domenica 1 dicembre 2019

Un restauro che Fidenza dovrebbe dedicare ad Aldo Magnani e Don Amos Aimi

2011

Dovrebbero presto sollevarsi i teli che da alcuni mesi nascondono la cappella dedicata a Sant'Andrea Avellino, la terza entrando dal portale destro, sottoposta a operazioni di pulizia e restauro.
Certamente potremo vedere quei dettagli da tempo nascosti che caratterizzano la cappella, dovrebbero infatti riemergere, spero, gli stemmi comunali dipinti o affrescati di cui si ha ancora memoria.



Come dicono le guide questa cappella fu realizzata nel 1577 per conto e spese di certo Antonio Malaguti e dedicata inizialmente s S. Pietro in Vincoli quindi a S. Andrea Avellino. La tela del Tagliasacchi dell'Altare di Giuspadronato della Comunità è stata commissionata nel 1730 dal Comune di Borgo s. Donnino su sollecitazione dei cittadini. Nella cappella troviamo la preziosa tela dipinta da Giovanni Battista Tagliasacchi.  


Queste brevi premesse e lo stato deplorevole della cappella ci hanno portato a richiedere fin dal 2011, un intervento che, tenendo presente che la cappella è di proprietà del Comune così come il dipinto del Tagliasacchi, coinvolge direttamente sia l'autorità civile cittadina che quella religiosa.
Intervenne allora anche la sezione Italia Nostra di Parma, ma senza la dovuta determinazione. 

A perorare questa causa già si era mosso Don Amos Aimi che, nel 2005, inviò una lettera all'allora Sindaco Giuseppe Cerri in cui spiegava in modo esaustivo quanto periodicamente ho poi cercato di sollecitare in merito allo stato della cappella del Comune di Fidenza dedicata a Sant'Andrea Avellino, un patrono minore della nostra città e diocesi tanto amato dal compianto Aldo Magnani.

Il dipinto, opera del pittore Giovanni Battista Tagliasacchi (Borgo San Donnino, 1696 – Campremoldo Sopra, 1737), raffigura S. Andrea Avellino vestito dei paramenti per la liturgia eucaristica, colpito da apoplessia davanti all'altare all'inizio della celebrazione della Messa, mentre si sta accasciando, sorretto dal fratello laico che gli era stato affiancato per aiutarlo e un angelo. Sopra si librano due angioletti e dietro un vecchio parla ad un angelo.
Il dipinto fu commissionato al pittore borghigiano di alcuni devoti che avevano inviato agli Anziani della comunità cittadina un memoriale in cui proponevano d'avere avere come compatrono della città il santo protettore contro l’apoplessia e si dicevano disposti a sostenerne la spesa. L’11 aprile 1730, i reggenti del Comune, ottenuta l’approvazione del Duca, provvidero alla costruzione del nuovo altare nella cappella già dedicata a S. Pietro in Vincoli, concessa dal Capitolo della cattedrale. Il disegno preparatorio si trova nella Biblioteca Palatina di Parma. GG

3 commenti:

  1. Mirella Capretti1 dicembre 2019 22:16

    Grazie, Ambrogio, per aver citato queste due persone, Don Amos e Aldo, che a modo loro, quando erano in vita, hanno provato ad attirare l'attenzione sul degrado di questa Cappella e non solo...
    Penso che da Lassù ti giunga uno sguardo di gratitudine.
    Mirella

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  2. E' giusto che il restauro venga dedicato alla memoria di chi si è tanto impegnato perché si l'opera venisse conservata

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  3. La bellezza dello spirito e' il Divino del mondo e bisogna riproporla per salvare l'umanità: grazie a Don Amos e grazie a Magnani per averlo capito e sostenuto! Meritano che il loro nome sia ricordato, per il dono fatto alla Comunità fidentina con la rivalutazione dell'opera di Tagliasacchi un nostro concittadino! E' lo spirito di una Gente , che il tempo non cancella!

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Ädèssa a vüätar . Adesso a voi