lunedì 3 febbraio 2014

Storia di Castione Marchesi: la Civiltà Terramaricola

Pubblichiamo la prima parte di uno studio di Germano Meletti sulla storia di Castione Marchesi oggi importante frazione di Fidenza. Situata tra il capoluogo e Busseto è da millenni un luogo abitato e nelle sue terre popolazioni diverse hanno soggiornato. Questa prima parte copre il periodo terramaricolo che si situa tra preistoria e storia. Vedremo anche come il termine Terramare vada correttamente inteso visto che di terra non c'è scarsità ma di mare proprio non c'è ombra da milioni d'anni. 
Riportiamo immediatamente sotto la trascrizione in poesia della nota (in prosa) che Germano ha inteso premettere al suo lavoro. 


QUESTA E' LA STORIA DI CASTIONE
CHE SENZA PRESUNZIONE
OSO SCRIVERE CON GUSTO
DEL VERO E DEL GIUSTO.

MA CON LA PRETESA
DI FORMULARE
MIE TEORIE
TUTTE DA PROVARE

SEPPUR SENSATE
E SU TRACCE BEN PRECISE BASATE
SE VUOI LE PUOI COMMENTARE
E, ALLA FIN, CONTESTARE

STORIA DI CASTIONE MARCHESI -  PRIMA PARTE

In vari pezzi pubblicati su questo sito da me firmati, avrete visto che faccio cenno spesso e volentieri al turismo a Fidenza, voce assolutamente inesistente a tutt'oggi, non fosse altro che per quei poco meno di 20 mila visitatori l'anno della bellissima Cattedrale dedicata a San Donnino.
Ho anche parlato spesso di poter trattenere una parte di quei supposti 4 milioni di visitatori annui del Fidenza Village, visitatori mordi e fuggi, praticamente come quelli interessati alla visita del Duomo. Trattenerli non vuol dire vendere fumo, far credere cose che non esistono, ma mostrare con orgoglio la nostra storia e le nostre origini, magari collegando il tutto con le nostre prelibatezze gastronomiche.
Se riuscirò a portarlo a termine sto scrivendo un libro sul mio paese, Castione Marchesi, paese che tutti gli "addetti ai lavori" conoscono e studiano ampiamente, sopratutto per certe esclusività presenti solo qui. Uno di questi studiosi che si sono ampiamente interessati a Castione è stato Don Amos Aimi, recentemente scomparso, a cui sarà dedicato il mio libro, naturalmente se andrà a buon fine.

