1 maggio 2013 - Bastelli festa S. Giuseppe lavoratore |
Troppo importante per me la figura
del sacerdote Don Amos Aimi.
Ho imparato molte cose di lui dopo la
sua morte, da gente incontrata per caso e per caso a parlare di lui, a scoprire
quanta umanità e dedizione era disposto a dare a chi aveva bisogno, senza
chiedere nulla in cambio.
Lo ricordo come confessore sempre
accogliente e con la battuta pronta per farmi sorridere, quando mi vedeva
arrivare un po’ scura in volto.
Mi vengono in mente certe sue
espressioni.
A proposito di cambiamenti (…) nella
speranza di migliorare, lui diceva: “Non serve a niente cambiare: Cambi
parrocchia, cambi dispiaceri!”
Se, nel discorso, s’incappava sui
rifiuti che ormai regnavano incontrastati per terra, nelle vie, nelle piazze,
per non parlare di fuori Fidenza (li vedevo nei fossati lungo la strada per
Fontanellato quando andavo a piedi…), lui, con un sorriso diceva: “Non guardare
per terra, guarda il cielo!”
Stesso sorriso quando sbottavo: “Mo’
basta rotonde! Spendono tanti soldi che possono essere utilizzati diversamente…”,
e lui candidamente: “Ma son tanto comode, se sbagli strada, a tornare
indietro!”
Vedeva sempre il lato positivo delle
cose e valorizzava quello, così nelle persone, metteva in rilievo solo i pregi.
Mi dava consigli: “Non devi vestirti
di nero, il nero deprime”. Gli rispondevo: “lo so, ma lo contrasto col rosso
sotto!”, e lui scrollando la testa: “devi mettere cose colorate, allegre”. Diverse
volte me lo sono sentita dire! E con mio grande impegno, son passata dal nero…
al grigio!
Anche per l’uso del computer,
conoscendo i miei problemi di vista, mi indicava la regola dei tre venti: “Ogni
venti minuti stacca lo sguardo dallo schermo e guarda lontano venti metri per
venti secondi”. Si, me ne ricordavo quando spegnevo il pc a notte fonda…
“Don Amos, con le cure che sto
facendo perdo tutti i capelli”, e lui: “Non preoccuparti, metti un po’ di acqua
benedetta nell’ultimo risciacquo”. Detto fatto: grande Don Amos!
Ecco, lui era capace di portarti per
mano nelle piccole cose, come di darti aiuti straordinari da grande studioso,
se appena chiedevi qualche informazione. Allora s’illuminava e apriva un mondo
di conoscenze davanti al quale io rimanevo incantata. Soprattutto lo faceva con
gioia e amore quando trovava qualcuno interessato, felice di vedere le sue
fatiche di archivista utili e condivise. E con un’umiltà disarmante e un grande
entusiasmo ti incoraggiava ad approfondire le ricerche.
Fidenza gli deve molto per i suoi
studi e per le sue importanti pubblicazioni, frutto di tanto impegno e
altrettanta passione, nei quali, però, ha sempre avuto il vento contrario, come
nel suo ruolo di sacerdote, e nella vita.
Comunque non l’ho mai sentito
lamentarsi.
Solo una volta si è lasciato andare:
l’avevo incontrato in Fidenza, con Savino sempre al seguito, in giro per
botteghe a chiedere qualcosa per la festa di Sant’Anna a Bastelli, la “Festa
dei Nonni” da lui inventata, non riconosciuta, cui teneva tanto.
Era passato
una settimana prima a dire che sarebbe ritornato per raccogliere cose da
mettere nella pesca di beneficenza, ma i “non ricordo”, “mi sono dimenticata”,
“io non c’ero, non sapevo” gli facevano male, per cui mi disse “l’umiliazione
più grande è andare a chiedere la carità…”.
Il nostro Comune gli ha reso omaggio
due volte.
Il 17 settembre 2013 l’allora Sindaco
Mario Cantini gli conferiva la Cittadinanza Onoraria, quando già il male stava avendo
il sopravvento nel suo esile fisico. Anche in quell’occasione parlò più di
altri che di sé stesso, ma almeno citò le sue ricerche negli archivi comunali e
non, e le tante carte antiche consultate per ricostruire la Storia di Fidenza. Il
prestigioso riconoscimento gli aveva fatto indubbiamente piacere ed era stato
motivo di orgoglio anche per la sua famiglia. Sono riuscita a farlo sorridere,
poi, nel cortile del municipio, e a fotografarlo con la sorella Roberta e la
nipote Angela. Quello scatto è stato riprodotto tante volte, con mio
compiacimento!
