mercoledì 13 marzo 2019

Umanesimo digitale


Necrorobot californiano

Ernest Quintana era stato ricoverato in terapia intensiva, a Fremont, in California, per una grave crisi respiratoria. Dopo una serie di esami, un'infermiera ha spiegato a lui e alla nipote che lo assisteva, che da lì a poco sarebbe arrivato un medico per informarli della situazione. Ma, nella stanza, è entrato un robot, non uno specialista. 

Dal monitor, un dottore, via Skype, ha comunicato a Ernest, 78 anni, che stava per morire, non c'era più nulla da fare per lui e gli rimanevano pochi giorni di vita. Alla famiglia che, scandalizzata, ha chiesto come fosse possibile che una notizia del genere venisse data via Skype e non da un medico in carne ed ossa, l'ospedale ha risposto che quella era la nuova prassi. Ma ci sono notizie che non si possono demandare a una macchina. 
L’ospedale si è scusato e ha presentato le sue condoglianze alla famiglia. Ha spiegato che la video-tecnologia è stata adottata per aumentare l’assistenza e offrire una migliore consulenza ai pazienti. Ma ha ammesso che le circostanze erano state molto inconsuete e che l’uso dei robot in ospedale verrà sottoposto a una revisione.
La famiglia Quintana sapeva che Ernest era in una situazione era disperata. Ma mai si sarebbe aspettata che fosse un robot a informarli che stava morendo e che non sarebbe mai più tornato a casa. 
Oltretutto, Ernest non riusciva a sentire bene le parole che uscivano dallo schermo, e la nipote Annalisia gliele ha dovute ripetere ad alta voce.
Annalisia ha detto anche: “Ci aspettavamo un po' di conforto umano".
Non è che  tutto è avvenuto per il fatto che Quintana, visti nome e cognome, era solo un ispanico?
Ma una brutta faccenda del genere è avvenuta anche in un ospedale in provincia di Treviso, anche se la morte imminente è stata sgarbatamente annunciata al paziente terminale  ed ai parenti da un oncologo. 
Al mio prossimo ricovero, verrà a visitarmi, a fare diagnosi e a prescrivermi terapie un caro robottino? Non vedo l'ora!
Franco Bifani

3 commenti:

  1. Marisa Guidorzi13 marzo 2019 11:47

    Istituiranno tribunali speciali per i "furbetti"del cartellino o per le diagnosi errate dei robot?

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    1. Franco Bifani13 marzo 2019 23:27

      Diciamo pure che, anche se sono una minoranza, ancora e per ora, non mancano medici che sono scarsamente provvisti di umanità e di empatia con i malati, trattati come numeri, e considerati anche come un fastidioso disturbo quotidiano. Perlomeno, i robot non sono previsti di cuore e cervello, non sono imputabili di disumanità professionale.

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  2. Anche a Fidenza c’era chi trent’anni fa ti annunciava certe cose con rudezza e ben poco riguardo,non scandalizziamoci troppo

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