martedì 9 aprile 2013

I teli di Palazzo Arzaghi: cosa lasciano intravedere. Ma cosa nascondono?


"Lasciamo che i topi facciano il loro lavoro" così si esprimeva un noto architetto aspettando il completo degrado della struttura per dare il via ad un "intervento conservativo". Da quando il Palazzo Arzaghi è stato sigillato da teloni coprendo a coprirne la vergogne di lavoro i topi possono averne fatto, sicuramente umidità ed acqua piovana la loro parte di lavoro l'hanno comunque fatta. Le foto sono eloquenti, ma a quanto pari a Fidenza si cammina a testa bassa.
Per conoscere palazzo Arzaghi leggi sotto la Relazione Storico Artistica 
per saperne di più sull'intera vicenda e sull'intervento di Italia Nostra:







LA RELAZIONE STORICO - ARTISTICA

Palazzo Arzaghi , cosiddetto dal nome dell'antica e nobile famiglia fidentina che lo abitò per più di 300 anni - dalla sua fondazione nel sec. XVI fino all'800 - costituisce una delle ultime sopravvivenze di edilizia storico-monumentale della città di Fidenza (come noto, gravemente danneggiata dai bombardamenti dell'ultima guerra),' e sicuramente uno dei più rari esempi anche in ambito parmense di architettura cinquecentesca, tutt'ora conservato nell'integrità della sua struttura originaria sebbene sia disabitato da molto tempo.
Il palazzo sorge all'inizio di Via Frate Gherardo, nel punto in cui la stretta strada sbocca su Piazza del Duomo e quindi a pochi passi dall'eccezionale monumento romanico-antelamico, e ai sviluppa per tutta la larghezza dell'isolato nel quale è inserito, prospettando con il suo fronte posteriore su Via Romagnosi, ovvero su quella direttrice viaria che oggi corrisponde alla linea degli antichi "terragli", le fortificazioni medioevali di Borgo San Donnino (antica denominazione di Fidenza) costituita da mura e terrapieni, le quali perdurarono fino al 1575, quando i Farnese  dotarono la città di un nuovo e più ampio sistema difensivo.
L' impianto plani-volumetrico del Palazzo Arzaqhi riflette i caratteri tipici dell'edilizia civile del sec. XVI. La pianta, compatta, ha forma pressoché quadrata; ad essa, sul fronte posteriore è aggregata una torretta angolare coronata da robuste mensole in cotto, la quale pare costituire la rielaborazione di una più antica torre appartenente alle fortificazioni medioevali. Inoltre, il palazzo si sviluppa su due piani fuori terra, oltre il sottotetto e lo scantinato, il quale occupa tutta l'area dell'edificio e che parrebbe essere stato ricavato scavando nel massiccio basamento delle mura urbane medioevali, a testimonianza anche di un magistero costruttivo tipico dell'epoca rinascimentale.
La facciata principale su Via Frate Gherardo, oggi in mattoni faccia-vista, ma fino a non molto  tempo fa intonacata, come mostrano i lacerti di intonaco ancora visibili, si presenta come una sobria quinta continua appena interrotta dalla bucature delle finestre rettangolari, disposte su  quattro assi, e dal portone d'ingresso, centinato. Nessuna decorazione particolare, ad eccezione delle due terminazioni a bugnato che "chiudono" da un lato e dall'altro la facciata,e  di una cornice che corre sopra i finestrini del sottotetto.
Il fronte posteriore, invece, appare più ricco e articolato, sebbene le originarie caratteristiche architettoniche siano state in parte modificate nelle epoche successive. Nella sua primogenia  configurazione, infatti, esso presentava per tutta la sua lunghezza al piano terra un portico ad archi a tutto sesto e coperto con una serie di volte a crociera su pianta pressoché quadrata, e,  al primo piano, un loggiato, anch'esso ad archi a pieno centro sorretti da pilastri in mattoni. Sia la loggia che il portico (ad eccezione delle ultime due campate) risultano oggi tamponati con muri, al centro dei quali si aprono semplici finestre o porte, ma di entrambi sono ancora perfettamente leggibili la struttura e gli elementi formali.
Infine, completano la parte posteriore la già citata torre d'angolo, che al suo interno contiene la scala a due rampe del palazzo, e una piccola area verde, oggi incolta ma un tempo certo un grazioso giardino, la quale è separata dalla Via Romagnosi da un alto muro in mattoni interrotto da una cancellata affiancata da pilastrini.
L'interno del palazzo, organizzato distributivamente sull'asse del lungo corridoio che dal portone d'ingresso conduce al portico posteriore, conserva ambienti di grande interesse, ancora sufficientemente integri. Secondo la classica disposizione costruttivo-tipologica dell'edilizia civile dei sec. XVI-XVII, le sale al piano terreno si presentano prevalentemente coperte con le tipiche volte a crociera o a padiglione unghiato dalla forma assai armoniosa, mentre al piano primo si riscontrano sale con soffitti lignei a cassettoni con travi, travetti e assito, la cui tipologia e i cui modi costruttivi si apparentano strettamente ad analoghi esempi in alcuni palazzi di Parma caratterizzati da  decorazioni dipinte di grandissimo pregio (Palazzo Tirelli di Borgo San Vitale, Palazzo Borri in Borgo delle Colonne) .
E' da notare che nelle attuali sue condizioni il palazzo non mostra apparati ornamentali visibili; tuttavia, proprio per la sua sostanziale integrità e le caratteristiche formali e tipologiche può  fare legittimamente sospettare la presenza di decorazioni dipinte su pareti, volta e soffitti. Ne una conferma il ritrovamento casuale, avvenuto in tempi recenti, di un tondo ad affresco al centro di una volta, forse raffigurante un angelo o un putto, ma ancora di incompleta decifrazione, perché tuttora non pulito né restaurato, già attribuibile, tuttavia, alla cultura tardo-rinascimentale.
Per i suoi caratteri storici e architettonici, dunque, e per la necessità di tutelarne al meglio l'integrità, il Palazzo Arzaghi viene sottoposto alla Legge 1/6/1939. n. 1089.

1 commento:

  1. Caro Ambrogio, come potrei fare a non leggerti, con tutte le cose interessanti che scrivi sulla nostra amata città? Però, ad onor del vero, quando guardo i filmati e le foto dei tuoi blog, äm véna un mägón, ca cridaréss. Palazzo Arzaghi! Lo vedevo dalla finestra di casa mia, in Via Ludovico Ariosto, è fantasticavo sulla vita che, nel XVI sec. dovevano aver condotto gli Arzaghi. Si diceva che fossero molto avari, ma io li immaginavo attorniati da lusso e sfarzo. E la loggia, poi!! La loggia! Quante volte mi sono incantata a guardarla.

    RispondiElimina

Ädèssa a vüätar . Adesso a voi