alla realizzazione dell'opera.
    Consentitemi solo, se volete, di rivedere a pag. 12, dove si parla del corpo di San Donnino portato nel convento di San Giovanni. Sembra, secondo le carte consultate da Don Amos Aimi, che nel 1179, le reliquie del Santo siano là traslate mentre finiscono i lavori in cripta, e non per minacce di saccheggio su Borgo. Non so, io non c'ero...
    Altra cosa invece più sicura, a pag.23: le mura fatte costruire da Ottavio e Alessandro Farnese nel 1575, secondo l'uso di Fiandra e fatte distruggere da Ranuccio I° tra il 1603 e il 1604 - che includevano le fortificazioni viscontee - non erano a pianta ottagonale, con otto lati, ma bensì a forma ettagonale, con sette lati, come da Mappa in Archivio di Stato a Parma.
    Sperand bene accolto il mio piccolo contributo, porgo a tutti gli Autori i miei sentimenti di stima e di gratitudine.
    Mirella Capretti

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