giovedì 24 ottobre 2013

La chiesa dell'Oratorio di San Giorgio


Eretto in stile romanico nel 1314 per volere di Guglielmo Pallavicino marchese di Scipione, aveva annesso un piccolo ospedale per i carcerati e i disertori. Inizialmente la facciata era rivolta verso ovest, successivamente è stata ruotata verso est come si vede dall'immagine. Un affresco raffigurante San Giorgio sulla parete della torre è stato rimosso in occasione degli ultimi restauri. Oggi è esposto nel Museo del Duomo, rimane una lieve ma suggestiva traccia che possiamo intravedere nell'immagine stessa.
A lungo lasciato nel degrado più assoluto, negli anni del dopoguerra è diventato deposito di materiali di un'impresa edile. Nel 1985 vi sono stati depositati in modo indecente i resti dell'altare maggiore della cattedrale.
Il suo recupero ha molti padroni, oggi l'edificio ospita incontri e mostre e questa sua funzione potrebbe utilmente essere incentivata vista la posizione centrale dell'antica chiesa. 
La chiesa dal 1984 è monumento protetto dall'art. 4 della legge 1089/1939.


La navata della chiesa prima dei restauri
I resti dell'altare della cattedrale sono depositati nella chiesa


L'affresco, attualmente nel Museo del Duomo, 
di San Giorgio che libera la fanciulla dal drago.



2 commenti:

  1. San Giorgio, non quello degli elettrodomestici omonimi, è pur sempre, come S. Gennaro ed altri, un personaggio più leggendario che storico. Di lui non si conosce quasi nulla, le vicende del suo martirio sono veramente incredibili e potevano essere credute solo dal popolino del Medioevo più alto. E' chiaro poi che il drago, creatura assolutamente di fantasia, ammesso e non cincesso che Giorgio lo avesse sconfitto, rimane solo come simbolo del Male. Da quanto conosco di questa leggenda, che non ha nulla di verosimile, l'abitatore maligno della palude, il quale uccideva il prossimo con il solo fiato pestilenziale, poteva semplicemente essere un poveraccio, affetto da un'alitosi maligna e cronica, allontanato dalla città dai compaesani, stufi di otturarsi il naso, quando dovevano avere a che fare con costui. Al giorno d'oggi, si potrebbe dare il nome di San Giorgio ad un buon dentifricio antisettico e ad un collutorio efficace.

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  2. Claretta Ferrarini24 ottobre 2013 21:46

    Ho abitato al San Žôrž.
    “Denti! I bengala! Denti i bengala!” Gridavano i ferrovieri della nostra stazione all’indirizzo della casa di mio nonno, adiacente il Cimitero. Non ricordo nulla (avevo un anno). Non ricordo neppure quando, tornando da la Ciüša, dov’eravamo sfollati, i miei trovarono la casa bombardata. I nonni ed i loro quattro figli, nubili e celibi, furono ospitati in alcune stanzette della Rocca, ed i miei genitori, avendo ormai formato la loro famiglia, trovarono alloggio in una stanza del San Žôrž (San Giorgio) anch’esso sinistrato dai bombardamenti ed il cui ingresso guardava ad Ovest. Di quel breve periodo ho sempre serbato alcuni, nitidi ricordi: una camera con una panca su cui un burâs biânch a-šnivênt, faceva da tovaglia ad un’enorme fetta di cocomera; un letto; tre gradini che portavano ad un šbratäcušen’na e mia madre con in braccio una creaturina, che, ogni tanto mi consegnava in grembo. Restavo seduta immobile, per non far cadere la mia sorellina, ma, appena mi sollevavano da quell’incarico, correvo a casa di Gianni e Nisio Lommi, di fianco all’attuale ingresso del San Giorgio. Mi trovavo bene a casa dei Lommi ed ho continuato a far loro visita anche dopo che ci fummo trasferiti intèl Ca’ Uperäj, per intenderci quelle che molti hanno chiamato Ca’ Növi, ora abbattute. Ancor oggi, ogni volta che transito in Via Rossi e in Via Milani, una vampata di ricordi mi sovrasta.

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