giovedì 26 settembre 2013

Gli stemmi in arenaria della facciata del Palazzo Municipale di Fidenza



Sulla neogotica facciata del municipio, ridisegnata sul finire dell'Ottocento dal pittore e scenografo Girolamo Magnani, due grandi stemmi in pietra arenaria, recanti l'emblema dei Visconti, testimoniano con forza l'origine trecentesca dell'antica dimora dei podestà di Borgo San Donnino. Ai tempi della dominazione milanese e più in particolare alla prima fase costruttiva del palazzo comunale appartengono tuttavia anche altri, non meno interessanti, elementi architettonici decorativi, come i due rilievi in arenaria grigia visibili all'interno del loggiato, saldamente incastonati nei piedritti dell'arco d'ingresso.
Fig. 1: Castello affiancato da due torri
Nessuno studioso li ha finora presi in attenta considerazione, ma l'esecuzione accurata, la complessa iconografia e la stessa collocazione fanno pensare che si tratti di antiche insegne podestarili riferibili verosimilmente alla seconda metà del XIV secolo. Sullo stipite sinistro, la polvere, le patine del tempo e qualche incrinatura non hanno sostanzialmente intaccato il primo rilievo (70x50) che si presenta quasi integro, composto da uno scudo da parata cimato da un elmo, ornato a sua volta di cercine e ricchi svolazzi e sormontato da un alto cimiero a forma di testa di drago crestato; l'emblema al centro dello scudo è dato invece dall 'immagine stilizzata di un castello affiancato da due torri, merlato alla ghibellina, aperto e finestrato nel campo. Alcune tracce di colore brunito, che trapelano dagli strati di vecchiume, ribadiscono la funzione celebrativa e araldica della scultura (fig.1). 
Fig. 2: Elmo con il cimiero sormontato
 da una corona ducale
Passando allo stipite di destra, il secondo rilievo (25x25) è invece privo dell'insegna, che si direbbe eliminata con un colpo netto di scalpello: rimane solo il tipico elmo pentolare col cimiero caratterizzato da una corona ducale, da cui spuntano due ali in verticale e la testa, in parte mancante, della creatura araldica, quasi certamente un drago o un grifone, anche se non è da escludere, seguendo le tracce lasciate dalla spaccatura, la famosa biscia viscontea dalle fauci spalancate (fig.2). La datazione delle sculture, che in base allo stile va fissata, come si è detto, poco oltre la metà del Trecento, sembra dunque coincidere con il periodo in cui venne portata a termine la costruzione del palazzo comunale, definito "palatium novum " in alcuni documenti del 1370 (A.Aimi, Pagine fidentine, 1973). 
Ben più difficile, in assenza di iscrizioni, stabilire l'appartenenza degli antichi stemmi. L'elenco dei podestà, quasi tutti di origine lombarda, che si sono succeduti durante la signoria viscontea, è riportato da G.Laurini (S.Donnino e la sua città, 1927) ma si tratta di una lista incompleta che per ora non ha fornito indizi utili per giungere a un'identificazione certa, anche se la corona ducale, di cui si fregia l'elmo del secondo rilievo, lascia supporre, ma in via del tutto ipotetica, che possa trattarsi del "nobile Giacobino Visconti ", podestà in carica nel biennio 1362-64. Nel quattrocentesco Stemmario Trivulziano, che ospita circa 2000 insegne di famiglie e comunità del Ducato di Milano, l'emblema che più si avvicina al castello raffigurato nello scudo del rilievo di sinistra, appartiene al casato dei Mangiarotti, (d'argento al castello di rosso, merlato alla ghibellina, le torri per contro alla guelfa, aperto e finestrato del campo) ma il nome di questa nobile famiglia pavese non compare nell 'elenco stilato dal Laurini. 
Nessun dubbio invece per quanto riguarda il destinatario della curiosa epigrafe murata cent'anni dopo al centro della facciata e tuttora esistente: si tratta del podestà milanese Maifeo Salvatico, resosi benemerito "per non aver mai esatto - come dice il Pincolini - il caposaldo delle esecuzioni d'estimo e sindacati, ma solo sei denari e per lo più gratis "; per questo la Comunità di Borgo nel 1476 gli donò uno stendardo, dedicandogli inoltre la lapide, fedelmente riprodotta in questo disegno ottocentesco, in cui compare il suo stemma accompagnato da una iscrizione latina che decanta i meriti del provvido amministratore.

Guglielmo Ponzi



4 commenti:

  1. Grazie Ambrogio. Domattina sarò davanti al Municipio col binocolo (sensa süsta) a rimirami gli stemmi. Gäräntì äl limón.

    RispondiElimina
  2. Con tutto il rispetto per Girolamo Magnani, ripeto che non mi vanno gli interventi, tardivi di secoli, su monumenti di un certo stile, che stanno ad esso come i cavoli a merenda.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Girolamo Magnani era scenografo, il suo intervento ha creato uno sfondo "scenico" alla piazza ad esempio "merlando" il palazzo e rifacendo le finestrature. Insomma una cavolata a cena, merenda e pranzo.

      Elimina
  3. Questa mattina, davanti al Municipio c'ero, ma ho visto molto meglio senza binocolo.

    RispondiElimina

Ädèssa a vüätar . Adesso a voi