giovedì 6 febbraio 2014

L'oratorio di Chiusa Viarola.


Le carte dell’archivio della parrocchia di Castellina Santa Maria ci aiutano a far luce sulle lontane origini dell’oratorio della Visitazione di Chiusa Viarola. 
Si tratta del caratteristico  tempietto mariano, situato   lungo la strada della Granella, in un contesto rurale  ancora intatto tra Fidenza e Soragna. L’edificio  risulta essere stato eretto nell'anno  1789,  in adempimento delle volontà di Maria Caterina Arcari Cossi, devota fondatrice dell’annesso beneficio,  istituito circa due secoli prima presso l’antica  parrocchiale con atto  del notaio borghigiano Ippolito Fagioli redatto il 13 novembre 1598.
E’ pertanto possibile datare a quello stesso anno o comunque non molto tempo dopo  la piccola pala d’altare conservata al suo interno e raffigurante la Visitazione, la cui marcata impronta tardo manierista fa sospettare una   provenienza da altra chiesa, forse da un altare della stessa parrocchiale di Castellina.  
Ulteriori ricerche ci hanno inoltre permesso di risalire alla fonte iconografica del dipinto.   
Si tratta di una stampa di identico soggetto, incisa da Jan  Sadeler (Bruxelles 1550-1600), appartenente ad una serie di immagini edita nel 1587 sotto il titolo “Scene della vita e della passione di Cristo e della Vergine”. L’esemplare che qui pubblichiamo  è conservato presso il Gabinetto dei disegni e stampe del Brithish Museum.
Come si può vedere, il confronto tra le due opere  non lascia spazio a dubbi: il dipinto fidentino, di non eccelsa qualità ma databile come si è detto intorno al 1598, è la copia fedele, sia pur con qualche incertezza nella resa delle ombre in primo piano,  della complessa e ben costruita immagine,  “firmata” da Sadaler  (Sadeler excud.) e dal pittore Marten de Vos (Anversa 1532-1603)) per quanto riguarda il disegno (Vos ft).
Si spiega così l’evidente  “anomalia” del quadro  di  Chiusa Viarola, dovuta all’ambientazione   dell’episodio evangelico della Visitazione  all’interno di un villaggio fiammingo e alla descrizione molto realistica e dettagliata delle tipiche case a graticcio coi   tetti aguzzi,  che   fanno da sfondo all’incontro tra la giovane Maria e la sua cugina Elisabetta.  
Jan Sadeler, detto anche il Vecchio, è ricordato non solo per la sua eccezionale produzione artistica ma anche come capostipite di una delle più floride dinastie di incisori e editori fiamminghi operanti in Europa tra il XVI e il XVIII secolo. 
I Sadeler, che  si avvalsero della collaborazione di importanti artisti, dal de Vos a P. P. Rubens, furono particolarmente attivi ad Anversa, Monaco, Francoforte, Colonia, Verona, Venezia ma anche a Vienna e Praga (cfr: “Una dinastia di incisori-Sadeler” di C. Limentani Virdis, 1992).
Tornando  a Borgo di San Donnino e ai suoi dintorni, va però ricordato che non c’è solo l’anonimo autore della Visitazione  ( o il suo committente) a mostrare interesse per le stampe nordiche. 
In ambito locale la diffusione di queste preziose immagini,  molto ricercate dai  collezionisti ma anche  dai pittori che le usavano come modelli, è testimoniata da almeno altre tre tele, che per mancanza di spazio ci limitiamo a citare brevemente: “L’Ultima Cena” della parrocchiale di Tabiano Castello datata 1636, derivata anch'essa da un’incisione di Jan Sadeler (1582); una piccola “Adorazione dei Magi” di proprietà della parrocchia cittadina di Santa Maria Annunziata, che riproduce in maniera quasi speculare una incisione di Justus Sadeler ( Colonia 1580-1630) fratello di Jan, dedicata al conte veneziano Marco Trissino   e che ripropone un dipinto di Federico Zuccari in San Francesco delle Vigne di Venezia (1564); e infine la pala d’altare con l’Adorazione dei pastori, recentemente restaurata da Francesca Ghizzoni,  proveniente forse  dalla distrutta chiesa dei minori di Borgo San Donnino e ora presso i depositi del Duomo, il cui ignoto autore è debitore nei confronti Cornelis Cort (1533-1578),  che a sua volta si rifà ad uno splendido disegno del senese Marco Pino (1517-1579), custodito nelle collezioni del Louvre (cfr: ”Il Risveglio” 12/11/2009).


Guglielmo Ponzi 

Articolo pubblicato sul settimanale "il Risveglio"

1 commento:

  1. Mirella Capretti7 febbraio 2014 15:46

    Belle pagine che riempiono il cuore, portandoti in un'altra dimensione e ti fanno dimenticare per un attimo tutto quello che di grigio c'è intorno...
    Grazie Mino
    Grazie Ambrogio
    Saluti
    Mirella Capretti

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