Il primo a mettere mano alla storia di Castione Marchesi e di tutta l'area interessata dalle Terramare fu Luigi Pigorini. Solo intorno al 1830 si scoprì dell'esistenza di questa civiltà delle Terramare, fu ampia materia di studio di preparazione all'argomento da parte del noto archeologo di Fontanellato, il quale diede il via agli studi sulle Terramare proprio a Castione Marchesi nel 1861 (non si poteva celebrarne il centocinquantenario nel 2011 visto che l'Amministrazione Comunale di Fidenza ne ha celebrati diversi, uno in particolare assolutamente inutile e poco pertinente?). Successivamente organizzò varie campagne di scavi ed i reperti portati alla luce furono portati in vari musei, ancora oggi si ha certezza della loro presenza nei musei di Parma, Piacenza, Viadana, Como, Milano, Torino, Bologna, inoltre nel Museo Pigorini di Roma, di cui il famoso archeologo ne fu direttore per vari anni, una parte consistente di oggetti è esposta anche al Museo Peabody di Harvard (USA), ci sarebbero inoltre presenze "clandestine" anche in Germania.
Ricostruzione di un villaggio terramaricolo.
La vita a Castione Marchesi inizia più di quattromila anni fa, l'origine va collocata nell'Età del Bronzo Antica, quando  qui arrivarono i primi abitanti che si costruirono villaggi palafitticoli su paludi e poi da qui si diffusero in tutta la pianura emiliana, approssimativamente tra il torrente Ongina (confine tra le provincie di Parma e Piacenza) ed il fiume Reno in provincia di Bologna.
La prima cosa che viene da chiedersi è da dove arrivassero quelle popolazioni, domanda a cui gli studiosi non hanno mai saputo dare una risposta precisa, solo supposizioni. Proprio qui iniziano le mie teorie, lo ripeto, assolutamente opinabili.
Negli scavi effettuati a Castione ed in tutti i villaggi nati succesivamente si è appurato che ogni villaggio era dotato di una necropoli (città dei morti, dal greco), che si trovava solitamente appena fuori dal villaggio. 
La sepoltura avveniva attraverso la cremazione e le ceneri venivano poste all'interno di una urna cineraria in terracotta e tutt'intorno trovavano posto gli oggetti che la persona aveva avuto cari in vita. Fu proprio da questi ritrovamenti che si conobbero i primi rudimenti su questa civiltà, ancora oggi poco conosciuta.
Le urne cinerarie trovate a Castione ed in tutti i villaggi ove sono stati eseguiti scavi erano piuttosto "panciute", schiacciate e con una bocca abbastanza stretta. Identiche urne cinerarie sono venute alla luce nella Repubblica Ceca, nei dintorni di Praga, oltre che in Spagna, seppur in quest'ultimo caso in minima quantità.
Negli scavi effettuati nei villaggi terramaricoli sono stati ritrovati anche moltissimi pezzi di ambra, una bella pietra ornamentale che si trova esclusivamente nelle zone dell'attuale Europa dell'Est, nella parte più settentrionale (appunto Repubblica Ceca, Polonia, Estonia, Litania e Lettonia). Qualcuno ipotizza dell'esistenza di rapporti commerciali tra gli allora abitanti della nostra terra e quelle zone e che l'ambra fungesse da moneta di scambio.
Io ritengo che questa spiegazione sia molto superficiale, ma allora quale importanza diamo al fatto dell'assoluta similitudine delle urne cinerarie? E in un contesto di ampie e fittissime zone boschive in cui si doveva ricavare l'itinerario, attraversando corsi d'acqua con imbarcazioni improvvisate, come tronchi d'albero, che naturalmente venivano abbandonate dopo l'impiego, quanto tempo occorreva da qui alla attuale Repubblica Ceca? Come venivano trasportate le merci acquistate? 
Sicuramente si tratta di parlare della durata di anni di questi eventuali viaggi e spostamenti, il tutto in un contesto di assoluta pericolosità a causa di animali feroci, molte razze erano presenti anche dalle nostre parti e nel resto d'Europa, così come l'incrociare popolazioni ostili. Ammesso che tutto filasse liscio come l'olio occorrevano almeno tre anni per affrontare un viaggio simile, sfidando anche gli eventi atmosferici ed il consistente freddo invernale, questo in una aspettativa di vita che non superava i trent'anni. 
E allora perché non pensare, in assenza di altre teorie, della provenienza da quelle zone degli abitanti delle Terramare? Quali sono i motivi che possono aver portato qui quelle genti?
File:Trattato generale di archeologia063.png
Terramare di Castione de’ Marchesi (Parma).
Sappiamo benissimo che sono state guerre di religione a provocare conflitti tra popolazioni o addirittura all'interno di un popolo, ne è piena la storia di questi eventi. Nella zona cui faccio riferimento, nei dintorni di Praga, sono state rinvenute anche salme buttate alla rinfusa nel fango della palude sottostante le palafitte. 
Confrontando questo tipo di sepoltura con quello delle urne cinerarie, eventualmente esportato nelle nostre zone, si può ipotizzare l'esistenza di due diverse credenze religiose e da qui il sorgere di contrasti  che possono essere degenerati in vera e propria battaglia. Da qui la parte perdente e messa in fuga potrebbe essere quella giunta da noi, seguendo un itinerario praticabile, sopratutto evitando montagne ed altre difficoltà. 
Molto probabilmente potrebbero essere arrivati fino all'Istria ed aver camminato sulle coste o navigato parallelamente ad esse con imbarcazioni di fortuna, approdando e portandosi all'interno appena a sud del Po, o addirittura risalendolo visto che la corrente è molto lenta tra noi ed il mare. Lo stabilirsi a sud del Po può benissimo essere giustificato come sfruttamento di una barriera protettiva naturale contro eventuali inseguitori.
E per le urne cinerarie identiche alle nostre e a quelle trovate nella Repubblica Ceca rinvenute in Spagna? Molto probabilmente, strada facendo, sono nate discordanze sulla direzione da prendere, per cui l'eventuale litigio che ne è nato ha determinato una spaccatura nella carovana in migrazione.
Il fatto che il più antico villaggio sia quello di Castione Marchesi, successivamente diverrà anche il più esteso arrivando fino a 20 ettari nel periodo di massimo splendore, è confermato dall'altezza della "collina" sulla quale è costruito il Monastero con la Chiesa dedicata a Santa Maria Assunta. 
Le "collinette" erano formate dai sedimenti (scarti di lavorazione, avanzi di cibo, carcasse di animali, escrementi, ecc.) di vari secoli di permanenza dei villaggi palafitticoli, quello di Castione è durato almeno una ventina di secoli. Gli altri sarebbero stati fondati da clan di giovani che si allontanavano dal villaggio originario per andarne a fondare altri, una specie di catena, fino ad andare ad occupare tutta la zona toccata dalla civiltà terramaricola, queste migrazioni si chiamavano Sacre Primavere.

