giovedì 27 febbraio 2014

Storia di Castione Marchesi: quarta parte


UN ALTRO EDIFICIO MOLTO IMPORTANTE: L'ABBAZIA (NATA COME CASTRUM, CIOE' FORTEZZA)

Contemporaneo alla chiesa c'è un altro edificio, costruito in sostituzione o ad integrazione di una costruzione in legno preesistente ed avente lo scopo di proteggere e controllare l'entrata in paese. 
A dimostrare questo ci sono mattoni chiaramente di epoca bizantina che compongono le fondamenta, proprio su di essi poggiava quella struttura lignea, poi sostituita perché era necessaria maggior protezione e sicurezza oppure perché abbattuta da eventuali assalitori, l'incendio provocato da Galeazzo ( detto Azzo o Azzone) de' Visconti è l'evento più probabile di questa seconda teoria, incendio certo che, proprio per la non conoscenza dell'edificio, comunque collegato alla chiesa, molti lo ritengono avvenuto nel complesso chiesa-monastero. 
I Pallavicino ne ordinarono la ricostruzione e nel 1445 fu posseduta da Rolando il Magnifico, allora Signore di Busseto. 
Successivamente venne data in commenda, come tutto il complesso chiesa-monastero al milanese Daniele Birago.
Questa struttura era posta proprio sulla strada che proveniva da Rimale, la principale delle strade dirette verso Castione e la bassa realizzate con la centuriazione romana. 
Sotto di essa dovevano passare i carri e coloro che volevano entrare in paese, praticamente funzionava come una specie di dogana ed era protetta da una lunga muraglia che si estendeva sia verso est che verso ovest. Questa costruzione si chiamava castrum, che era praticamente una fortezza ed è proprio da questo nome che trae origine Castione Marchesi, che nel corso dei secoli ha cambiato nome più volte: dapprima Castel Leone, poi Castelleone, seguito da Castelioni e poi da Castiglione, per concludere con Castione e da alcuni secoli Castione Marchesi. 


 L'abbazia è così chiamata perché fu sede dell'abate, responsabile delle due strutture castionesi, chiesa e monastero da una  parte e l'abbazia dall'altra, gestendo anche le proprietà in loco e lontano da Castione Marchesi. 
Furono proprietà della chiesa castionese la località Case Marchesi, posta al confine tra la provincia di Parma e Piacenza all'altezza del ponte sull'Ongina, detto ponte Zappellazzo, che si trova sulla strada che da Busseto conduce alla stazione di Alseno, si tratta di una costruzione tipicamente cinquecentesca con l'inconfondibile "zoccolo inclinato" tipico dell'epoca, essa fungeva da dimora estiva dei marchesi Pallavicino. 
Dimora estiva dei frati, perlomeno la maggior parte di essi per non abbandonare mai totalmente la struttura castionese, fu la località Banzole di Samboseto, praticamente sul confine con Madonna dei Prati, ben visibile dalla vicina strada provinciale proveniente da Busseto. 
Altre proprietà della chiesa castionese erano la chiesa di Baselicaduce di Fiorenzuola d'Arda, oltre che grandi possedimenti sia in Corsica che nell'isola di Creta. Tutto il sistema godeva di una grossa indipendenza, essendo in diretto contatto e direttamente dipendente dalla Casa Pontificia, essendone commenda. Il primo commendatario, poi sostituito dall'abate, fu Daniele Birago di Milano, legato da parentela all'allora Pontefice. 
Fu lui a far restaurare l'abbazia su consegna dei Pallavicino dopo oltre un secolo e mezzo di abbandono, periodo trascorso tra la partenza dei monaci Benedettini e l'arrivo degli Olivetani, branchia dei Benedettini, aventi la loro casa madre a Monte Oliveto Maggiore, in provincia di Siena. 
I monaci Olivetani arrivarono intorno al 1470: furono proprio loro a realizzare il caseificio dell'abbazia e ad organizzare le attività collegate. Le lunghe mura, praticamente prolungamento dell'edificio sia verso est che verso ovest, ad un certo punto non servivano più per gli scopi difensivi e per dirigere verso il grosso portone chi voleva entrare in paese, per cui vennero praticamente lasciate al loro destino ed inevitabilmente diroccarono. 
Quei laterizi di cui erano composte dovevano però avere un'altra vita: dopo la soppressione napoleonica degli ordini religiosi, l'edificio, che nonostante tutto ancora oggi a Castione chiamiamo abbazia, venne lasciato agli Ospizi Civili di Parma il 13 settembre 1810, data della definitiva soppresione degli ordini religiosi, culmine di tutti i provvedimenti che avevano anticipato la decisione, la costruzione venne così indirizzata ad un uso agricolo e di allevamento bovino. 
Proprio per questo quei laterizi di cui erano composte le vecchie mura adiacenti, dovevano avere un'altra vita: l'inizio del 1800 segnò ovunque un repentino sviluppo dell'attività agricola ed allevatoria e l'abbazia divenne così una grossa azienda agricola, abitata da tante famiglie e la costruzione della attigua e grossa stalla venne eseguita sfruttando i mattoni delle vecchie e diroccate mura, tale stalla è crollata pochi anni fa ed è ancora ben visibile.
L'edificio oggi non versa per nulla in buone condizioni, un suo recupero potrebbe avere diverse destinazioni d'uso, impensabile che sia proprio la famiglia Testa, da quasi un secolo proprietaria del complesso, ad avventurarsi in spese proibitive senza sbocco preciso. 
Altrettanto impensabile è che ci sia un acquirente che butterebbe un sacco di soldi sia per l'acquisto che per la ristrutturazione, indipendentemente dalla destinazione d'uso prescelta. 
 Dovrebbero essere enti pubblici ad immergersi in questo intervento per poter sfruttare dal punto di vista storico questo cimelio testimone della nostra storia. Nell'ultima parte del mio scritto andrò ad illustrare un'idea del sottoscritto, che è diventata un chiodo fisso, anche se di difficilissima realizzazione. 

