lunedì 3 marzo 2014

Quando le Orsoline dovettero abbandonare Fidenza


"Il collegio fu fondato nel 1703 dalla Marchesa Maria Maddalena Pallavicino di Tabiano, che aveva vestito l'abito delle religiose Orsoline insieme ad altre giovani del nostro Borgo. La costruzione dell'edificio sacrificò la vecchia Torre Salvaterra (1302), per la cui porta si entrava nella fortezza di Borgo. La storia dell'Istituto dovette fare i conti con la soppressione napoleonica del 1805 e nel 1809 l'edificio fu adibito a Ricovero di mendicità per donne. 

Le Orsoline vi ritornarono dopo la guerra 1915-18, dopo aver lasciato la sede del "Collegio dell'Angelo" (diventato Ospedale Civile) e da allora l'Istituto conobbe un periodo di fervida attività nel campo educativo femminile, materno, elementare e magistrale, con la preparazione di leve insegnanti ovunque apprezzate.
Nel 1957, per motivi d'ordine economico, le Orsoline lasciarono Fidenza e l'Istituto, di proprietà della Casa Di Riposo, fu adibito ad abitazioni private, sedi scolastiche e sportive, con un graduale ed inarrestabile deterioramento."  

(da: 4 PASSI PER FIDENZA - Quaderni fidentini - N. 9 - 1979)

In realtà si trattò di un allontanamento forzato, le suore Orsoline furuno vittime del un clima ostile creato dal massimalismo politico di allora, dominato dalla figura del sen A. Porcellini. Quest'ultimo non vedeva infatti favorevolmente la presenza degli istituti religiosi in campo educativo.
La scelta si scontrò con la reazione della debole minoranza democristiana di allora il cui principale "storico" esponente era il Prof. Gioacchino Varani.
Questa la sua lettera al Sindaco Porcellini che tuttavia non sortì effetto alcuno:


A nulla valsero anche i tentativi da parte della Diocesi fidentina ripresi dal settimanale cattolico "il Risveglio":





Per la città fu una perdita importante presso l'istituto delle suore orsoline era funzionante un Istituto Magistrale di eccellente qualità. 

Portale d'ingresso al palazzo ex Collegio Orsoline

Il palazzo di proprietà comunale da quel momento iniziò il suo processo di degrado. Oggi l'edificio,  in parte riattato,  ospita il "Museo del Risorgimento", dedicato al garibaldino locale Luigi Musini, il museo Paleontofilo, che raccoglie reperti fossili provenienti dal locale Parco Naturale dello Stirone, la biblioteca comunale "M. Leoni", la sala Auditorium.  Nel 2000 il complesso è stato interessato da un intervento della cooperativa Di Vittorio che ha creato otto unità abitative. 
Queste attività ed iniziative hanno rivitalizzato alcune parti del palazzo senza tuttavia migliorarne l'immagine complessiva di precarietà.



Particolare dello scalone principale

1 commento:

  1. Germano Meletti3 marzo 2014 23:47

    Allora era la guerra tra "Vaticano" (DC) e Kremlino (PCI), naturalmente vinsero i secondi; erano in soverchiante maggiornaza rispetto ai primi. Oggi diciamo che i politici ci raccontano un sacco di balle, ma allora non erano da meno. In primis bisognava cancellare tutto quello che era di marca ecclesiastica e clericale, tutto era da distruggere, anche se c'era del buono in tante di quelle iniziative, doveva essere il "popolo", sopratutto chi lo rappresentava, a dominare il tutto. Erano gli anni delle scoperte sulle Foibe, erano gli anni in cui bisognava lasciare in eredità alla storia un nome: quello del poi senatore Adolfo Porcellini. A lui i posteri dovevano risalire per "ammirare" quell'obbrobbrio di palazzo che porta il suo nome, esso doveva esere il segno tangibile della megalomania di una classe politica assurda, non importa se per realizzarlo si distrusse una bellisima rocca ancora recuperabile, salvata dai bombardamenti ma distrutta dal PCI, essa non ricordava nessun senatore Porcellini, lo "scatolone" di colore rosso mattone (non si sa ancora oggi quanto doveva mostrare i mattoni o ricordare un colore politico) invece venne battezzato a "sua immagine e somiglianza". Così andava allora la politica, era meglio allora o è meglio oggi? Per me sono cambiati i suonatori ma la musica è sempre quella.

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