Già che ci siamo vi butto lì anche la mia seconda teoria, quella riguardante il nome Terramare (singolare Terramara), teoria "sposata" anche da alcuni esperti in materia (Prof. Cremaschi in primis). Come ripeto la civltà terramaricola era assolutamente sconosciuta fino intorno al 1830, periodo in cui ci si incominciò a chiedere da dove venissero quelle anfore, vasi, utensili, ecc..
Prima, a partire dal XVII secolo, quelle "collinette", chiamate marniere perché composte da nerissimo terriccio denominato terra marna, residuo organico e quindi ottimo fertilizzante, venivano acquistate da signorotti e poi vendute proprio per rendere più fertili i terreni. 
Io voglio invitarvi ad una riflessione: visto che allora la lingua più diffusa era il dialetto, provate un po' ad immaginare il contadino che andasse a chiedere "un carretto di terra marna" e traducetelo in dialetto, anche tenendo conto delle variazioni che esso può aver subito in questi ultimi quattro secoli, ci può stare un: "Dam un carét ad tera mara". Da qui a terramara (singolare) o terramare (plurale) il passo direi che è veramente breve. 
Proprio per la vendita di quel fertilizzante molti resti di villaggi sono scomparsi, dipendenti da quello di Castione erano certamente quello in località Monta di Roncole, Casaroldo (l'attuale Samboseto), Castellazzo di Fontanellato, Semoriva di Busseto, Colombare di Bersano (appena al di là dell'Ongina, forse l'unico in provincia di Piacenza), Zibello e moltissimi altri. Addirittura a Santa Rosa di Poviglio, dove si stanno effettuando campagne di scavi nel periodo estivo con gli studenti universitari, questo da oltre dieci anni, si sarebbe appurato che esistevano due villaggi concentrici denominati Villaggio Grande e Villaggio Piccolo, una parte di essi è denominata Cantone del Castione. Riferimento preciso? Coincidenza? Chissà!
Sotto questo terreno i resti dellaTerramare di Castione.
Queste popolazioni erano dedite sopratutto ad agricoltura, allevamento, caccia e pastorizia, le donne portavano avanti i lavori domestici, tra cui la realizzazione degli indumenti per tutta la famiglia, lavorando il lino coltivato dagli uomini, attraverso il telaio, molti esemplari di questi attrezzi sono stati ritrovati negli scavi relativi a molte terramare. Compito delle donne era anche la modellazione e produzione di oggetti in terracotta per la casa, ma anche le urne cinerarie già menzionate, Gli uomini invece, oltre ai lavori sopra descritti, lavoravano anche il bronzo, attraverso la fusione e colata in appostiti stampi (anch'essi in terracotta) per la produzione di armi per cacciare ed utensili sia per il lavoro che per la casa.
I villaggi palafitticoli erano costruiti esclusivamente su paludi, cosa che faceva sentire più protetti gli abitanti, questo faceva sì che a contatto con l'acqua le pareti dell'acquitrino, tipicamente sabbiose come è la conformazione del nostro sottosuolo, franassero, per cui abbisognavano di appositi sostegni per far durare di più il "contenitore" della palude e del villaggio sovrastante. 
Quasi ovunque allo scopo venivano conficcati nel terreno fangoso grossi pali o tronchi, disposti parallelamente ed appoggiati sull'inclinatura dell'argine. Questa elementare struttura però durava solo pochi anni, in quanto i pali o tronchi iniziavano ben presto ad assumere ognuno inclinazioni diverse e a deteriorarsi. 
Proprio per questo motivo gli abitanti della terramara di Castione Marchesi realizzarono una struttura unica e resistente, oggi nota a tutti gli studiosi come "I gabbioni di Castione Marchesi". Essa consisteva nella realizzazione di "torri" attraverso il fissaggio sicuro nel terreno di quattro consistenti tronchi, disposti a quadrilatero. 
A questo quadrilatero venivano fissati altri tronchi, disposti orizzontalmente uno sopra l'altro, una struttura "a gabbia" (da qui gabbioni), tanto da formare specie di torrioni stabili ed uniti l'uno con l'altro da altri tronchi sovrapposti a formare una diga di contenimento della franosità dell'arginatura circostante il villaggio. Questa costruzione resisteva per decenni, quindi esente da ogni operazione di manutenzione e/o rifacimento.

