venerdì 1 febbraio 2019

In-giustizia italiana



In-giustizia italiana
Non sconteranno alcuna pena. i due minorenni che avevano dato fuoco, per gioco, annoiati, ad un clochard chiuso in auto, il 13 dicembre del 2017. 
Ahmed Fdil  viveva in un'auto abbandonata, a S. Maria di Zevio; i due ragazzi avevano lanciato nell'abitacolo alcuni pezzi di carta incendiata; e l'auto prese fuoco. Il 13enne, per  l'età, non è imputabile. Poverino...

Il secondo, ha ottenuto la sospensione del processo ed è stato messo alla prova in una comunità, per tre anni. Il nipote di Ahmed, Salah, ha affermato: "Per la giustizia italiana, la vita di mio zio vale meno di zero".  
Hanno persino negato un risarcimento. E anche il legale della famiglia è rimasto stupito da questa decisione. L’accusa era di omicidio volontario.
 Gli abitanti del paese chiamavano "Gary" questo uomo, di origini marocchine, che aveva alle spalle una famiglia benestante, ma che, dopo aver perso il lavoro, per sua scelta, aveva preferito vivere da clochard .
Pare che i due ragazzi siano di origine straniera, figlio di nordafricani il 13enne, di una famiglia dell'Est il più grande.
In paese ricordano una serie di atti persecutori, da parte di ragazzini, nei confronti di Gary: insulti,  aggressioni, lanci di petardi. Ma per la sua morte, si trattò, secondo l'accusa, di omicidio, volontario o preterintenzionale. Stando alla testimonianza di un residente che cercò di soccorrere Ahmed, egli avrebbe cercato di salvarsi, ma  rimase incastrato nell'auto, tentando di uscire dal finestrino. 
Ahmed è quindi morto bruciato vivo, non per i fumi inalati, i suoi polmoni erano pulitissimi.
Rimane da chiedersi da dove provenga quell'odio, stupido ed ingiustificabile. Come dice il professor Crepet, la pena per i due dovrebbe essere scontata, facendo servizio in un reparto di grandi ustionati. 
In aula di tribunale, al nipote che gli aveva chiesto  quanto valesse la vita dello zio, il giudice ha risposto di farselo spiegare dal suo avvocato. 
“Dov'è un tribunale, ivi è l'iniquità”- Platon Karatev, in “Guerra e pace”.
Franco Bifani

4 commenti:

  1. Marisa Guidorzi1 febbraio 2019 23:13

    Un tempo ogni strumento di pesatura, fosse il bilancino dell'orefice, la bilancia del panettiere o la pesa pubblica, doveva rigorosamente essere controllato e certificato. Forse una revisione alla bilancia della Giustizia sarebbe opportuna, dal momento che appare così evidentemente "starata".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Marisa, ciao! Io sono rimasto veramente sconcertato dalle decisioni di quel giudice, un uomo di legge. Due assassini sono impuniti e liberi e la vita di quel poveretto non vale nemmeno un centesimo di risarcimento. Tremo alla sola idea di dover mettere un piede in un’aula di Tribunale, dove un uomo qualunque avrebbe la mia vita nelle sue mani, in modo inappellabile.

      Elimina
    2. Marisa Guidorzi4 febbraio 2019 10:12

      Ciao Franco, sono sempre rimasta ( e continuo a sperare contro tutti e tutto che sia così) dell'idea che la Giustizia sia qualcosa di alto, insito in noi, al di là di ogni altra relazione umana, sociale, affettiva, politica. Fin dalle prime regole delle comunità primordiali chi sbagliava pagava il suo debito. Abbiamo un Diritto Romano che fa da fondamento al Diritto Internazionale, come è possibile che chi è preposto a giudicare travisi i giudizi a questo punto? Viviamo tra squilibrati che vagano senza indirizzo, che purtroppo tengono il destino altrui nelle loro mani.
      Del resto quel Crocifisso che sta sopra le teste dei giudici sta a dimostrare e a ricordare una grande ingiustizia...

      Elimina
  2. A forza di annichilire davanti alle ingiustizie della Giustizia, ci si sente un soldino da niente.

    RispondiElimina