venerdì 8 giugno 2018

Il comune non-senso del pudore


Il pudore sarebbe la tendenza a conservare il possesso della propria intimità psicofisica, difendendola dalle intrusioni altrui. Ma si può guardare, ed essere guardati, non solo con gli occhi. Pare che il senso del pudore si instauri, però, solo quando sono messe a nudo le parti intime.  
Si ricade allora nella situazione primordiale del peccato originale, quando i nostri progenitori si accorsero della loro nudità, e ne provarono vergogna. Ma solo della nudità fisica, o non forse, per il fatto che erano stati messi a nudo, di colpo, i mostri oscuri dell'Id?
Invece, a me sembra ben più devastante che ci sia qualcuno che ci scandaglia, malignamente e non richiesto, dentro alla mente ed al cuore.? Ed invece, c'è un eccessivo senso del pudore che può sottintendere una situazione fobica patologica, focalizzata sui caratteri sessuali primari e secondari, come se solo  a quelli si riconducesse il senso del pudore.
Le donne, allora, ripetono la postura della Venere del Botticelli, gli uomini evitano quelle del David di Donatello o dei Bronzi di Riace, e congiungono le manine sulle pudenda.
“Lo pudore è uno ritraimento d'animo da laide cose, con paura di cadere in quelle”- aveva sentenziato  Dante, nel Convivio.
A me dà fastidio chi  gira in spiaggia o in piscina con un filo interdentale sul lato B, e con i seni al vento. Non ne capisco la necessità ed il senso profondo.  Così come odio i maschioni che irrigano i prati o i muri, poverelli, non ce la fanno proprio ad entrare in un bar, o a cercare un luogo più celato alla vista altrui.
Se lo facesse, però, una donna, ahi!, diventa offesa al comune senso del pudore.
Mi urtano il personale senso, o non-senso, del pudore, coloro che escono da una toilette, tirandosi su la cerniera dei pantaloni e dandosi una riaggiustatina agli zebedei, scomposti dalle operazioni di svuotamento precedenti; e chi continua a grattarseli ossessivamente, anche durante uno scambio di opinioni.
Però, ieri guardavo in TV un documentario, sulle usanze dei membri di una tribù africana, gli Himba. Per fortuna, nessuno gli ha inculcato la malizia dell'essere nudi come Natura li ha fatti. Sono in genere belli e robusti, uomini e donne; non volgono altrove la testa, incrociandosi senza abiti.
Tra di noi, certuni non hanno il pudore di  evitare di insultare, calunniare, invidiare, rodersi di gelosia; tagliano interi guardaroba addosso al prossimo, falciano l'erba, zelanti, sotto i piedi altrui.
Cerchiamo quindi di distogliere lo sguardo unicamente dai genitali nostri ed altrui, come centro e fonte di pudore, e concentriamolo sulle impurità di cui ricopriamo gli altri e sulle inverecondie con cui seppelliamo il prossimo.

Franco Bifani

4 commenti:

  1. Marisa Guidorzi9 giugno 2018 00:57

    Il pudore è quella virtù per la quale non ci sentiamo in diritto di violare in alcun modo la Persona nel suo insieme sia che si tratti della nostra o di quella altrui.

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    1. Franco Bifani9 giugno 2018 13:22

      Marisa, il pudore rimane comunque una variabile, non una costante, a seconda degli usi e costumi dei vari popoli. Pensi a chi pretendeo che le donne girino in burqa.

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    2. Marisa Guidorzi10 giugno 2018 14:48

      Prof Bifani io ritengo che all'interno della coscienza individuale si crei una misura del bene e del male sempre rapportata alle conoscenze, alla cultura in cui si cresce. Essa deve guidarci nelle scelte, viviamo nella Storia che continua a procedere e ci porta anche a modificare i nostri comportamenti, a maturare delle consapevolezze. Occorre distinguere sempre tra ciò che è essenziale, da quello che è transitorio , accidentale. Lei porta l'esempio del burqa ,ed ha ragione : pudori diversi legati all'ambiente ( mia nonna non usò mai la bicicletta per non mostrare la caviglia!). I costumi si evolvono, oggi tuttavia direi che c'è una rivoluzione che dietro di sè lascia solo un grande disordine compreso quello di popolazioni sbalzate all'improvviso a vivere in società strutturate in modo molto diverso da quello dei luoghi in cui sono nate.

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    3. Marisa, non chiamarmi Prof, per favore, anche tu sei un’insegnante, non creiamo barriere sociali, tra di noi. Sottoscrivo ed approvo il tuo commento. Mia nonna, 1880, al mare, restava vestita da capo a piedi, scarpe comprese.

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