I SOTTERRANEI

Come in ogni località di quell'epoca il sottosuolo è praticamente una ragnatela di cunicoli sotterranei, scavati a scopo difensivo e come eventuale via di fuga. Proprio per questo si tendeva ad ingannare eventuali inseguitori, creando gallerie che erano veramente dirette in punti ben precisi, ma altre erano solo finti passaggi, che si presentavano così come piccoli labirinti allo scopo di far perdere tempo agli eventuali inseguitori. 
Esiste ancora sicuramente buona parte di quella rete di sotterranei che collegavano la chiesa all'abbazia, sono stati murati nei due accessi, ufficialmente per precarietà dell'intero tratto, ma io non scarterei l'ipotesi che là al momento della chiusura si dovesse nascondere qualcosa; era infatti trascorso pochissimo tempo dalla fine della seconda guerra mondiale ed il famoso "triangolo della morte" non era poi così lontano ed azioni disumane si sono svolte anche qui a pochi giorni dalla liberazione del 25 aprile 1945.
Tutta questa ipotesi è avvalorata dal fatto che in superficie non si evidenziano cedimenti, neppure all'altezza della strada provinciale, percorsa da molti autotreni pesanti, sopratutto per il trasporto della sabbia ed altro nella direttrice Fidenza-Cremona. 
Una ramificazione particolare dei sotterranei potrebbe portare nella località Case Marchesi, distante in linea d'aria non più di un paio di chilometri dall'abbazia, della quale esiste solo una traccia iniziale, che potrebbe essere anche una di quelle ingannevoli alternative per disperdere eventuali nemici inseguitori. 
 Sinceramente ho constatato la presenza di un accesso, chiuso probabilmente da secoli, dalla parte della località di Case dei Marchesi, quindi penso proprio che quei cunicoli sotterranei avessero piena funzione e non semplicemente quella di "inganni". 
Di certo se esisteva qualcosa è stato "omertosamente" risucchiato nella costruzione dell'Autostrada del Sole, tacendo qualunque scoperta, importante o meno, per evitare interruzioni ai lavori, che dovevano viaggiare speditamente per dar lustro all'allora classe politica e dirigente, molto meno sotto osservazione di quanto non possa essere oggi. 
Distruzione di reperti, anche se in quantità minima, ne ha portato anche la recente realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità, la quale però è stata tenuta maggiormente sotto osservazione. 
Di certo, proprio in occasione della realizzazione di quest'ultima opera, è stata ritrovata una fornace per la cottura di laterizi, probabilmente proprio quella dalla quale sono usciti i mattoni per la costruzione del monastero e della chiesa, nonché dell'abbazia, la quale è stata fotografata in vari modi indicandone il punto preciso in cui si trova e ricoperta di terra con relativa protezione per conservare il manufatto per eventuali generazioni future interessate alla cosa.