Nella calda estate appena trascorsa,
invece, l’assessore alla Cultura Maria Pia Bariggi propose di dedicare un
Premio Letterario alla sua memoria, concretizzato poi tra le manifestazioni
della Gran Fiera di San Donnino, con questa premessa:
“il Premio è in memoria di Don Amos
Aimi, archivista della curia vescovile, bibliotecario del seminario vescovile,
canonico penitenziere della Cattedrale, parroco di Bastelli, amministratore
parrocchiale di Chiusa Ferranda, studioso appassionato e instancabile della
storia di Fidenza come testimoniano i saggi da lui scritti e curati”.
Lo scopo era quello di
“incentivare quelle ricerche,
tradotte in saggi, romanzi o compendi che mappano le vicende della nostra città
e che sistematizzano entusiasmo competenze ed energie perché i più ne abbiano
accesso e partecipino in modo consapevole alla vita della nostra comunità.
Passione, impegno e competenze che
trovano una sintesi nell’opera di studioso di Don Amos Aimi.
La rilettura delle sue opere, la
riflessione delle sue proposte interpretative e sulle problematiche ancora
aperte relative alla storia di Fidenza, misurano il peso del suo intenso lavoro
sulla storiografia locale e non solo.
Motivo ispiratore delle sue ricerche
la concezione del lavoro dello storico come assiduo e intenso dialogo
metodologico e critico sia sui singoli temi e problemi volta per volta
affrontati, sia di orizzonte generale e di dibattito, così che le scritture
storiche abbiano il seguente obiettivo: siano documenti significativi che
aiutino ad individuare i campi d’indagine, raffinando e innovando i metodi
della ricerca, sviluppando e moltiplicando i temi della conoscenza storica”.
17 settembre 2013 - Don Amos cittadino onorario di Fidenza |
“Don Amos Aimi fu un grande fidentino
benemerito – così il Sindaco Andrea Massari annunciava, a luglio, la decisione
della Giunta Comunale di approvare l’istituzione del Premio – figura entrata
nel cuore della nostra Comunità per l’affetto infinito con cui ci ha
abbracciati nel corso della sua missione di sacerdote, di uomo di cultura e
difensore degli ultimi. Un grande
fidentino che ci ha insegnato ad essere orgogliosi della nostra storia, a
conoscerla e ad amarla perché in essa sta scritto che Fidenza non è una città
tra le altre. Fidenza è speciale e non dobbiamo mai dimenticarlo”.
Credo sia la migliore descrizione
degli intenti e dell’operato di Don Amos, finalmente sottolineati.
Lui diceva che “lo studioso deve
andare con le proprie gambe” nel senso che deve sempre ritornare alla fonte dei
documenti e non copiare pedissequamente, in buona fede, il lavoro di altri, per
evitare “le pulci”, le nozioni errate che si trascinano nel tempo.
Proprio durante l’incontro al Ridotto
per l’assegnazione del primo Premio a lui dedicato, la studiosa professoressa
Isa Guastalla, uno dei tre componenti la Commissione per la valutazione delle
opere presentate, ha citato un aneddoto riguardante Don Amos (sacerdote che
lei, di Parma, non conosceva) saputo per caso dalla sua fisioterapista. Mentre questa
la stava trattando, lei le raccontava del suo ruolo e della sua scelta, e, al
momento di citare Don Amos, con sua grande sorpresa, ha visto la signora sobbalzare
emozionata: lo conosceva! Come?
La fisioterapista in questione, infatti, abita a Parma, ma è originaria
di Besozzola piccola frazione di Pellegrino Parmense, dove torna ogni fine
settimana. Qui, all’inizio del 2000 una scossa di terremoto aveva rovinato la
chiesa, e gli abitanti, una quindicina, formando un comitato parrocchiale, avevano
provato a interessarsi per raccogliere fondi per il restauro, senza successo.
Una domenica detta signora incontrò per
caso da quelle parti Don Amos, che forse era andato per vedere la casa natale
di Lorenzo Berzieri e il relativo monumento (Berzieri è il medico che utilizzando
l’Acqua Madre di Salsomaggiore fece guarire una bambina e diede inizio agli
studi sulle proprietà curative delle acque salsobromoiodiche) e, fermandosi a parlare
con lui, manifestò il problema. Egli fu ben felice di poter aiutare queste
persone, e con competenza e pazienza le ha guidate tra cavilli burocratici e lettere
raccomandate a fare le debite richieste a tutte le autorità possibili, in
Comune, Provincia, Regione, Fondazione Cariparma, Soprintendenza, fino a quando
sono riuscite a ottenere i soldi per ristrutturare la chiesa, con grande
soddisfazione.
Questa vicenda, che non era conosciuta,
ha fatto molto piacere alla sorella e alla nipote presenti e non solo a loro,
per cui sto pensando che forse altre persone portano nel cuore motivi di
gratitudine per il sacerdote fidentino. Ecco, sarebbe bello raccogliere queste
testimonianze e farle sapere ai più…
Evidentemente Don Amos ci sapeva fare
anche in questo campo e riusciva nelle sue richieste a essere molto convincente.
