domenica 17 marzo 2019

Alla corte di Teodolinda

Cappella di Teodolinda, scena 29,
particolare del matrimonio con Agilulfo
Cappella di Teodolinda, scena 31,
partenza per la caccia reale


 Visita alla città di Monza ed ai suoi tesori

Teodolinda, una grande regina cattolica

La 2^A e B del Liceo “A. Berenini” sulle orme dei Longobardi

Giovedì 7 Marzo, accompagnati dalle docenti Nicoletta Fanzini, Beatrice Rebecchi e Luciana Teroni, gli studenti hanno scoperto la città, capoluogo della Brianza, famosa per la monaca de “I promessi sposi” e per l'Autodromo Nazionale della Formula 1, dove si corre il Gran Premio d'Italia.
Tuttavìa, altro era lo scopo dell'uscita didattica: la figura  della longobarda regina Teodolinda, che fece di Monza il centro politico, culturale e religioso più importante della Lombardia.


Tesoro del Duomo, 
calice di zaffiro, vetro blu e oro
Tesoro del Duomo, 
croce di Berengario

Paolo Diacono racconta che aveva conquistato i Longobardi al punto da scegliersi, dopo Autari, un nuovo marito e re.
Dal duca di TorinoAgilulfo, Teodolinda ebbe Adaloaldo, che fece battezzare con rito cattolico, in un contesto ariano e pagano.
Secondo la leggenda, lo Spirito Santo apparve a Teodolinda in sogno, mentre riposava sulle rive del Lambro: una colomba si fermò poco lontano da lei e le disse "Modo" (qui); la regina rispose "Etiam" (sì).
Dalle due parole venne il primo nome della città di Monza, Modoetia:Est sedes Italiæ Regni Modœtia magni” (È sede del grande Regno d'Italia), si legge sullo stemma.




Nella basilica , dedicata a San Giovanni Battista (595),  dove riposano le spoglie della regina, un gioiello della pittura lombarda del Quattrocento è la Cappella degli Zavattari, a sinistra dell’altare maggiore, dove si conserva, oltre un ciclo di quarantacinque affreschi con le storie della regina Teodolinda, la leggendaria Corona Ferrea, in oro, pietre preziose e smalti; simbolo della  regalità del Sacro Romano Impero, fu utilizzata per incoronare re ed imperatori.

Corona ferrea, Duomo di Monza, Cappella di Teodolinda 
La tradizione vuole che la lamina circolare di metallo sia stata forgiata con il ferro di uno dei chiodi che servirono alla crocifissione di Gesù. È un oggetto di straordinario valore simbolico, che legava il potere di chi la usava ad un'origine divina e ad una continuità con l'impero romano: Carlo Magno (800), Federico Barbarossa (1155), Enrico VI (1186, in occasione delle nozze con Costanza d'Altavilla; sono i genitori di Federico II), Carlo V d'Asburgo (1530, a Bologna), Ferdinando I d'Austria (1838). Napoleone si incoronò re d'Italia nel Duomo di Milano (1805) e si impose da solo la corona sul capo, pronunciando la frase: "Dio me l'ha data e guai a chi me la toglie!".
Il Museo del Duomo, ricavato sotto la basilica, conserva la grande teca in cui brilla il Tesoro del Duomo, costituito, in buona parte, dai lasciti della Regina Teodolinda e di papa Gregorio Magno, con cui collaborava per la cristianizzazione dei Longobardi. Spiccano il Dittico di Stilicone, la Corona votiva di Teodolinda e la celebre Chioccia con i sette pulcini, simbolo, secondo la tradizione bavara, della rinascita della vita.  


Tesoro del Duomo, Chioccia con pulcini

Teodolinda ed il papa, tra cui intercorreva un rapporto epistolare, favorirono la predicazione di San Colombano, monaco irlandese, e la successiva costruzione, nel 614, del monastero di Bobbio, in Val Trebbia (Piacenza).
Per il loro instancabile apostolato, nell'Arcidiocesi di Milano, la sola città di Monza segue il rito romano.



Dopo essersi rifocillati in uno dei tanti luoghi di piacevole ristoro, la comitiva si è spostata alla Villa Reale, con il suo grande Parco, tappa particolarmente apprezzata dagli studenti, che, dopo averla visitata, hanno assaporato i primi accenni di primavera, correndo liberi in questo spazio aperto al pubblico.
Voluta dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria per il figlio Ferdinando, costruita tra il 1776 e il 1780,  appena fuori dal borgo medievale, Villa Reale è stata, per anni, la residenza di campagna degli Asburgo.
L'impianto è quello caratteristico della villa romana, con un corpo centrale e due ali che si dipartono ad angolo retto. La facciata a Est, preceduta da una scalinata, è la più importante ed il cortile d'onore, che si trova tra i due bracci dell'edificio, è racchiuso da una cancellata a lance dorate. Dopo ben ventiquattro anni di restauri, ora notevoli sono il salone d'onore, gli appartamenti di Umberto I e Margherita di Savoia, i servizi e gli impianti tecnici, particolarmente avanzati per l'epoca.

1 commento:

  1. Franco Bifani18 marzo 2019 13:21

    A Bobbio, Palazzo Alcarini viene denominato come Casa di Teodolinda, anche se non riferibile a quell’epoca.

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