ALTRE IMPORTANTI TRACCE DI STORIA E PRESENZE A CASTIONE MARCHESI

Castione Marchesi non è solo complesso chiesa- monastero o abbazia oppure Terramare, ci sono altre importanti tracce, anche di presenze di rilievo. Proprio di fianco all'abbazia c'è una costruzione sei-settecentesca, denominata semplicemente "Palazzo", oggi proprietà e residenza estiva della famiglia Testa, comunque facente capo alla loro impresa agricola con tutti i terreni. 
La forma è abbastanza comune, tipi di costruzione simili a questa si trovano in molti altri paesi del circondario, per un breve periodo di tempo potrebbe essere stato anche residenza dell'abate. Proprio di fronte al "Palazzo" si trova il complesso dell'Oriola, una volta altra fiorente azienda agricola, divisa in Oriola Vecchia ed Oriola Nuova. 
La parte più vicina alla strada, l'Oriola Vecchia, è un'abitazione a pianta quadrata, abitata in passato da varie famiglie, anche se in numero molto inferiore di quelle che abitavano l'abbazia, impegnate nell'attività dell'azienda agricola ad essa collegata. 
Tale costruzione, molto probabilmente risalente al 1500, era circondata da una muraglia e fu proprietà del celebre pittore di Casa Farnese Ilario de' Mercanti detto "Lo Spolverini" (1657-1734), il quale, lavorando per la nobile famiglia parmense, doveva dipingere ritratti e scene di guerra. Ogni suo lavoro doveva essere riprodotto in tre copie, proprio per questo motivo, oltre che mostrare lo stato dei lavori a lui commissionati, doveva viaggiare molto nelle sedi della famiglia Farnese, collocate tra Parma, Piacenza e Colorno, per cui egli scelse di abitare al centro di quell'ipotetico triangolo, acquistando così quella casa, che venne venduta dai figli e dalla moglie solo un anno dopo la morte. 
Già abbiamo parlato nel racconto della località Case dei Marchesi, già residenza estiva dei Marchesi Pallavicino, di chiara realizzazione cinquecentesca e facente parte della parrocchia di Castione Marchesi fino intorno alla metà degli anni '70, per poi passare alla parrocchia di San Rocco di Busseto. 
Prima della costruzione dell'Autostrada del Sole la località si raggiungeva percorrendo Strada Portone (strada per San Rocco) fino all'altezza dell'omonimo podere, imboccando così la strada posta tra due file di gelsi che portava verso sud, attraversando Case Marchesi e proseguendo poi in direzione Castelnuovo Fogliani, passando attraverso le "Stalle di Maria Luigia", poste poche decine di metri ad ovest del confine tra la provincia di Parma e quella di Piacenza, circa duecento metri a sud della Via Emilia. Anche la summenzionata tenuta Portone, oggi in totale stato d'abbandono e quasi totalmente diroccata, ha una consistente importanza storica, seppur non documentata. 
A testimoniare questo sono due stemmi sul muro esterno verso la strada, oggi asportati dal proprietario, che riportavano elementi tratti dagli stemmi dei Pallavicino e dei Fogliani di Castelnuovo, molto probabilmente conseguenza di matrimoni avvenuti tra le due nobili famiglie, in conseguenza dei quali si sono "incrociate", forse anche più volte. 
Addirittura la famiglia Fogliani si è imparentata con varie famiglie nobili, sopratutto del milanese, tanto per esemplificare ancora oggi esiste la famiglia Sforza Fogliani. 
Qualcuno ipotizza assurdamente che fossero essi i costruttori di Case dei Marchesi, non i Pallavicino, cosa da me scartata a priori in quanto gli stessi erano conti, quindi fuori luogo sarebbe stato il nome Case dei Marchesi, invece facilmente collegabile con i Marchesi Pallavicino. 