Ricordiamo le grandi sovvenzioni che ottenne, ad esempio, per il Museo del
Duomo, per la chiesa di Fornio, e ultimamente per la chiesa e la canonica di
Chiusa Ferranda (per queste in un tempo molto limitato e in difficoltà per la
malattia).
Il suo amore per le bellezze
artistiche e per la storia delle nostre terre, l’ha sempre visto, con grande
fede, appassionato ricercatore di documenti e difensore dei suoi studi e delle
sue intuizioni (talvolta non condivisi) e impegnato vivamente per la conservazione
e la salvaguardia del nostro patrimonio. Estimatore e promotore di artisti, amava,
infatti, pure la musica e la poesia, ed era molto felice quando poteva
incoraggiare giovani talenti.
Tra le peculiarità che gli stavano a
cuore in modo particolare c’erano, ad esempio, la Cattedrale e la Via
Francigena, che videro Borgo San Donnino-Fidenza fulcro e passaggio importante
nel divenire della storia.
Ricordo la sua partecipazione al 2°
Convegno sull’abate Zani dell’ottobre 2006 nel Museo del Risorgimento. Per il
mio intervento, che prevedeva la considerazione di un manoscritto dell’Abate,
avevo scelto quello sulla Tabula Alimentaria, perché avevo già esaminato la
lastra con i miei alunni nel Museo Archeologico di Parma. Lui mi convinse a preferire
quello sulla Via Francigena: “la Via Francigena è molto importante per il
pellegrinaggio, lo è stata nel passato e se ne parlerà tanto in futuro, sarà
l’argomento europeo del futuro, è interessante sapere quello che ha scritto su
di essa l’Abate (che lui già conosceva…)”.
Così mi son ritrovata tra le mani la
copia di detto manoscritto… e conservo una foto in cui lui mi guarda sorridente
e soddisfatto mentre espongo l’argomento.
Nel 1994 aveva pubblicato un libretto
su detta Via con inediti atti notarili dei secoli XV e XVI per documentare il
tratto tra Borgo e Fornovo, non attestato dalle fonti, e, come sempre aveva
coinvolto altri studiosi: Tappe della Via
Francigena: Fidenza Coduro – S. Margherita Borghetto Lanzabordoni.
1 maggio 2013 - Processione di S. Giuseppe a Bastelli |
Il pellegrinaggio, il camminare pregando,
la processione, sono momenti di un unico andare nella vita dell’uomo. Da
sacerdote di campagna Don Amos sentiva molto le processioni come si formavano
un tempo, che oltre a riunire le persone nella preghiera, per stabilire una
connessione tra cielo e terra, mantenevano le tradizioni e l’identità dei
luoghi. E lui continuava a disporle, anche se i fedeli diminuivano sempre… la
processione per la Passione Vivente con la Via Crucis del Venerdì Santo, quella
di Sant’Antonio abate con la benedizione degli animali, quella a piedi nudi verso
la stele in fondo al prato… magari piccole, corte, ma fatte con amore e con
fede.
Le tre foto del I° maggio 2013 ricordano
momenti della sua ultima processione a Bastelli, se si esclude quella dalla
Chiesa al cimitero del 2 novembre successivo, per la commemorazione dei
defunti. Nella festa di San Giuseppe lavoratore, la statua del Santo col Bimbo
in braccio è messa su un carrello con le ruote, per fare il giro del piazzale
antistante la Chiesa, e lui a guidare lo sparuto corteo in preghiera, invocando
il lavoro per tanti giovani, con una semplicità disarmante.
Don Amos era questo e altro.
Don Amos ci ha lasciati il 30
dicembre 2013.
Una Santa Messa di suffragio sarà celebrata da Don Gianemilio Pedroni il 29 prossimo, sabato, alle 17,30, nella Chiesa di San Pietro.
Una Santa Messa di suffragio sarà celebrata da Don Gianemilio Pedroni il 29 prossimo, sabato, alle 17,30, nella Chiesa di San Pietro.
Mirella Capretti
Fidenza, 26 dicembre 2018
Grazie, Mirella, per questo bel ricordo di don Amos; un omaggio dovuto ad una persona umile, ma grande.
RispondiEliminaTanti cari ricordi anche da parte mia.
RispondiEliminaPorto nel cuore la figura di questo grande uomo essenza di estrema spiritualità e grande cultura, ha celebrato e benedetto il mio matrimonio, forse l'ultimo l'1 settembre 2012 nella Chisa Bastelli. Mi chiamava la sposa del 5 maggio, perché è il mio giorno di nascita come il suo e quello di suo padre.
RispondiEliminaGrazie Mirella per questi bei ricordi.
Maria Pia e Cosimo