giovedì 31 gennaio 2013

Il compito dell’educazione come responsabilità comune

Il prof. Pierpaolo Triani, docente all’Università Cattolica di Piacenza,
con il Vescovo Carlo Mazza e Don luigi Guglielmoni

“Ogni persona ha diritto a un’educazione radicata nella propria cultura e aperta a relazioni fraterne”

“Lo scopo finale dell’educazione dei nostri giovani è quello di farli diventare grandi, dentro un progetto di vita che è quello voluto dal Signore. Dobbiamo essere dei protagonisti dell’educazione secondo il piano di Dio”.
Con queste forti parole il Vescovo di Fidenza, mons. Carlo Mazza, ha concluso il bellissimo convegno diocesano sull’educazione che si è svolto domenica 27 gennaio presso il Centro Interparrocchiale San Michele.
Sacerdoti, religiose, religiosi, educatori, catechisti, insegnanti e laici hanno partecipato numerosi, da tutte le zone della diocesi, per ascoltare la lectio magistralis del prof. Pierpaolo Triani, docente all’Università Cattolica di Piacenza, circa la “Dichiarazione sul l’educazione cristiana”, “Gravissimum Educationis”, il documento del Concilio Vaticano II, datato 28 ottobre 1965 e dedicato appunto all’educazione. 
Dopo un breve ma intenso momento di accoglienza e raccoglimento musicale eseguito da Luca Pollastri e Andrea Menna, il Direttore della Scuola di Formazione della Diocesi di Fidenza don Luigi Guglielmoni ha aperto il convegno, ricordando come quest’anno il percorso didattico sia stato dedicato alla conoscenza del Concilio Vaticano II. Dopo aver presentato il relatore ha ricordato che il Beato Giovanni Paolo II aveva definito il Concilio come “la bussola del nostro cammino”.  “Di questa bussola – ha concluso don Luigi - la Chiesa ha oggi più che mai bisogno. Tanti mutamenti sono sopravvenuti in cinquant'anni di storia, ma lo spirito di continuità e lungimiranza proprio del Concilio è quanto mai attuale” .
Dopo la recitazione dei Vespri guidata da don Luca Romani, ha preso la parola il prof. Pierpaolo Triani che ha parlato per oltre un’ora, illustrando con grande chiarezza come è articolato il documento conciliare, certamente uno dei meno conosciuti e dibattuti.
“Il tema dell’educazione – ha proseguito Triani – appartiene all’ideale conciliare in quanto tale e quindi presente un pò in tutti i documenti finali, anche se la “Gravissimum Educationis” manifesta un forte respiro universale ed una altrettanto significativa tensione pastorale che si colloca pienamente nel compito di formare le coscienze come impegno preciso del Concilio stesso. 
La sfida del documento è stata quella di uscire da una discussione circoscritta alla scuola cattolica per farne un testo che riflette sull’educazione nel suo complesso, dopo un lungo lavoro di mediazione tra posizioni molto differenti presenti tra i vescovi, provenienti da tutte le parti del mondo. Gli stessi Padri conciliari scrivono nell’introduzione che il testo è “aperto” in quanto, dopo aver fissato i principi generali, lascia alle Conferenze Episcopali delle singole nazioni il compito di calare il documento nelle singole realtà locali, tenendo nel debito conto i diversi registri presenti nei vari ambiti: culturale, pedagogico e politico”.
Dopo aver spiegato la struttura del testo, diviso in 12 brevi capitoli con una introduzione ed una conclusione, il relatore ha letto lo splendido inizio del documento: “Tutti gli uomini di qualunque razza, condizione ed età, in forza della loro dignità di persona, hanno il diritto inalienabile ad una educazione che risponda al proprio fine, convenga alla propria indole, alla differenza di sesso, alla cultura e alle tradizioni del loro Paese, ed insieme aperta ad una fraterna convivenza con gli altri popoli al fine di garantire la vera unità e la vera pace sulla terra”. “Le coordinate di fondo – ha continuato Triani – per leggere il documento sono tre. La prima è che non si rivolge solo ai cristiani ma al mondo intero, anche se ai cristiani è affidata la missione educativa. La seconda chiave è legata al ruolo della Chiesa che educa alla fede sapendo che deve farlo attraverso l’educazione dell’uomo; mentre la terza coordinata richiama alla certezza che non c’è educazione se non c’è libertà. Gli aspetti fondamentali del documento sono racchiusi in alcuni principi: quello dell’essere educato, del dovere di educare e della libertà di educare. Il compito dell’educazione spetta alla famiglia, ma anche alla comunità che insieme alla famiglia deve farsene carico secondo una scala di principi e valori. Il documento poi indica altre istanze: la responsabilità comune dell’educazione, la sussidiarietà e la collaborazione”.
Il prof. Triani ha quindi concluso il suo intervento ricordando l’attualità della “Gravissimum
Educationis”. “Possiamo riassumere – ha concluso Triani – la sua attualità in quattro punti. Il primo è quello di riscoprire il compito dell’educazione come responsabilità comune: se diciamo che la prima responsabilità è dei genitori dobbiamo aggiungere che tutta la comunità ha il compito di sostenerli ed aiutarli. Il secondo è la tensione all’educazione integrale e l’attenzione alla dimensione religiosa. Il terzo punto è legato all’impegno nel servizio educativo, da parte di tutti i cristiani che sono coinvolti in prima persona nei vari ambiti di vita per innalzare la qualità educativa. Ed infine l’ultimo punto: la necessità di rinnovare le modalità con cui come cristiani stiamo educando”.
Dopo l’applaudito intervento del prof. Triani è seguito un momento di confronto con i presenti, che hanno posto alcune domande al relatore, prima delle conclusioni di mons. Carlo Mazza.
“Come diocesi siamo dentro ad un cammino straordinario – ha dichiarato il Vescovo – che è quello dell’educazione. Vorrei evidenziare come una delle funzioni fondamentali dell’educatore sia proprio quella dell’immaginazione.
Partendo dalla realtà che viviamo oggi dobbiamo guardare in faccia la realtà, coscienti della sua complessità, impegnandoci a leggerla senza pregiudizi. Dobbiamo infine, chiederci: “Il mio intervento di educatore quale uomo tende a costruire? “Noi cattolici partiamo dalla visione cristiana dell’uomo, con lo sguardo verso il futuro, secondo l’insegnamento di san Paolo che ci chiede di “far crescere l’uomo perfetto sul modello di Cristo”.
La bellezza dell’educazione cattolica ci “costringe” a conoscere Gesù perché solo conoscendolo possiamo dire di aver imparato a conoscere anche l’uomo”. I ringraziamenti all’illustre oratore e la preghiera finale con la benedizione del Vescovo hanno concluso un pomeriggio di grande spessore formativo che si inserisce pienamente nell’Anno della Fede, in piena continuità con la Lettera Pastorale di mons. Carlo Mazza “La bocca e il cuore”.
Amedeo Tosi

1 commento:

  1. Claretta Ferrarini31 gennaio 2013 12:27

    "Ogni persona ha diritto..." eccetera. Sono d'accordo, purchè ciò avvenga in ogni paese, per ogni forma di cultura e per ogni credo religioso, nel rispetto gli uni degli altri. Sono convinta, da sempre, che l'educazione spetti in primis alla famiglia, la quale non può prescindere dalla cultura, politico- religiosa del proprio paese. L'educazione, prodotta in seno alla famiglia non esclude che i figli non debbano mai inciampare, ma deve tendere a gettare un seme dal quale nasca la capacità degli educandi di rialzarsi con le prprie forze, dopo l'inciampo e la caduta. Sono le fondamenta che reggono la struttura dell'educazione; è il buon seme che produrrà buoni frutti. Se poi il frutto non sarà quello che un genitore si aspettava, pazienza. Purchè sia un buon frutto.

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