Nella parte a nord di Castione Marchesi troviamo poi Le Rocche, o meglio ciò che resta di questo edificio cinquecentesco, oggi abitato dalla famiglia Lunini, che ne è anche proprietaria. 
Era molto più consistente il complesso, anche fino ad un centinaio di anni fa, questo mi testimoniava mio padre, che per vari anni aveva abitato nelle immediate vicinanze. 
Probabilmente, uso l'avverbio in quanto non ci sono indicazioni storiche precise, la costruzione, visto il nome, era una protezione a difesa di Castione nella parte nord ed eventualmente fungeva anche come controllo delle entrate ed uscite in quella direzione, proprio nei suoi paraggi era posto il confine tra le proprietà dei Pallavicino e la "Terra Monachorum", di proprietà della chiesa cremonese. Parallelamente alla strada delle Rocche si trova la strada More (o Morre), che si esaurisce proprio nell'aia dell'omonima tenuta, nata come Casino di Caccia e realizzata da Maria Luigia nella seconda metà del 1700. 
Il mulino dei frati dell'abbazia si trovava sulla strada per Bastelli, proprio di fianco al complesso chiesa-monastero, oggi esiste ancora la casa, il mulino ha funzionato sotto gestione privata fino alla metà degli anni '60 del 1900. Curioso era come veniva là convogliata l'acqua: in località Case Nuove, sulla strada per Fidenza, venne realizzata una chiusa nel Rio Caneto allo scopo di tenere sempre alto il livello dell'acqua. 
Da qui veniva convogliata nel Canale del Mulino e trattenuta da una consistente arginatura e mantenuta ad un'altezza superiore ai terreni circostanti. Ad un certo punto il Canale del Mulino va ad incrociarsi con il Rio Caneto, da cui ha preso l'acqua, la stessa viene sempre tenuta ad un livello più alto grazie alla realizzazione di un ponte sul Rio Caneto che incrocia perpendicolarmente il Canale del Mulino. 
 L'acqua diretta al mulino passa sopra al Ponte della Navetta ed al sottostante Rio Caneto, tale ponte è interamente in mattoni ed ha una costruzione che ricorda molto il modo di eseguire tali opere da parte dell'ingegneria romana. Esso è molto probabilmente risalente tra il 1300 ed il 1400, su una mappa datata 1467 ci sono già tracciati in modo evidente i due corsi d'acqua, quello naturale e quello artificiale, oltre alla dicitura "Mulino dei Frati dell'Abbazia".
Quello che sto per dirvi non l'avevo mai constatato prima della lettura di un opuscolo che mi diedero i Monaci Olivetani di Monte Oliveto Maggiore quando visitai il loro convento, alla ricerca di tracce storiche di Castione Marchesi e della sua chiesa. 
Essi mi fotocopiarono antichi scritti riguardanti il mio paese, da cui trassi molte informazioni. Una di queste, che definirei eclatante ma da prendere con le molle,  diceva che sotto alla chiesa di Castione Marchesi sarebbero sepolti i Santi Proto e Giacinto. In altri testi la loro sepoltura viene data nelle catacombe a Roma, tutta da verificare quindi la teoria che li vuole a Castione Marchesi. 
Un'ultima curiosità su Castione Marchesi: fino al 30 giugno 1821 era capoluogo di comune, con frazioni Bastelli e Chiusa Viarola e in un certo periodo anche Rimale. Dal giorno succesivo, 1 luglio 1821, mediante decreto ducale della Duchessa di Parma e Piacenza Maria Luigia d'Austria, il comune di Castione Marchesi venne soppresso ed il suo territorio totalmente accorpato al comune di Borgo San Donnino (oggi Fidenza).