I terramaricoli non erano assolutamente un popolo bellicoso e non si ha notizia di conflitti, per cui questo modo di vivere durò fino intorno al 700/800 Avanti Cristo, questo per tutti i villaggi dell'intera estensione occupata da questa civiltà. Di punto in bianco, nel giro di pochi anni, questi villaggi sparirono, poi assorbiti dalla civiltà etrusca, tranne qualcuno che volle mantenere quel tipo di vita, per cui andarono a fondare alcuni villaggi palafitticoli nel mantovano e nel veronese, seppur di breve durata.
Anche per la sparizione della civiltà terramaricola non ci sono riferimenti certi, per cui le teorie si sprecano: si sono ipotizzate calamità naturali, epidemie, distruzione ad opera di ostili popolazioni belligeranti, ma nessuna di queste ipotesi è supportata da tracce certe. 
L'ipotesi più probabile, che io appoggio seppur praticata da pochi addetti, è quella relativa ad un periodo altamente siccitoso, in cui pastorizia ed allevamento, che necessitavano di molta acqua, ne uscivano fortemente danneggiati, stesso discorso vale per l'agricoltura, che si trovava a dover lavorare terreni duri come il nostro quando è secco, che non solo non davano la produzione fino ad allora mantenuta, ma era quasi impossibile lavorarli con gli attrezzi di allora, la maggior parte in legno.
Finì così la civiltà delle Terramare e subentrò la civiltà Etrusca.

Oggi è stato ricostruito nel modenese, a Montale di Castelnuovo Rangone (circa sei chilometri da Maranello) un piccolo villaggio palafitticolo, che ripropone la stessa struttura abitativa dell'antico popolo delle Terramare, allestite con gli stessi strumenti di lavoro, stoviglie e quant'altro possa far parte di un'abitazione di quel tempo, come i letti, il tavolo, le rudimentali seggiole e tutto ciò che potesse servire alla vita di tutti i giorni. A Montale di Castelnuovo Rangone, tra l'altro, sono stati ricostruiti i "Gabbioni di Castione Marchesi" e nell'itinerario storico-turistico-culturale-didattico si parla per ben sedici volte di Castione Marchesi, pochissimi altri villaggi sono menzionati e comunque mai più di una volta, vorrà pur dire qualcosa. Pensate che qui giungono 300 mila visitatori l'anno, alla fine delle varie puntate del mio racconto andremo a fare un paragone con Castione Marchesi mettendo in campo tutti i valori per determinarne l'importanza, ammesso che permangano dubbi. (CONTINUA)
                                                             Germano Meletti

5 commenti:

  1. Germano, hai scritto pagine stupende, di grande interesse storico, con uno stile scorrevole, piacevole, immaginifico. Si intende, nel tuo fervore e calore, un ammirevole e commovente amore per il tuo paese, che mi ha veramente conquistato. i periodi storici della Preistoria mi hanno sempre affascinato, nei loro misteriosi avvenimenti, con quei popoli che parevano usciti da zone oscure, da illimitati confini spazio-temporali.

    RispondiElimina
  2. Mi unisco anche io alle parole di Franco Bifani. Nel testo, scorrevole e molto interessante, si nota palesemente (se mani ce ne fosse stato bisogno), anzitutto, l'amore sconfinato di Germano per la sua terra, il suo paese, la storia del meraviglioso borgo di Castione Marchesi. Quando una persona ama così tanto il proprio paese, merita sempre la stima e la gratitudine di tutti. So che Germano è simpaticamente definito il "sindaco" di Castione: un paese dove non servono elezioni, burocrazia o leggi più o meno impopolari (come quella discutibilissima sul limite del secondo mandato ai sindaci) per individuare il rappresentante dei cittadini. Germano, per chi lo conosce, è uno che non le manda a dire, dice quel che pensa, e porta avanti a testa alta le sue idee. A me è bastato vederlo piangere al funerale di don Amos Aimi per scorgere la tenerezza di un sanguigno uomo della Bassa (è vero, nel Fidentino si è ormai fuori dalla Bassa, ma penso che i castionesi non si offendano). Credo che oggi anche don Amos possa applaudire allo sforzo di Germano e, chissà, da Lassù guidare la sua penna.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Germano Meletti5 febbraio 2014 13:57

      Ringrazio infinitamente Franco e Paolo per i graditissimi e gratificanti commenti, se la mia passione trova sbocchi è grazie, sopratutto, a persone come voi. Se non ci fosse la passione per la storia non mi interesserei a Castione e a chi lo ha abitato, questo da 51 anni. E se non ci fossero persone come voi le mie sarebbero grida nel deserto, ascoltate da nessuno. In entrambi i casi quanto varrebbero le mie più o meno strampalate ipotesi sui nostri antenati? Grazie si cuore

      Elimina
  3. Buongiorno Germano, sono una studentessa di Architettura della facoltà di Parma. Le scrivo perché da poco ho iniziato una ricerca storica su un edificio di cui parla in questo "blog", l'ex Abbazia di Castione Marchesi. Avrei bisogno di chiederle dove è riuscito a recuperare tante delle informazioni che ha riportato in queste pagine, e magari avere un aiuto per il recupero di fonti e informazioni. Se volesse rispondermi le posso lasciare la mia email! martina.anelli90@gmail.com

    RispondiElimina

Ädèssa a vüätar . Adesso a voi