COSA C'ERA NEI DINTORNI DI CASTIONE MARCHESI?

Tutta la zona era molto popolata e strategicamente importante, per cui erano nati anche piccoli paesi, oggi li chiameremmo semplicemente località, non lontani dal centro di Castione Marchesi. 
Sulla strada Malcantone (Cancelliera nel comune di Busseto), quella di probabile costruzione romana che portava verso la frazione di Semoriva prima e poi Busseto, successivamente Cremona, Brescia e Bergamo, si trovava Pratum Regis, ancora oggi troviamo vecchie case che possono richiamare lo stile in uso intorno al 1500 e oltre. 
Tra Castione Marchesi e Busseto, circa a metà strada sulla provinciale che li collega, c'è una località oggi denominata Canton Santo (o Trinità) ed era sede di un oratorio fino a pochi anni fa. Tale oratorio è stato lasciato abbattere assurdamente, anche se da tempo sconsacrato e divenuto anche magazzino di stagionatura del vicino ed omonimo (della località) caseificio. Tale oratorio era la chiesa di Castell'Ugone, piccolo agglomerato fatto realizzare da Ugone Pallavicino, amato signore di Busseto intorno al 1400. Riflessione: il proprietario ha fatto abbattere la chiesetta, che era comunque stabile, mantenendo le ex porcilaie del dismesso caseificio, oggi rotte e scoperchiate in più punti, senza nessun uso possibile, anzi probabile fonte di pericolo. 
In località San Rocco di Busseto, sulla vecchia strada che porta verso sud, si incontra la località Ginevra, già osservando tutte le case sembra di fare un salto indietro di diversi secoli, molte ristrutturate, ma quasi tutte hanno mantenuto l'aspetto primitivo, cioè di quando venne realizzato il nucleo abitato di Barastalla. 
Questo abitato si trova proprio sulla riva del torrente Ongina, indicatore di confine tra le provincie di Parma e Piacenza, qualcuno ipotizza che sia ciò che rimane della vecchia Florentiola (Fiorenzuola d'Arda), anche se si trova sulla riva parmense. 
Non ho verificato tale ipotesi, posso però dire di averne avanzata un'altra, comunque parallela: il confine tra comune di Fidenza e quello di Busseto, a nord e ad ovest di Castione, è segnato per un lungo tratto dal corso d'acqua denominato Fossa Parmigiana. Questo fiumiciattolo ha alcune particolarità, la prima è che anche quando si verificano precipitazioni, anche di grossissima intensità, esso mai risulta pieno, praticamente l'alveo viene occupato al massimo per metà. La sua sorgente si trova in località I Quadri, a sud di Castione Marchesi, a pochi metri dall'alveo dell'attuale torrente Ongina. 
Nel 1260 la nostra zona fu colpita da una disastrosa alluvione e tutto venne coperto dall'acqua, arrivando a superare anche il metro di altezza. Ritirandosi, una così consistente massa d'acqua ha cambiato i corsi di molti canali, tra questi il torrente Ongina, il cui vecchio alveo, prima di allora, era probabilmente rappresentato appunto da quella che oggi chiamiamo Fossa Parmigiana, la cui sorgente potrebbe benissimo essere un'infiltrazione sotterranea dall'Ongina, trovandovisi nelle immediate vicinanze (non più di 300 metri), solo ipotesi, anche se praticabili . 
Quale altro motivo potrebbe far pensare ad un alveo così consistente che mai viene riempito più di metà? Quindi ecco che l'antico abitato di Barastalla potrebbe veramente rappresentare una parte dell'antica Florentiola, visto che si trovava allora circa un chilometro ad ovest del corso della  probabile vecchia Ongina, oggi Fossa Parmigiana.
                                       Germano Meletti

P.S. Adesso che ho concluso la storia e mancano solo le conclusioni, chiunque lo volesse può fin d'ore esprimere domande anche particolareggiate A tutte quelle a cui sarò in grado di dare una risposta lo farò ben volentieri. Grazie infinite per la cortese attenzione prestata fino a qui.


Immagini

Le immagini sono tratte dalla pagina: emiliamisteriosa.it/2013/03/

4 commenti:

  1. GERMANO, HAI ANCHE QUESTA VOLTA TRASCRITTO UNA RICERCA STORICA SUL TUO PAESE, MA NON SOLO, VERAMENTE VALIDA E RICCA DI NOTIZIE RARE. TI CHIEDO QUANDO POTRAI PUBBLICARE UN TESTO, IN CUI SIANO RACCOLTE QUESTE TUE RICERCHE.

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    1. Germano Meletti27 febbraio 2014 20:37

      Come sempre sono orgoglioso che un professore di lungo corso come te spenda cotanti elogi sul mio esercizio storico su Castione Marchesi, che probabilmente andranno a formare un libro con illustrazioni in merito. Grazie di cuore, carissimo Frank

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  2. Ottimo lavoro, Germano, bravo. Lo sto assumendo, con discrezione come una terapia, cioè una piccola dose al giorno, perché in quantità così massicce si rischia di andare in ipercastionimosi.

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  3. Germano Meletti1 marzo 2014 13:43

    Ce l'ho io la prognosi per farti guarire da quella brutta malattia

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi